Non è un professore qualsiasi. Non è un avvocato qualsiasi. Non disdegna le consulenze, soprattutto quelle regionali. Non è distante dagli ambienti politici, di destra e di sinistra. Anzi si potrebbe dire che politicamente è “equivicino”. A tutti.  Non è estraneo neanche ai magistrati antimafia.

Il nuovo presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, 52enne, palermitano, ordinario di diritto costituzionale e avvocato di grido con studio nella centralissima via Morello, è prima di tutto un uomo bipartisan. Nel lavoro come nella vita.

Il primo a criticare la sua nomina è stato Antonio Di Pietro che ne ha fornito un ritratto lapidario: “E’ uno che cumula tante consulenze, in Sicilia, da essere da solo una specie di mostra itinerante sui costi della politica”. Affermazione che non è troppo lontana dalla verità. Pitruzzella infatti ha collezionato nel curriculum esperienze chilometriche e trasversali. E’ stato consulente giuridico per la Regione Sicilia sia quando il presidente era Angelo Capodicasa (sinistra), ma soprattutto durante il regno quasi decennale di Totò Cuffaro (destra), riconfermato anche adesso che il Governatore è Raffaele Lombardo (terzo polo + Pd). Ha consigliato – debitamente retribuito – i sindaci di mezza Sicilia, compreso Massimo Ferrara, ex sindaco progressista di Alcamo (Trapani), nonché  padre della sua attuale compagna. E’ stato anche consulente del ministro della Salute Ferruccio Fazio. Ha scritto importanti manuali giuridici sul diritto pubblico con il collega costituzionalista Roberto Bin, ma anche opere di interesse diverso come Il coraggio della politica, pubblicato nel 2003 e scritto a quattro mani proprio con Totò Cuffaro, attualmente ristretto nel carcere di Rebibbia, dove sta scontando una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia. In ambito professionale poi ha difeso tutti: da Schifani a Visco, passando dai consiglieri di circoscrizione palermitani a cui volevano ridurre il gettone di presenza.

Ma se dopo la nomina a garante della concorrenza le critiche per il collezionista d’incarichi si erano sprecate, adesso a bocce ferme, sta emergendo la prima peculiarità di Pitruzzella: piacere a tutti (o quasi), a destra e a sinistra, in politica e fuori. Dopo gli affondi del leader di Idv e di Claudio Fava, è stata la volta dei complimenti e dello champagne. Dall’amico Gaetano Quagliarello, sodale nella fondazione Magna Carta, fino alla Confindustria siciliana che, con il volto pulito di Ivan Lo Bello, si è espressa in suo favore. In mezzo le strette di mano di Enzo Bianco, Vincenzo Visco e le campagne di felicitazioni messe in piedi da alcuni giornali siciliani.

L’eccellenza quasi perfetta della somma arte della trasversalità si è raggiunta quando alcuni tra i più importanti magistrati antimafia dell’isola si sono uniti al coro di complimentiAntonio Ingroia, procuratore aggiunto della Dda di Palermo era suo compagno di scuola e università scegliendolo in seguito come legale davanti alla giustizia amministrativa e apprezzandone i servigi:  “Lo conosco da molti anni, avendone stima come professionista serio e profondo conoscitore del diritto costituzionale e amministrativo“.  Anche Nico Gozzo, aggiunto a Caltanissetta, è stato suo cliente e predica cautela: “Lo aspetteremo alla prova dei fatti, ma non è giusto essere prevenuti”. Il capo della procura di Messina Guido Lo Forte invece non ha dubbi: “È uno dei più eminenti costituzionalisti e amministrativisti italiani, apprezzato per le sue qualità oltre che professionali, di rigore e indipendenza, qualità che saprà certamente dimostrare alla prova dei fatti, basta aspettare”.

Davanti a questo turbine bipartisan e quasi universale di complimenti, baci e abbracci (in certi casi anche con la toga) è impossibile non pensare ad Alfio Caruso e al Pus, il Partito Unico Siciliano che in Sicilia vince sempre: vince con la faccia di Lima, vince con la faccia di Orlando Cascio, vince con la faccia di Miccichè, vince con la faccia di Mattarella, vince con la faccia di La Loggia. Facce importanti, facce che contano: dietro ognuna di esse si dipanano decenni di tradizione, di esperienze, di consolidati rapporti parentali”.

Se mai in questo paese si farà una vera legge sul conflitto d’interessi forse non porterà la firma di Pitruzzella, che al contrario ha già segnato almeno un punto a suo favore: eliminare i conflitti (più che d’interessi, di amicizia) e riunire sotto il suo nome destra e sinistra, politici e magistrati, condannati per mafia e antimafiosi.

Dopo la “normalizzazione” del governo Monti forse il Pus ha iniziato (o ricominciato) a vincere anche a Roma.