Seimila persone ogni anno perdono la vita per l’insorgenza di patologie asbesto correlate (mesoteliomi, tumori polmonari, delle vie aeree, gastrointestinali e alle ovaie, asbestosi, placche pleuriche). Oltre 4500 mesoteliomi registrati dal gennaio 2009 al dicembre 2011. Nel 90% dei casi per gli uomini e nel 50% per le donne la patologia è di origine professionale. Seicentoventi casi, per esposizione professionali, registrati nel comparto Difesa (il 4,1% del totale); 63 nel settore della scuola.

Sono le cifre contenute nel primo rapporto sui mesoteliomi redatto dall’Ona, l’Osservatorio Nazionale Amianto. “Un costo umano inaccettabile per la sacralità della vita”, afferma il presidente Ezio Bonanni. Ripercussioni non solo sociali: il tutto provoca un costo altissimo in termini di spesa sanitaria e per prestazioni assistenziali e previdenziali.

Il mesotelioma è conseguenza, salvo rari casi, dell’esposizione all’amianto e in Italia, a vent’anni dalla legge che imponeva la bonifica dall’Eternit (257/1992), ci sono ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto (di cui 34 di matrice compatta), distribuiti in più di 40mila siti e in oltre 1 milioni di micrositi che disperdono polveri e fibre. La frazione bonificata, in questa mare magnum di amianto, è pari solo a 500mila tonnellate.

“In Italia – denuncia l’Ona – tutte le politiche governative approcciano il problema amianto solo sotto il profilo indennitario, intervenendo quando la patologia è conclamata e costringendo le vittime ad una lunga trafila, talmente lunga che spesso il decesso precede il riconoscimento del diritto alla prestazione”.

Altro tema delicato: la latenza delle patologie asbesto correlate. La manifestazione può avvenire anche a 40-50 anni dalla prima esposizione, ed essendo l’amianto utilizzato tra gli anni Sessanta e Ottanta, il picco delle malattie è previsto a partire dal 2020, con andamento costante fino al 2030. L’Osservatorio ha censito tra il 1993 e il 2011 quasi 21mila casi. Colpa anche delle importazioni di amianto grezzo che sono proseguite dopo il 1992, anno della messa al bando del materiale, e fino ai tempi recenti. “Mancano poi – dice ancora Bonanni – strumenti di prevenzione primaria e sorveglianza sanitaria nei luoghi a rischio, che permetterebbero, probabilmente, di evitare il macabro conteggio delle vittime”.

Quanto ai 6000 decessi l’anno: 1500 i mesoteliomi, 3000 i casi di tumore polmonare, il resto patologie tumorali varie. L’Ona ha altresì suddiviso per settore lavorativo i casi segnalati: 15,2% nell’edilizia, 8,3% nell’industria metalmeccanica, il 7% nel tessile, un altro 7% nella cantieristica navale. Ma un dato che fa particolarmente allarmare sono i 63 casi registrati nel settore della scuola che “gettano una luce sinistra sull’intero comparto e grande preoccupazione per gli utenti”. L’Osservatorio, al fine di raccogliere i dati sull’impatto delle patologie asbesto correlate, ha costituito un Centro di controllo e il sito web Repacona (www.repacona.it), con la possibilità per cittadini e istituzioni di effettuare segnalazioni anche in forma anonima. In parallelo prosegue l’attività del Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, grazie al portale www.onaguardianazionaleamianto.it, che permette di segnalare la presenza di amianto sul territorio al fine di richiederne la bonifica.

Twitter: @bacchettasimone