Non sarà certo l’unico motivo dell’esodo, ma di sicuro è una buona ragione per fare le valigie: le pensioni italiane sono tra le più tassate d’Europa. In questa poco gratificante classifica, ci piazziamo al quinto posto. Così è presto spiegato il motivo per cui sempre più anziani si trasferiscono all’estero. L’allarme era stato lanciato da Tito Boeri, presidente dell’Inps: lo Stato sborsa un miliardo di euro all’anno per pagare le loro prestazioni previdenziali. Il numero dei pensionati emigrati è passato dai 2.553 del 2010 ai 5.345 nel 2014, raddoppiando nel giro di quattro anni. Fuggono anche da una no tax area ristretta, da un elevato livello di evasione fiscale, dal cumulo di balzelli regionali e comunali. Tutte peculiarità nostrane che determinano l’alta tassazione delle pensioni nel nostro Paese.

Italia quinta in Europa per pressione fiscale sui pensionati – Per avere una dimensione della pressione fiscale che devono sostenere i pensionati italiani, basta guardare le statistiche che fornisce Bruxelles e in particolare il rapporto sull’adeguatezza delle pensioni 2015, messo a punto dalla Commissione europea. Nella classifica che premia “i sistemi più favorevoli in termini di benefici fiscali per i pensionati rispetto ai salariati”, il nostro Paese si piazza al quintultimo posto. Insomma, siamo quinti nell’Unione per pressione fiscale su quanti hanno lasciato il lavoro.
“Negli altri Paesi d’Europa, i pensionati pagano in media il 30% in meno di tasse rispetto all’Italia – spiega Carla Cantone, segretario del Ferpa, il sindacato europeo dei pensionati – Prendiamo una pensione da 1.500 euro. Da noi si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60 euro“. A fornire ulteriori numeri, ci pensa un rapporto Confesercenti relativo al 2013, lo stesso anno su cui si basa la ricerca europea. Il documento prende in esame un anziano tra i 65 e i 75 anni, senza familiari a carico, che vive a Roma, con un reddito di circa 20mila euro annui. La pressione fiscale che gravava su questo pensionato era pari al 20,73%. Se avesse abitato in Spagna, avrebbe pagato il 9,5%, nel Regno Unito il 7,2%, in Francia il 5,2%. Fino ad arrivare allo 0,2% della Germania, dieci volte in meno dell’Italia. E in quattro Paesi – Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Lituania – le pensioni sono addirittura esenti da tasse.

Ma in Francia e Spagna la pensione è ancora funzione degli ultimi stipendi – In questo contesto, vanno però ricordate le differenze nel calcolo delle pensioni tra i diversi Paesi in questione. Mentre in Italia è in vigore il sistema contributivo, basato su quanti contributi il lavoratore versa nella sua carriera, Francia e Spagna hanno mantenuto il retributivo, in cui l’assegno è legato al livello delle retribuzioni percepite. In Germania si usa invece un sistema misto, detto a punti. Una via di mezzo che si avvicina di più al contributivo: l’assegno si calcola sulla base dei cosiddetti punti-pensione, acquisiti pagando i contributi e lavorando. Infine, c’è il caso particolare del Regno Unito, dove il sistema pubblico prevede un meccanismo di ripartizione tendenzialmente omogeneo per tutti, ma circa il 50% dei lavoratori può contare su un fondo pensione privato.

L’anomalia della no tax area italiana – Le ragioni di questa disparità vanno ricercate in diversi fattori. Innanzitutto, c’è la questione no tax area. Anche se le tasse per i pensionati italiani sono alte, bisogna dire che i meno abbienti non le pagano. Questo grazie alla cosiddetta no tax area, cioè quel limite di reddito al di sotto del quale i contribuenti sono esentati dalle imposte. Ma anche qui l’Italia dimostra di essere indietro rispetto all’Europa. Lo studio Confesercenti mostra come in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, un pensionato che nel 2013 aveva un reddito di circa 9mila euro non pagava tasse. In Italia sì. E le imposte erodevano il 9% del reddito. Questo perché il limite della no tax area italiana è più basso rispetto ai partner europei. Da noi sono esentati i pensionati con un reddito fino a 7.500 euro, se non hanno compiuto 75 anni, o fino a 7.750 euro, se si tratta di over 75.
Salta all’occhio anche la disparità rispetto ai lavoratori dipendenti, dove l’asticella arriva a 8mila euro. “E’ un graffio pesante all’uguaglianza – afferma Cantone – La povertà è povera per tutti. Non solo per i lavoratori. Anzi, aggiungo che per un anziano può essere anche peggio, perché deve sostenere le spese non indifferenti per le medicine“. Con la legge di Stabilità 2016, il governo si è impegnato ad alzare di 250 euro le soglie per i pensionati, arrivando a 7.750 euro per gli under75 e 8mila euro per gli over75. Peccato che la norma scatterà solo nel 2017, anche se lo stesso Pd sta lavorando a un emendamento per anticipare la misura al 2016.

