Ecco finalmente svelato il mistero. In massima parte mistero di Pulcinella, perché questa lista, nome più, nome meno, la si poteva serenamente leggere sui social già da qualche giorno. Ecco i partecipanti al Festival di Sanremo 2016, in scena dal 9 al 13 febbraio.

Via da qui, Debora Iurato/Giovanni Caccamo; La borsa di una donna, Noemi; Noi siamo infinito, Alessio Bernabei; Il primo amore non si scorda mai, Enrico Ruggeri; Guardando il cielo, Arisa; Wake up, Rocco Hunt; Mezzo respiro, Dear Jack, Un giorno mi dirai, Stadio; Infinite volte, Fragola; Il diluvio universale, Annalisa; Blu, Irene Fornaciari; Sogni e nostalgia, Neffa; Di me e di te, Zero Assoluto; Ora o mai più, Dolcenera; Quando sono lontano, Clementino; Cieli immensi, Patty Pravo; Finalmente piove, Valerio Scanu; Semplicemente, Bluvertigo; Nessun grado di separazione, Francesca Michielin; Vincere l’odio, Elio e le storie tese.

Tranne quello di Irene Fornaciari, gli altri erano tutti nomi che giravano.

Se l’anno scorso c’erano dei vincitori annunciati, Il Volo, quest’anno la faccenda appare diversa. E qui, si suppone, c’è il mestiere di Carlo Conti, uomo di televisione, più che di musica (anche se da quel mondo lì, in fondo, arriva). Ripetersi sì, ma mettendo sempre qualcosa di nuovo.

Nuovo, si fa per dire. Diciamo appena appena diverso.

Comunque.

Lo scorso anno Conti aveva parlato del Sanremo delle radio, dicendo come, nel selezionare le canzoni, si fosse guardato, diceva, alla radiofonicità dei brani selezionati. Nei fatti quello dell’anno scorso era stato il Festival di Rtl 102,5 e della sua cricca: forse con “radiofonico” intendeva questo.

Quest’anno la faccenda appare non molto diversa. Diverso il copione, perché uno spettacolo, seppur vincente dal punto di vista dei numeri, non si può e non si deve ripetere pedissequamente, ma stessi ingredienti. Molti i nomi fatti palesando a tratti un certo imbarazzo, con buona pace di tanti altri nomi interessanti che anche stavolta sono rimasti fuori (la lista è lunga, da Sarcina a Syria, passando per Bersani e Luca Barbarossa).

La presenza di Bernabei, ex cantante dei Dear Jack e degli stessi Dear Jack riempie di tristezza. I loro nomi giravano nella listona sanremese: “curiosa” la mossa di dividere la band a due mesi dal Festival, per piazzare così due nomi invece di uno. Due piccioni con una fava, e la fava, per dirla con la lingua cara alla terra di Carlo Conti, siamo noi.

Il resto non è meno imbarazzante. Salvo un paio di chicche. Sembra quasi un’ultima spiaggia. C’è Noemi, che dopo The Voice prova a rifare la cantante, la Michielin, il cui ultimo album non è mai partito, Rocco Hunt, il cui ultimo album è stato un bagno di sangue (con lui doveva esserci Chiara, anche per non mettere due rapper napoletani in gara, ma Conti ha preferito rischiare il doppione più che dare una nuova chance alla ragazza della Tim, ormai diventata parodia di se stessa), Neffa, leggi sopra, Fragola, che l’anno scorso ha fatto bene, ma che ora deve dimostrare di essere altro oltre al capello biondo ossigenato.

Gli Zero Assoluto, riguardo ai quali signorilmente hanno citato il rapporto di familiarità con l’ex capostruttura RAI Maffucci, sono una sorta di ectoplasma, nessuno credeva più esistessero.

La coppia Atzei/Grignani, dato a lungo per certo, è saltata, perché l’imbarazzo del giochino Dear Jack/Bernabei deve essere stato troppo anche per Conti. Bene Patty Pravo, gli Stadio, Arisa, che viene data per vincitrice, e la doppietta Bluvertigo e Elio e le storie tese. Molto bene Enrico Ruggeri, l’anno scorso superospite con la bellissima Tre signori e quest’anno in gara. Letti i venti nomi sono questi ultimi, Ruggeri, Bluvertigo, Elio e le storie tese, con Dolcenera, vera outsider, i soli a non farci rivedere l’ipotesi delle droghe pesanti.