Dalla Campania alla Sicilia, dal Movimento 5 Stelle al Pd, è diventato rovente in queste ore il dibattito politico-giudiziario che corre sul filo dello stesso reato: il voto di scambio. Il caso Quarto, dove anche Roberto Saviano ha chiesto le dimissioni del sindaco 5 Stelle Rosa Capuozzo, riaccende i riflettori anche alcuni chilometri più a sud: a Marsala, dove il consigliere comunale del Pd Vito Cimiotta è indagato proprio per voto di scambio. Su di lui pende una richiesta di giudizio immediato. Eppure lo stesso Pd che attacca i 5 Stelle sul caso Quarto, difende il suo consigliere sullo scranno e nel gruppo in nome del “garantismo”. Nessuna richiesta di dimissioni, insomma.

Contrariamente all’inchiesta sul comune partenopeo, dove il consigliere Giovanni De Robbio (espulso dal M5s e dimessosi dalla carica) è indagato per tentata estorsione e voto di scambio aggravato dalle modalità mafiose, l’esponente democratico siciliano non si è visto contestare alcun aggravante dalla procura di Marsala. Nell’ottobre scorso, però, Cimiotta si è visto recapitare un avviso di conclusione delle indagini per fatti che risalgono alla campagna elettorale della primavera 2015: è accusato di aver chiesto voti per la sua elezione a due disoccupati, promettendo in cambio un posto di lavoro al bar dell’ospedale cittadino. L’indagine, coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza, è ormai conclusa: alla vigilia di Natale la procura lilibetana ha chiesto di processare Cimiotta con il giudizio immediato, senza passare dunque dall’udienza preliminare. Le elezioni amministrative del giugno 2015 furono vinte dal Partito Democratico capace di spingere il suo segretario cittadino, Alberto Di Girolamo, sulla poltrona di sindaco di Marsala, mentre Cimiotta ottenne un seggio in consiglio comunale grazie a 587 preferenze.

Dopo la notifica dell’avviso di conclusione dell’indagine, il consigliere è rimasto al suo posto, assicurando che “nessun lavoro è stato mai promesso in cambio del voto ad alcuno e tutto ciò sarà provato immediatamente: mi riesce difficile pensare alla ipotesi di una promessa di voto a due miei inseparabili amici fin dall’infanzia, che mi hanno accompagnato nell’avventura elettorale”. Nell’indagine viene citata anche la società romana Vivenda spa, che aveva vinto l’appalto per la gestione del bar dell’ospedale di Marsala. Si tratta di una delle società che fanno parte della cooperativa La Cascina, vicina a Comunione e Liberazione, tra i gestori del centro richiedenti asilo di Mineo e poi commissariata nel luglio scorso, dopo essere finita coinvolta nell’inchiesta Mafia Capitale: appena tre giorni fa, quattro dirigenti della coop hanno patteggiato pene che vanno dai 2 anni e 8 mesi ai 2 anni e 6 mesi per corruzione.

Al netto delle indagini, però, a Marsala la vicenda Cimiotta è diventata in queste ore un caso puramente politico. “Il suo partito dovrebbe accantonarlo un po’, in questo momento, estrometterlo dal partito e inserirlo nel gruppo misto in attesa che la giustizia faccia il suo corso”, auspicava il consigliere M5s Aldo Rodriguez, in un’intervista al giornale online Tp24. E invece né il Pd e nemmeno il sindaco hanno preso le distanze dal consigliere comunale indagato. “Sono garantista. Siamo soltanto in fase di indagine la nostra posizione è chiara, se c’è una condanna occorre dimettersi, ma al momento non c’è e spero per Cimiotta che non arriverà”, aveva dichiarato il sindaco Di Girolamo. Mentre il capogruppo Pd in consiglio comunale Antonio Vinci era fiducioso: “Siamo convinti della serietà e correttezza del consigliere, che certamente saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati”.

Silenzio anche dai vertici del Pd, che negli ultimi mesi ha operato alcune fondamentali annessioni sull’isola. A Trapani, per esempio, è sbarcato tra i dem anche il deputato regionale Paolo Ruggirello, ex luogotenente di Raffaele Lombardo, eletto col centro destra e poi fulminato sulla via della Leopolda, insieme a decine di ras acchiappavoti, che hanno sposato il renzismo portando in dote un solidissimo curriculum da sostenitori di Totò Cuffaro.

Riceviamo e pubblichiamo
Nessun contatto o rapporto è mai esistito fra la Vivenda Spa e il consigliere comunale del Pd Vito Cimiotta, indagato dalla Procura di Marsala. Quanto pubblicato nei giorni scorsi nelle pagine del vostro giornale è pertanto da ritenersi fuorviante e non rispondente a verità. L’amministrazione di Vivenda Spa tiene a ribadire la propria estraneità ai fatti, chiedendo la rettifica di quelle affermazioni che ledono l’integrità e l’immagine di Vivenda e di tutto il Gruppo La Cascina di cui essa fa parte. Quanto alle due persone senza lavoro a cui sarebbe stato promesso un posto nel bar dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala gestito dalla società, il management informa che tali persone non sono mai stati assunte né tantomeno a loro è stato promesso un posto di lavoro.
Il bar dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala è regolarmente gestito da Vivenda Spa a seguito di aggiudicazione di una procedura di gara ad evidenza pubblica indetta dall’Asp. L’amministrazione inoltre precisa che il 22 settembre 2015 è stato revocato dalla Prefettura di Roma il provvedimento interdittivo in capo a Vivenda spa e le altre società del Gruppo La Cascina. Revoca per nulla menzionata dal giornalista. La Vivenda spa è quindi nella piena condizione di poter mantenere gli affidamenti in essere, partecipare a gare e stipulare contratti pubblici e privati. Così come stabilito dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, la società “non ha alcuna preclusione, anche solo temporale, alla partecipazione/aggiudicazione alle gare di appalto e ciò anche con riferimento alle procedure le cui offerte sono state presentate prima dell’adozione del provvedimento prefettizio…, anche in considerazione del gravissimo e irrimediabile danno che deriva alle attività aziendali“. In queste ore Vivenda Spa sta valutando insieme ai propri legali eventuali azioni anche in sede penale a difesa e tutela del proprio nome. Si accerterà, infatti, la sussistenza dei presupposti per i reati di diffamazione poiché tali articoli sono stati pubblicati senza che il giornalista si sia interessato a chiedere la posizione dll’amministrazione della società offesa.

Ringraziamo l’ufficio stampa del Gruppo Cascina per la precisazione. Nel nostro pezzo non parlavamo di contatti tra Vivenda e il consigliere Pd Vito Cimiotta, ma citavamo la suddetta società solo dell’appalto per la gestione del bar dell’ospedale di Marsala. Sempre nel nostro articolo riportavamo anche la smentita dello stesso esponente dem, finito indagato perché sospettato di aver promesso un posto di lavoro ai due disoccupati: non ci è mai risultato, né lo abbiamo scritto, che i due soggetti abbiano poi effettivamente ottenuto quell’impiego. Per quanto concerne il provvedimento interdittivo, mai citato nel nostro pezzo – dove ci riferiamo soltanto al commissariamento – prendiamo atto che lo stesso è stata revocato nel settembre 2015 (gp)