Flotilla di terra, rilasciati i due attivisti italiani detenuti da un mese in Libia. L’annuncio di Tajani: “Rientreranno mercoledì”
Le autorità della Libia Orientale hanno rilasciato i 10 attivisti del Convoglio di terra della Flotilla per Gaza. Erano stati catturati il 24 maggio a Sirte, in Libia, e la loro detenzione è durata un mese. Gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia sono stati consegnati nella serata di martedì 23 al console italiano a Bengasi, Filippo Colombo, insieme all’uruguaiano Matias Alvarez Rodriguez che ha anche il passaporto italiano. Dovrebbero partire da Bengasi per Tunisi e da lì, nella giornata di mercoledì 23, raggiungere l’Italia. Sullo stesso volo per Tunisi viaggerebbe anche Ashraf Khoja, tunisino. Altri sono partiti per destinazioni diverse: la giornalista spagnola Alicia Arnesto Nuñez dovrebbe rientrare nel suo Paese dopo uno scalo in Turchia.
La conferma della liberazione è arrivata da un post su X del ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani: “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni. Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia. Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro”. Centrone è di Molfetta, in provincia di Bari, insegna cinema all’Università di Bari, proprio il 24 giugno compie 34 anni. Alberizia ha 67 anni, di origini foggiane, insegnante in pensione da tempo residente in Piemonte. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro è intervenuto più volte per la loro liberazione. Per la Flotilla sono i “Sirte 10”, attivisti di vari Paesi hanno fatto lo sciopero della fame per loro.
È presto per capire, se mai lo capiremo, come sono andate le trattative. Il governo italiano ha certamente fatto la sua parte come altri, compreso quello turco che pure non aveva cittadini coinvolti nella vicenda. Proprio nella giornata di martedì a Bengasi Saddam Haftar, il secondogenito ormai primo nella linea di successione all’anziano generale Khalifa Haftar che dal 2015 guida di fatto la Cirenaica, ha incontrato il capo dell’intelligence di Ankara Ibrahim Kalil e responsabili dei Servizi egiziani e italiani. L’obiettivo è sempre la riunificazione delle due Libie, ma certo hanno parlato anche del rilascio dei dieci. Tra loro ci sono anche due argentini, una statunitense, una portoghese e una polacca che nei giorni scorsi era stata trasferita in ospedale per cure mediche: proprio lei avrebbe avvisato del probabile imminente rilascio.
Che ormai fossimo alla svolta finale l’aveva scritto sempre su X, nel primo pomeriggio di martedì, Vito Petrocelli, ex parlamentare M5S, altro pugliese ma di Taranto, oggi a capo dell’Istituto Italia Brics: “Saranno liberi molto presto. Ringrazio il Ministro degli Esteri Abdulhadi Lahweej per aver seguito direttamente la loro vicenda e tutti gli amici che si sono mobilitati”. Lahweej è il capo della diplomazia di un governo con cui l’Italia, come altri Paesi, ha rapporti solo informali, più solidi di altri visto che a Bengasi c’è ancora il nostro consolato. Ma insomma, di recente Saddam Haftar di recente è stato ricevuto all’Eliseo dal presidente francese Emmanuel Macron, per quanto anche la Francia riconosca ufficialmente solo il governo di Tripoli.
“Da 30 giorni aspettavamo questo momento, siamo felicissimi”: ha commentato a caldo Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla. “Per noi è un momento molto importante perché domani sarebbe stato un mese esatto della detenzione in Libia scattata il 24 maggio, non vediamo l’ora di poterli riabbracciare, ci sarà poi il tempo dell’analisi di quello che è accaduto”.
Il convoglio di terra era partito a fine aprile dalla Mauritania mentre la seconda Global Sumud Flotilla navigava verso Gaza. Gli attivisti provenienti dall’Europa si erano uniti alla carovana a Tripoli, con regolari visti, per poi muoversi in circa 200 da 25 Paesi, a bordo di cinque pullman, verso est. Portavano, tra l’altro, sette ambulanze e camion contenenti 20 case mobili destinate alla popolazione palestinese. Si sono fermati al limite del territorio controllato da Tripoli, l’unico governo libico riconosciuto, e i dieci sono partiti per andare a negoziare a Sirte, con le autorità di Bengasi, un passaggio sicuro verso l’Egitto, almeno per gli aiuti umanitari. Ma è finita male, li hanno arrestati. Poi hanno sgomberato, con le cattive, l’accampamento. Era andata male anche l’anno scorso alla Global March to Gaza, da cui poi nacque la prima Global Sumud Flotilla: la carovana di terra di migliaia di persone fu bloccata in Egitto; gli attivisti maghrebini partiti dalla Tunisia furono fermati anche allora in Libia Orientale. È bene ricordare che rimangono in carcere, in Tunisia, il leader locale della Flotilla Wael Nouar e altri quattro attivisti, arrestati ai primi di marzo con fumose accuse di malversazioni finanziarie.