Rendere conto ai cittadini circa l’utilizzo dei finanziamenti pubblici è uno dei principali doveri degli organismi politico-burocratici. In Italia sin dall’inizio degli anni 90, anche a seguito dell’esplosione del debito pubblico e degli scandali della Prima Repubblica, l’obbligo della “trasparenza amministrativa” ha trovato affermazione e rafforzamento in una miriade di interventi legislativi. Tra gli ultimi il decreto legislativo 33/2013 emanato con lo scopo di “attribuire ai cittadini la possibilità di attuare un controllo democratico sull’attività dell’amministrazione e della sua conformità ai precetti costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche”.

Ancora oggi però per una larga fetta di enti pubblici italiani la rendicontazione sociale rappresenta una mera formalità di fine mandato ed espressioni quali open government e open data sono ancora inglesismi sconosciuti (come ben evidenziato su Wired). Se dunque la popolazione resta impossibilitata, per limiti strumentali e culturali, ad esercitare un minimo controllo democratico sulla gestione della cosa pubblica, si comprende facilmente l’acutizzazione patologica della corruzione e la profonda delegittimazione delle istituzioni.

dataninja

Se questo è il quadro, parrebbe insoddisfabile la richiesta di chiarezza sull’uso delle risorse collettive. Invece, seppur la rotta verso una democrazia sana e partecipata appare ancora molto fosca, da qualche anno all’orizzonte iniziano ad intravedersi spiragli di luce. Mentre in America nel 2007 nasceva ProPublica, una piattaforma di giornalismo investigativo capace di vincere il premio Pulitzer nel 2011, in Italia prendeva il via un’avventura innovativa come quello di Openpolis, i cui progetti Openbilancio ed OpenParlamento meriterebbero apposito approfondimento. Da allora si sono affermate vere e proprie discipline come il data-journalism ed il fact-checking, con realtà come Data Ninja e Pagella Politica a farne da pionieri. Sono cresciute comunità, come quella di Spaghetti Opendata. Sono emerse piattaforme pubbliche quali soldi pubblici e Opencoesione, diventate poi il fulcro di progetti ambiziosi come “A Scuola di Opencoesione”, iniziativa di monitoraggio civico sull’utilizzo dei fondi comunitari, promossa dal Miur e rivolta agli istituti di istruzione secondaria.

Tutte esperienze che stanno aumentando la possibilità, anche nelle zone più marginali ed isolate del Paese, di far germogliare importanti esperimenti di cittadinanza attiva e propositiva. Tra i vari esempi riportiamo quello dell’Istituto di Istruzione Superiore “S. Satta” di Macomer, cittadina della Sardegna centro-occidentale da anni in forte crisi economica e soggetta a pesanti dinamiche di spopolamento. Per il tramite di un appassionato gruppo di ragazzi del quarto anno e con il supporto operativo del nostro gruppo di ProPositivo, la scuola ha deciso di cogliere nell’anno scolastico in corso la sfida del Miur sul monitoraggio dei fondi europei. Partendo dalla rielaborazione dei dati della piattaforma Opencoesione, studenti e professori hanno rilevato che nell’area di Macomer sono stati spesi 9 milioni di euro, ossia appena il 58% dei 15,4 milioni di finanziamenti assegnati durante la programmazione 2007-13 (qui il file con l’elenco completo). Dalla successiva analisi dettagliata dei 226 progetti, il team ha deciso di concentrare la propria attività di monitoraggio civico su uno dei due finanziamenti stanziati nel 2013 per l’Agenda Digitale, di cui lo stesso Istituto “S. Satta” è stato soggetto attuatore. Un percorso quello del team “Digital Minds in Progress” (questo il nome scelto dal gruppo) che rappresenta un esempio importante per mettere in luce le enormi potenzialità offerte dalla nuova epoca del governo e dei dati aperti e per farci riscoprire l’ambizione non solo di dare risposte alle numerose domande in sospeso sulla nostra democrazia ma anche di formulare delle proposte per costruire in maniera consapevole e condivisa la nostra società.

La sfida è più che mai aperta o, per rimanere in linea con i tempi, open!

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