Evasione fiscale e addizionali locali, le peculiarità italiane – Poi, viene da sé che in Italia le tasse sui pensionati sono alte perché, in generale, la pressione fiscale è particolarmente elevata. “L’alto livello di tassazione è una caratteristica tipica italiana che riguarda sia i lavoratori sia i pensionati – spiega David Natali, professore di Scienze economiche all’università di Bologna e ricercatore dell’Ose, Osservatorio sociale europeo – E questo dato si collega a un tasso di evasione fiscale superiore rispetto alla media europea. Si tratta di vasi comunicanti: se tutti pagassimo le tasse, le pagheremmo un po’ meno”.
Un’altra particolarità italiana sono le varie addizionali regionali e comunali, che aggravano ulteriormente il carico fiscale sulle spalle dei pensionati. “In Europa, la regola è un solo sistema di calcolo, c’è un’unica tassa – aggiunge Carla Cantone – In Italia invece dobbiamo pagare le tasse al governo nazionale, a quello regionale, a quello comunale”. Un altro particolare che certo non trattiene i pensionati dall’idea di trasferirsi all’estero.

Anche in Europa stanno alzando le tasse sulle pensioni – A questo punto, ci si aspetterebbe che l’Italia seguisse l’esempio dei propri vicini e riducesse le tasse sulle pensioni. E invece accade il contrario. “Con le riforme introdotte nell’ambito della crisi – dice il professor Natali – in molti Paesi si va verso un aumento delle tasse sulle pensioni. E’ il caso della Grecia, del Portogallo, ma anche della Germania: qui ora una parte dell’assegno previdenziale è esentasse, mentre entro il 2040 l’imposizione fiscale riguarderà la totalità dell’importo”. Anche perché un’alta tassazione non implica necessariamente una pensione misera. E il caso italiano lo dimostra. “Il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione, in Italia non è basso – prosegue Natali – Per chi comincia a lavorare a 25 anni, rimane in attività per 40 anni e ha un reddito allineato alla media del Paese, in Italia la pensione corrisponde all’80% dell’ultima retribuzione ottenuta. In Germania, questo tasso si ferma al di sotto del 60%. Le pensioni italiane sono tra le più tassate, ma di certo non sono povere”.

Dalle Canarie alla Thailandia, i bonus fiscali per i pensionati – Detto questo, resta il dato dell’esodo dei pensionati dall’Italia. E di sicuro l’alta pressione fiscale non ne scoraggia la fuga. Non a caso, tra le mete preferite di questa migrazione rientrano diversi Stati che offrono una tassazione più leggera. Molti anziani, per esempio, fanno rotta verso le isole Canarie, che fanno parte della Spagna ma godono di un regime fiscale di favore. Tanto per cominciare, l’imposta sul reddito è calcolata sulla base di scaglioni che vanno dal 12% a un massimo del 22,58%. Ma poi interviene tutta una serie di agevolazioni che abbattono ulteriormente gli oneri del contribuente. Ci sono bonus per chi ha figli o il coniuge a carico e importanti sconti per chi apre un’impresa, mentre l’aliquota Iva ordinaria si ferma al 7% e quella per prodotti di lusso arriva al 13,5%. In più, sono previsti sgravi per l’affitto di case che aumentano nel caso di chi abbia superato i 65 anni. L’anziano che emigra nella vicina Tunisia, invece, potrà godere dell’esenzione fiscale sull’80% della propria pensione. Sul restante 20%, pagherà tasse in base a un’aliquota che varia dal 15% al 35% a seconda del reddito. Un aspetto importante per le persone di una certa età è la salute, e in Tunisia ai pensionati italiani è assicurata una copertura medica totale, come avviene all’interno dell’Europa. Anche nel vicino Marocco è prevista una defiscalizzazione dell’80% sulla pensione proveniente dall’Italia.

Dal Mediterraneo al Sud-est asiatico. In Thailandia, la tassazione dei redditi procede per scaglioni, dal 5% a un massimo del 35%. Ma anche in questo caso, sono previste diverse deduzioni, che possono arrivare a un massimo di 120mila bath, circa 3.100 euro. Si applicano per i redditi di attività professionali, per i single e per i contribuenti con coniuge o figli studenti a carico. Si possono dedurre anche gli interessi passivi sui mutui accesi per comprare casa e le donazioni per enti caritatevoli. L’Iva si ferma al 7%. Altra meta gettonata dagli anziani italiani è Panama. Qui, l’attrattiva non è tanto data dagli sgravi fiscali, quanto dalle agevolazioni concesse nelle spese di tutti i giorni. Basta avere un assegno da mille dollari mensili, circa 800 euro, per ottenere il visto come residente pensionato e godere di una serie di sconti, che vanno dal 20 al 30%, su trasporti pubblici, servizi medici, bollette, ma anche ristoranti, hotel e tasse aeroportuali.