Nonostante l’intesa tra Pd, Forza Italia e Ap su tre nomi politici (Barbera, Pitruzzella e Sisto), per la 27esima volta è fumata nera per l’elezione dei giudici alla Corte costituzionale. Tutti e tre i candidati non hanno raggiunto il quorum richiesto di 571 voti: hanno votato 877 parlamentari su 951 aventi diritto, 74 gli assenti. Augusto Barbera, indicato dal Pd, si è fermato a 536; Francesco Paolo Sisto, di Fi, a 511; Giovanni Pitruzzella, dell’area di centro, a 492. Franco Modugno, espresso dai Cinquestelle, ha invece ottenuto 140 consensi. Il Parlamento ancora una volta non è riuscito a trovare l’accordo e ora sotto accusa ci sono i presunti franchi tiratori che in questo caso sarebbero stati trasversali. Con 56 voti è balzato agli onori della cronaca del Transatlantico il deputato pugliese Gaetano Piepoli di Per l’Italia- Centro democratico, professore di diritto privato all’ateneo di Bari. “La spartizione delle poltrone in perfetto stile Partito della Nazione ha fallito”, ha commentato il deputato grillino Danilo Toninelli. “Se vogliono cambiare metodo ed arrivare al metodo 5 stelle noi ci siamo e penso che oggi noi siamo più che mai necessari”. Ora sarà necessario un altro voto: sia Pd che Forza Italia hanno detto che insisteranno con i loro candidati.

Video di Manolo Lanaro

L’indicazione di voto in seguito all’accordo con i berlusconiani era stata data dal capogruppo Ettore Rosato all’assemblea dei deputati democratici. Questi i tre candidati bocciati dall’Aula: l’avvocato difensore di Silvio Berlusconi (Francesco Paolo Sisto), la guida dell’Antitrust ed ex collaboratore di Totò Cuffaro (Giovanni Pitruzzella) e il costituzionalista già nella commissione dei saggi voluta da Enrico Letta (Augusto Barbera). Nessuna intesa invece con il Movimento 5 Stelle: i grillini hanno votato per il professore Franco Modugno. “Il Pd ha votato Sisto? Che schifo”, ha commentato Danilo Toninelli (M5S). L’Aula deve scegliere i successori di Luigi Mazzella, Sergio Mattarella e Paolo Maria Napolitano, cessati dal mandato nel giugno dello scorso anno, a fine gennaio e inizio luglio di quest’anno.

Video di Manolo Lanaro

I nomi proposti questa mattina sono vecchie conoscenze della politica. In primis Francesco Paolo Sisto: deputato di Forza Italia dal 2008, avvocato di Silvio Berlusconi (ma anche di Denis Verdini e Raffaele Fitto) e professore universitario a Bari. Tra le altre cose è noto alle cronache perché nel maggio 2012 tentò di modificare con un emendamento (quello che poi sarà chiamato “salva Ruby“) il reato di concussione a tutela dell’ex Cavaliere. La richiesta di modifica di Sisto, poi bocciata, prevedeva che il reato ci fosse solo nel caso in cui fosse dimostrato lo scambio di denaro. Fino al 20 luglio scorso è stato presidente della commissione Affari costituzionali e per questo ha seguito alcuni dei provvedimenti più importanti della legislatura, tra cui quello per una legge sul conflitto di interessi (ancora bloccata dopo mesi). A febbraio 2015, dopo la rottura del patto del Nazareno, si è dimesso dal ruolo di relatore del disegno di legge costituzionale per la riforma del Senato.

Il secondo candidato era Giovanni Pitruzzella. Proposto da Scelta Civica, è avvocato, ex collaboratore di Totò Cuffaro e guida dell’Antitrust. La sua nomina nel 2011 aveva scatenato le polemiche dell’allora leader Idv Antonio Di Pietro e Sel: “Uno che cumula tante consulenze, in Sicilia, da essere da solo una specie di mostra itinerante sui costi della politica“. Pitruzzella è stato consulente giuridico per la Regione sotto le presidenze di Angelo Capodicasa, Toto Cuffarò e Raffaele Lombardo. E’ suo il libro “Il coraggio a quattro anni“, firmato a quattro mani con l’ex presidente Cuffaro che ora è detenuto per la condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia. E’ stato anche difensore di Renato Schifani, che da presidente della Camera l’ha poi proposto per l’Antitrust.

Il terzo candidato, in quota Pd, era Augusto Barbera: professore, avvocato ed ex ministro e parlamentare durante il governo Ciampi. A giugno 2013 è stato nominato nella commissione dei saggi voluta dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta per la riforma della costituzione. Il suo nome è comparso nelle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Bari su di un concorso pubblico all’Università nel 2010. Barbera nelle telefonate chiedeva informazioni sul figlio dell’ex garante della privacy Pizzetti: “Per (l’università, ndr) Europea c’è il ragazzo che m’interessa?”. Sul nome del professore i democratici avevano cercato l’intesa con i 5 Stelle. I grillini non hanno dato il via libera anche per il passato politico di Barbera: “E’ stato parlamentare dal ’76 al ’94”, scrive il M5S sul blog di Grillo, “ed è tra i professori di riferimento del Pci, del Pds, dei Ds e infine dei democratici. Il Pd può scegliere un voto trasparente con il M5S o la vetusta logica di spartizione delle poltrone con la solita Forza Italia”.