Sono Soraya Doolbaz e di professione fotografo peni. L’idea di quest’insolita esposizione fotografica tra le migliaia di gallerie newyorchesi è venuta alla 35enne fotografa nata in Iran che vive in Canada, titolare del sito web www.dicturegallery.com. Un’affascinante ragazza con due occhialoni dalla montatura nera che le cerchiano fascinosamente occhi e le danno lucentezza al viso. “Il mio progetto si chiama Dicture Gallery ed è esattamente quello che sembra: una collezione di foto su cui sono ritratti dei peni”, spiga con grande naturalezza ed ironia l’iraniana. “Io però non faccio solo normali foto di peni, ma si tratta di foto che subiscono un piccolo ritocco personale. Un tocco artistico ad un’altrimenti seducente e moderna dotazione naturale dell’uomo”. Soraya se la ride sotto i baffi. Si mostra tutta vestita di nero con la Canon al collo mentre sistema gli ultimi ‘pezzi’ unici della sua collezione.

“Ho visto e scattato foto a diversi peni nella mia vita, come del resto i miei amici gay single. Tra l’altro loro gli scatti più belli li tengono e collezionano. L’idea di questa mostra paradossalmente è nata da qui.  A forza di confrontarci, ho pensato che poteva essere carino e divertente trasformare i peni in soggetti di alta moda“Ho visto e scattato foto a diversi peni nella mia vita, come del resto i miei amici gay single. Tra l’altro loro gli scatti più belli li tengono e collezionano. L’idea di questa mostra paradossalmente è nata da qui.  A forza di confrontarci, ho pensato che poteva essere carino e divertente trasformare i peni in soggetti di alta moda”. Detto, fatto. Soraya ha preparato un guardaroba per peni davvero invidiabile per arrivare al momento della vestizione”. Detto, fatto. Soraya ha preparato un guardaroba per peni davvero invidiabile per arrivare al momento della vestizione. E qui forse la bizzarria dell’idea della fotografa raggiunge il suo apice, con queste composizioni di abitini da bambole da indossare: giubbe da marinaio, divise da soldato, smoking e tutine. Una lastra bianca o colorata sopra o di fianco al pene a fare da sfondo e click.

L’importante è che il modello sia accompagnato da una partner perché l’unica richiesta di Soraya alle sue ‘cavie’ è quella di mantenere, per un buono scatto, il pene in erezione per un bel po’ di tempo, almeno 30-40 minuti. Ecco allora comporsi la galleria di personaggi del pene. Si va dai più semplici Dong Dapper e Mr. Dickman, da Rabbi Shafstein (un buffo pene con i riccioletti da ebreo ortodosso) a Here’s Willy (che rievoca il celebre gioco americano), fino alla collezione dei grandi personaggi della storia, dove la fotografa si supera. Ci sono parecchi ‘dick-tators’ tra cui Cumrad Stalin, Napoleon Boner Parte, e Saddong Hussein. Ma anche Fidel Cockstroke, rigorosamente con mimetica verdegrigia e cappelletto cubano, Kim Jiong-un che diventa Kin Dong-un e che mantiene il suo sparato ciuffo nero; Benito Mussoweenie, a dire il vero non proprio somigliante. Anche se Soraya si dà definitivamente il meglio nella rappresentazione dell’idolo attuale delle presidenziali Usa: quel Donald Trump che diventa Donald “The Dick” Trump, un pene rosa chiaro tutto scamiciato e con una straordinaria parrucchetta posticcia sul cranio/glande.

Il mio obiettivo era far ridere la gente”, spiega la Doolbaz. “Gli uomini dovrebbero essere orgogliosi dei loro ‘cazzi’ indipendentemente dalle loro dimensioni e caratteristiche. Donne e uomini gay non dovrebbero avere vergogna di goderne pienamente. Mi chiedo allora: se tanti lo amano, perchè è sempre così nascosto? A mio parere un po’ gli uomini si vergognano di mostrarlo e forse per questo tette e chiappe sono diventate le parti più intriganti del corpo da fotografare. Peni e testicoli erano messi in bella mostra nelle statue dell’antica Grecia e dell’epoca romana. Poi è entrata in gioco la religione cattolica che ne ha censurato la visione con la classica foglia di fico. Attraverso le mie foto spero che si torni ad accettare i genitali come sono, far luce e un po’ di umorismo su uno dei nostri attuali tabù”.

Ogni pezzo unico della collezione di Soraya costa attorno ai 10mila dollari. E la fila fuori dalla galleria di New York dove è in corso la mostra ne dimostra il successo. Nel video di presentazione della “vernice” stampa sono raccolte molte testimonianze, tra cui diverse donne che dopo l’iniziale stupore si sono fatte affascinare dalla collezione apparentemente invernale, vista la notevole stratificazione d’indumenti che spesso lascia posto soltanto alla punta del glande. Per chi legge e sfoglierà le varie foto suggeriamo un giochino, un po’ come nel test di Rorschach, cosa vi ricordano le immagini di questi peni vestiti? Per chi scrive, la goffaggine della postura, e il loro beffardo abbigliamento ricordano molto Kermit la rana dei Muppets. Per voi?