A poche ore dal voto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un nuovo round di sanzioni come ritorsione internazionale per il test nucleare dello scorso 12 febbraio, il governo della Corea del Nord ha alzato il tono della sua minaccia. Una nota dell’agenzia di stampa ufficiale NKCA, attribuisce al ministro degli esteri di Pyongyang la dichiarazione secondo cui “fintanto che gli Stati Uniti mostreranno l’intenzione di innescare una guerra nucleare, le nostre forze si riservano il diritto di un attacco nucleare preventivo contro il quartier generale dell’aggressore”.

Non è la prima dichiarazione bellicosa del governo nordcoreano. All’inizo di questa settimana, aveva minacciato di interrompere la tregua in vigore dalla fine della guerra con la Corea del Sud, nel 1953, e mai sostituita da un formale trattato di pace. La “fine” del cessate il fuoco, secondo quanto ha fatto sapere il Comando militare nordcoreano è fissata all’11 marzo prossimo e potrebbe avvenire con una serie di “attacchi chirurgici” contro il Sud. Attacchi che, nelle minacce del Nord, potrebbero arrivare fino all’uso di “strumenti per attacchi di precisione nucleari”, come risposta sia alle nuove sanzioni internazionali in discussione all’Onu sia – e forse soprattutto – alle manovre militari congiunte Usa-Corea del Sud in corso da alcuni giorni.

E se la possibilità di un attacco diretto contro il territorio statunitense appare piuttosto remota, sia per ragioni politiche che per motivi tecnologici, la presenza di navi della US Navy a poca distanza dalle coste coreane è motivo di preoccupazione al Pentagono. Lungo il confine tra le due Coree, sul 38esimo parallelo, l’area geografica più militarizzata del mondo, la tensione è sempre molto alta. In questi ultimi giorni, però, secondo l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, c’è più attività del solito. L’agenzia ha riferito le dichiarazioni di Kim Min-seok, portavoce del Ministero della difesa del Sud, secondo il quale dal lato nordcoreano del confine “sono state osservate varie esercitazioni, che hanno coinvolto l’esercito, la marina e l’aviazione”. Altre esercitazioni, ha aggiunto Min-seok, sono previste nei prossimi giorni e “vengono seguite con la massima attenzione, poiché queste attività potrebbero facilmente trasformarsi in una provocazione”.

Le accuse di “provocazione” sono però incrociate, visto che il Nord considera appunto minacciose le esercitazioni annuali congiunte tra le forze armate sudcoreane e quelle statunitensi, che coinvolgono circa 13mila soldati dei due paesi. Il Nord, sempre secondo Yonhap, ha vietato il volo e la navigazione in una ampia zona costiera sia ad est che ad ovest della penisola. Un’azione che secondo il Sud potrebbe preludere a possibili test missilistici proprio in coincidenza con le esercitazioni in corso. L’ultimo test missilistico era avvenuto a dicembre, con il lancio di un razzo a tre stadi. Anche questo test era stato condannato dall’Onu. Dopo il suo ultimo test nucleare, inoltre, il governo nordocoreano ha dichiarato di aver sperimentato una testata atomica più piccola e potente di quelle usate nei due test precedenti. Un dato confermato, almeno per quanto riguarda la potenza, dai rilevamenti dell’agenzia internazionale che si occupa di monitorare i test atomici, la Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty Organization (CTBTO) che ha registrato un terremoto di magnitudo 5 nella zona della base militare di Punggye-ri, non lontana dal confine con la Cina, dove è avvenuto il test. Secondo la Ctbto, la testata usata a febbraio avrebbe avuto una potenza vicina ai 10 kilotoni, rispetto ai 4 dell’ordigno impiegato nel test del 2009.

Intanto nel Consiglio di sicurezza ci si prepara a discutere il nuovo pacchetto di sanzioni internazionali. Il voto è previsto a partire dalle 16 di oggi ora italiana, sulla base di un testo presentato congiuntamente dagli ambasciatori statunitense e cinese. Il pacchetto di sanzioni prevede il congelamento dei beni e il divieto di ingresso per tre persone e due aziende considerate parte del dispositivo militare nordcoreano, inoltre, prevede anche restrizioni alla libertà di movimento dei diplomatici del Nord, limitazioni ai trasferimenti bancari e al mercato dei beni di lusso. Dato l’accordo tra Washington e Pechino, il testo dovrebbe essere approvato senza ostacoli. Qualche ritorsione internazionale dopo il test nucleare di febbraio c’è già stata: l’Australia, per esempio, ha deciso di sospendere, fino a nuova decisione, l’apertura di un’ambasciata nordcoreana a Canberra.

di Joseph Zarlingo