Da ieri c’è un altro Di Livio in Serie A. Dopo Angelo, il “Soldatino” che ha vinto tutto con la Juventus prima di diventare una bandiera della Fiorentina, ecco suo figlio Lorenzo. Una delle poche note liete del 3-3 della Roma sul campo del Chievo Verona: i giallorossi continuano a perdere punti dalla vetta, la stagione pare sempre più compromessa e il destino di Rudi Garcia ormai segnato. Ma almeno c’è spazio per i giovani: i gol di Umar Sadiq, bomber della Primavera che a 18 anni sembra aver già tanto da insegnare a Dzeko; e l’esordio di un figlio d’arte che porta su di sé tante aspettative. “Una grande gioia, si è meritato questo debutto col lavoro e non per il cognome che porta”, commenta papà Di Livio a ilfattoquotidiano.it. “La giornata di ieri ci ripaga di tanti sacrifici, ma solo in parte: molti esordiscono e poi non riescono ad affermarsi. Siamo solo agli inizi, c’è tanto da lavorare”.

Classe 1997, 19 anni da compiere fra pochi giorni (l’11 gennaio) Lorenzo Di Livio ha lo stesso ruolo del padre (centrocampista di fascia) ma caratteristiche diverse: “Lui è molto più offensivo, e ha anche più talento di me”, scherza Angelo. “È un esterno d’attacco, quest’anno ha giocato spesso trequartista”. Perfetto per le ali del tridente o per tutti i ruoli dietro la punta in un 4-2-3-1, appunto i due moduli più adottati da Garcia. “Se dovessi accostarlo a qualcuno, per caratteristiche tecniche e fisiche direi che mi ricorda Insigne”. Paragone importante confermato però dai numeri, almeno a livello giovanile: questa stagione in Primavera dieci presenze, un gol e quattro assist, al punto di meritarsi la chiamata in prima squadra e il debutto in Serie A.

Di Livio senior, “romano de Roma”, non è mai riuscito a giocare con la squadra della sua città, affermandosi come un simbolo degli “odiati rivali” della Juventus. Lorenzo, invece, è nato a Torino (negli anni in cui il papà vinceva tutto in bianconero) ma calcisticamente è cresciuto nelle giovanili nella Capitale, vestendo di giallorosso anche in Serie A: “Diciamo che lui ha coronato quello che era il sogno mio e di mio padre. Da romano e da romanista mi sarebbe piaciuto giocare con la Roma, anche se poi la vita mi ha portato altrove e della mia carriera non rinnego nulla. Lui ce l’ha fatta: sarebbe bello potesse diventare un simbolo come Totti o De Rossi, ma deve essere pronto anche a prendere altre strade come ho fatto io. È il mestiere di calciatore che lo prevede”.

Per il momento, però, il suo presente è tutto giallorosso. E la seconda parte di campionato potrebbe riservagli spazi importanti, specie con la Roma in una fase di transizione e tanti big che stanno deludendo. “La Roma ha un settore giovanile ricchissimo, che sfrutta bene e potrebbe sfruttare ancora di più”, dice Angelo, che ci ha anche lavorato in passato. “La partita di ieri in questo senso è un bel segnale, al di là del risultato. I giovani devono essere bravi a cogliere le occasioni: Sadiq, ad esempio, ha avuto una chance per l’espulsione di Dzeko e l’ha sfruttata al meglio segnando due gol in due partite. Spero che mio figlio faccia lo stesso: ieri ha giocato una buona mezzora, facendo cose semplici. Può migliorare ancora”. Consigli e auspici di Di Livio senior sono quelli di un qualsiasi padre al proprio figlio: “Deve lavorare, restare con i piedi per terra e godersi il momento. È ancora giovane e non deve mettersi troppe pressioni o scadenze. Io – conclude – gli auguro ovviamente tutto il bene possibile, magari di fare meglio di me”. Detto da un papà che in carriera ha vinto scudetti, Champions e Intercontinentale è davvero un buon augurio.
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