Dopo il flop della social card, che pure resta in vigore, la legge di Stabilità per il 2016 licenziata dal Senato il 22 dicembre mette in campo un’altra misura di sostegno ai nuclei famigliari “deboli”. Un articolo inserito in extremis nella manovra con un emendamento parlamentare a prima firma Mario Sberna (Per l’Italia-Centro democratico) prevede infatti l’istituzione della “carta famiglia”, destinata alle coppie di cittadini italiani o stranieri regolari con almeno tre figli minori a carico.

La platea di destinatari rischia dunque di sovrapporsi parzialmente con quella dalla social card o carta acquisti, riservata alle famiglie con redditi bassi che vedano tra i componenti un over 65 o un bambino sotto i tre anni. C’è però una differenza sostanziale: la carta famiglia non conterrà un credito spendibile per comprare cibo o farmaci, bensì darà solo accesso a sconti. Concessi peraltro su base volontaria da aziende o soggetti pubblici che “intendano contribuire”, anche per farsi pubblicità.

I criteri per l’accesso, che saranno legati all’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), non sono ancora noti: verranno definiti “entro tre mesi” con un decreto del ministro del Lavoro di concerto con quelli dell’Economia e dello Sviluppo. Per ora, basandosi su quanto si legge al comma 391 della Stabilità, è comunque chiaro che per il motivo già spiegato si tratta di un’iniziativa a costo zero per le casse dello Stato. Presentando la carta, che verrà emessa dai Comuni e avrà durata biennale, si potranno comunque pagare di meno i beni o i servizi messi a disposizione dai partner dell’iniziativa. I soggetti che aderiscono, recita il comma, “possono valorizzare la loro partecipazione all’iniziativa a scopi promozionali e pubblicitari“. Un meccanismo simile a quello delle Carte famiglia varate nel 2010 dalla regione Friuli Venezia Giulia e nel 2014 dal Trentino.

La carta famiglia nazionale sarà anche “funzionale alla fruizione dei biglietti famiglia e abbonamenti famiglia per servizi di trasporto, culturali, sportivi, ludici, turistici e di altro tipo” e “alla creazione di uno o più gruppi di acquisto familiare o gruppi di acquisto solidale nazionali“. Non è chiaro però in che senso questo strumento dovrebbe favorire la costituzione di un gruppo di persone che si mettono insieme per fare la spesa a prezzi più convenienti facendo leva sui grandi numeri.