Sono stati tre gli incontri successivi alla sua audizione del 25 novembre da parte del pm Henry John Woodcock tra il sindaco Rosa Capuozzo e Roberto Fico. Il primo è stato ricostruito nei verbali di interrogatorio pubblicati il 16 dicembre dalle agenzie. Gli altri due sono stati ricostruiti dal Fatto grazie al vicesindaco di Quarto, Andrea Perotti, che ha partecipato a tutti e tre gli incontri, e allo stesso Fico. Le versioni coincidono in gran parte e permettono di ricostruire così il processo di acquisizione delle conoscenze su Quarto da parte del vertice M5S. Negli ultimi due incontri, a casa di Fico a Posillipo, erano presenti oltre al padrone di casa altri due parlamentari del direttorio: Carlo Sibilia e Luigi Di Maio.

Il 1° dicembre Fico, Capuozzo e il suo vice sono al bar di piazza Amedeo a Napoli. “Abbiamo raccontato a Fico che il 25 novembre il sindaco era stato sentito dal pm Woodcock e che le avevano posto domande su De Robbio”, spiega il vicesindaco Perotti. La questione è delicata. Le persone informate dei fatti non dovrebbero parlare del contenuto degli atti istruttori. Fico, quando è stato sentito dal pm Woodcock, ha detto di non ricordare se quel giorno al bar entrarono nel merito del contenuto dell’audizione. Il punto è importante. I pm il 25 novembre avevano fatto domande al sindaco anche sulla sua conoscenza dei precedenti di Alfonso Cesarano, legato secondo i pm al clan Polverino. La consapevolezza da parte di Fico dell’esistenza di un’indagine sui rapporti elettorali tra Cesarano e De Robbio, già il 1° dicembre avrebbe dovuto indurre il M5S a una reazione più forte rispetto alla mera sospensione di De Robbio. Sul punto Fico non ricorda. Perotti dice: “Fu un incontro veloce e mi pare di ricordare che Capuozzo accennò vagamente a Cesarano aggiungendo però che lei stessa non conosceva bene la sua storia”.

Comunque, dopo quell’incontro al bar, Fico sa che i pm si interessano di De Robbio e di come ha preso i voti. Anche per questo il M5S, spiega Fico, matura la scelta della sospensione-espulsione. Le ragioni formali (probabilmente per tutelare il segreto investigativo e l’immagine del M5S) sono quelle della vicenda dello stadio di Quarto ma oggi sappiamo che la verità è un’altra. Il punto è che in quell’incontro al bar, Fico apprende anche alcuni dettagli preoccupanti sulla vicenda del presunto abuso edilizio nella casa (in cui abita il sindaco) di proprietà della famiglia del marito. “Rosa Capuozzo”, racconta il vicesindaco Perotti, “non parlò mai di minacce ma spiegò a Fico la vicenda e gli disse che De Robbio le aveva mostrato velocemente le foto della sua casa sul telefonino”. Foto che poi formarono parte del dossier spedito a ottobre ai consiglieri e ai giornali che poi uscirà sul Mattino di Napoli a novembre. Il vicesindaco e Fico sostengono in coro di non avere capito che potesse esserci un ricatto. “Rosa raccontò a Fico – prosegue Perotti – anche la storia della relazione del geometra Luciano Opera”. Cioé quella che attestava l’esistenza solo di un sottotetto e non di un’abitazione dopo la scadenza dei termini, nel 2003, del condono.

Quella relazione, per i carabinieri, è un’arma di ricatto. Il sindaco disse a Fico che De Robbio le aveva detto di dare un incarico al geometra Intemerato, cioé quello che conservava le foto del presunto abuso? Fico non ricorda. Il vicesindaco Perotti risponde al Fatto “Sì. Mi pare che lo disse ma lei non ha mai detto a Fico che si sentiva minacciata. Lei sostiene ancora oggi che non ha nulla da temere su questa casa e anche io la penso così. De Robbio le diceva: ‘tu sei il mio sindaco e io ti difenderò sempre’. Non ha mai detto: ‘se non fai questa cosa io tiro fuori queste foto’”. Ma non le sembrò strano che De Robbio prima ricordasse a Rosa Capuozzo che quel professionista aveva le foto in cassaforte che potevano inguaiare il marito (ora indagato) e poi gli chiedesse di dargli un incarico? Perotti replica: “Non lo sapevo. De Robbio ci disse di lasciarlo solo con il sindaco e Intemerato e noi uscimmo dalla stanza”.

Ma lo avete raccontato a Fico? Perotti risponde “Mi sembra di sì. Lui ascoltava i fatti ma non esprimeva giudizi. Fico allora non ha mai detto: ‘fai attenzione questa potrebbe essere una minaccia o qualcosa di simile’”.

Dopo quell’incontro Roberto Fico incontra altre due volte il sindaco e il suo vice nella sua casa di Posillipo. “La prima volta sono venuti il giorno dopo l’uscita delle intercettazioni sul Fatto Quotidiano, il 23 dicembre, articolo di Vincenzo Iurillo. Era la vigilia di Natale”, spiega al Fatto Roberto Fico “c’era anche Carlo Sibilia (del direttorio, ndr) con me e solo allora parlammo anche dei rapporti di De Robbio, che avevamo già espulso, con Alfonso Cesarano. Io dissi: ‘ma vi rendete conto che è quello che ha fatto i funerali dei Casamonica’”. Poi ci fu un secondo incontro. “Il 28 dicembre”, prosegue Fico, “ci siamo incontrati a casa mia e questa volta era presente oltre a Carlo Sibilia anche Luigi Di Maio”.

Fico non ha ripensamenti sul suo comportamento. “Noi dopo il 24 dicembre abbiamo studiato la questione e abbiamo deciso di chiedere a Rosa Capuozzo di dimettersi a gennaio”. E perché non chiedete lo scioglimento per infiltrazioni del comune? “Sarà il Prefetto Gerarda Pantalone a dovere decidere se ci sono gli elementi per nominare una commissione di accesso”.

Invece Perotti pensa che il direttorio abbia sbagliato: “Mi sento come un figlio schiaffeggiato e poi abbandonato dal padre che ora va in giro a parlare male di me in tv. Fico allora non ci ha mai messo in guardia e noi lo avevamo informato. Oggi io voglio che lui, Di Maio, Sibilia, Grillo e Casaleggio vengano a Quarto a fare una manifestazione con noi”.

dal Fatto Quotidiano di domenica 17 gennaio 2016