Alta tensione tra Russia e Turchia dopo l’abbattimento del jet di Mosca che ha violato lo spazio aereo turco al confine con la Siria. Sulle cause e le conseguenze di quello che da subito è apparso come un possibile casus belli hanno parlato a Ilfattoquotidiano.it il generale Carlo Jean, ex consigliere militare del Presidente della Repubblica ed esperto di geopolitica, e Germano Dottori, docente di Studi strategici all’Università Luiss “Guido Carli” ed ex consulente del Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato.

Un aereo di un Paese che fa parte della Nato ha abbattuto un jet russo. Il clima è quello di guerra, nemmeno troppo fredda.
Jean: “In realtà, la Turchia aveva già avvertito la Russia abbattendo un drone al confine turco-siriano sostenendo che fosse russo. Inoltre, aveva già ripetuto più volte al Cremlino di smetterla di violare lo spazio aereo turco. Putin ha spesso questo atteggiamento un po’ da bullo, come nel Baltico, quando si accoda agli aerei di altri Paesi o quando sfiora le navi americane, ma questa volta non credo che potrà andare oltre qualche dichiarazione forte, come quelle che ha già rilasciato. Niente di più”.
Dottori: “Le modalità dell’abbattimento lasciano pensare ad un’imboscata da parte della Turchia, preparata da tempo per dare un forte segnale politico contro gli attacchi dei russi che prendono di mira i ribelli turkmeni che si oppongono al governo di Bashar al-Assad. Che ci sia stato un agguato ce lo dice il tempo di violazione dello spazio aereo da parte del jet russo: nove secondi. Per fare prima quando bombardano i turkmeni, gli aerei di Mosca devono aver preso l’abitudine di ‘rettificare’ i confini tagliando un saliente turco nel territorio siriano. L’aviazione di Ankara se ne deve essere accorta e li ha aspettati lì”.

Cosa c’è, allora, dietro a questo atteggiamento provocatorio della Russia nei confronti della Turchia?
J: “La Turchia non ha visto di buon occhio la decisione del governo di Mosca di sostenere attivamente il regime di Bashar al-Assad. I russi sono arrivati in Siria e si sono messi a bombardare le fazioni ribelli. La Turchia, invece, vuole che il governo di Damasco cada definitivamente e questo ha creato tensioni tra i due Paesi. Se a questo si aggiungono gli sconfinamenti russi, ecco che Ankara ha colto l’occasione per lanciare un messaggio a Mosca. Alla prima occasione utile hanno abbattuto un loro mezzo che aveva di nuovo invaso lo spazio aereo turco”.
D: “Atteggiamento provocatorio? La Turchia è tra i sostenitori dichiarati di alcuni dei gruppi ribelli ostili ad Assad contro cui ora i russi sono scesi in campo. E l’atteggiamento di Ankara nei confronti dello Stato Islamico è quanto meno molto chiacchierato. Ankara e Mosca sono su posizioni opposte. La prima cerca ancora di estendere la sua influenza al Nord della Siria, mentre la seconda persegue il consolidamento del traballante regime di Damasco”.

E questo non può essere un casus belli?
J: “No. La Turchia intrattiene ottime relazioni economiche con la Russia, ma il suo popolo è fortemente nazionalista. L’aereo di Mosca ha violato lo spazio aereo in un’area particolare, oltre il confine subito a nord di Latakia, in una regione abitata per la stragrande maggioranza da turkmeni che sono sostenitori del governo di Ankara ma anche oppositori di quello di Damasco. Per questo la Russia ha sostenuto l’avanzata delle forze lealiste in questa zona del Paese e la Turchia, per il motivo opposto, non accetta invece alcuna interferenza di Mosca”.
D: “No, non credo. La Russia non ha in questo momento la forza di prendere decisioni che comporterebbero una reazione concordata degli alleati atlantici. Stava cercando di riavvicinarsi e ottenere la rimozione delle sanzioni. Farà quindi buon viso a cattivo gioco, anche se cercherà di criticare la politica regionale della Turchia. Continuerà inoltre le sue operazioni in Siria, pur avendo incassato un duro colpo. La tensione tra i due Paesi rimarrà alta e, sicuramente, se un aereo da guerra turco sorvolerà lo spazio aereo siriano, la cortesia di oggi verrà restituita. Ma niente di più”.

La politica estera di Barack Obama, in Medio Oriente e riguardo alla questione ucraina, ha tenuto fede alla sua strategia della “seconda linea”. Ha spesso mandato allo scontro governi o gruppi locali, senza mai intervenire direttamente. Questo ne è l’ennesimo esempio?
J: “Non m sembra. Credo piuttosto che sia una questione tra la Russia e la Turchia che, tra l’altro, avrà pochi strascichi”.
D: “Direi proprio di sì. Ed occorre riconoscere che è un approccio che porta risultati. In questo caso, il probabile abbandono del progetto del Turkish Stream e l’ulteriore deterioramento della posizione russa nel Mar Nero. La Russia non può lamentarsi questa volta neppure di Washington, che ha persino ritirato i missili Patriot che aveva stanziato in Turchia dal 2013, obiettivamente incoraggiandola ad andare avanti”.

Quali le possibili conseguenze a medio-lungo termine?
J: “Direi nessuna. Putin rilascerà qualche dichiarazione forte e poi raccoglierà i resti del suo aereo senza poter fare molto di più. Sarà una delle rarissime volte, in questi ultimi anni, in cui l’immagine del presidente russo ne uscirà danneggiata. La Russia non sta attraversando un bel periodo dal punto di vista economico e non è certo in grado di ingaggiare uno scontro con le potenze della Nato, ne uscirebbe con le ossa rotte. Non assisteremo a una guerra tra Russia e Turchia, se è questo che vi preoccupa”.
D: “Io intravedo grandi vantaggi per gli Stati Uniti. In particolare, il Turkish Stream, il gasdotto che dalla Russia avrebbe dovuto attraversare il Mar Nero, raggiungere la Turchia e poi finire in Grecia per rifornire l’Europa, probabilmente non si farà. E Mosca, che ha già dovuto rinunciare al South Stream, ne sarà danneggiata, perdendo buona parte della propria capacità di condizionare l’Europa. Anche se rimarrà comunque il controverso Nord Stream, che serve principalmente la Germania. Subiremo quindi delle conseguenze negative anche noi, specialmente nel caso in cui rivalità tra Turchia ed Iran impedissero di portare il greggio di Teheran nel Mediterraneo”.

Twitter: @GianniRosini