L’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca alza alle stelle la tensione tra Mosca e Ankara. Vladimir Putin ha dichiarato che l’episodio “avrà conseguenze tragiche nei rapporti tra Russia e Turchia”. Tra le quali esistono diversi motivi di frizione, riacutizzatisi nelle ultime settimane nonostante gli importanti interessi economici in comune: dalla lotta allo Stato Islamico al futuro di Bashar Al Assad, dagli equilibri in Medio Oriente fino ai mancati accordi sul Turkish Stream.

Ankara e Mosca divise sul futuro di Assad
Ankara e Mosca sono drammaticamente divise sul futuro di Bashar al-Assad: la prima punta all’abbattimento del regime, la seconda ha interesse a tenerlo in piedi almeno finché questo garantirà i privilegi che da sempre il Cremlino gode in territorio siriano o, comunque, finché il futuro (e la spartizione) del Paese non sarà definitivamente delineato. Agli inizi di settembre è parso chiaro come da mesi il Cremlino stesse inviando uomini e mezzi in Siria per rinforzare la propria presenza, in particolare a Latakia – storico sbocco russo sul Mediterraneo – e nello scalo di Tartus. “La Russia continuerà ad equipaggiare l’esercito siriano con tutto ciò che è necessario per non permettere un altro scenario libico“, spiegava il 10 settembre Lavrov. L’impegno militare di Mosca in territorio siriano è rivolto sia contro i miliziani dello Stato Islamico che contro i gruppi ribelli che da anni combattono il regime: in pratica contro tutti i nemici di Assad.

Da parte sua, dopo essere stata sia stata oggetto di critiche riguardo al suo presunto sostegno allea galassia islamista e jihadista siriana che combatte per far cadere il regime (come documentato dalle inchieste del quotidiano di opposizione Cumhuriyet), Ankara ha parzialmente corretto il tiro. Erdoğan, in estate, ha aperto le basi militari di Malatya, Batman, Diyarbakir e Incirlik alla coalizione occidentale che da mesi bombarda in Siria e in Iraq in chiave anti-Isis. Successivamente ha dichiarato guerra sulla carta allo Stato Islamico, dando il via ai bombardamenti in Siria e Iraq e bombardando contemporaneamente i curdi nel Pkk.

Provocazioni al confine: clima da Guerra Fredda
Se non ci fosse stato l’abbattimento da parte degli F-16 di Ankara, l’episodio si sarebbe aggiunto ai numerosi precedenti avvenuti nelle ultime settimane al confine tra i due Paesi. Il 5 ottobre un caccia di Mosca di ritorno da un bombardamento in Siria entrava per 8 km nel confine della Turchia, violandone lo spazio aereo. Fonti russe spiegavano l’accaduto come “un errore di navigazione”, ma il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, avvertiva: “Le azioni russe non contribuiscono alla sicurezza ed alla stabilità della regione”. Il 6 ottobre Stoltenberg tornava a punta il dito contro Mosca: “L’azione militare della Russia in Siria ci preoccupa” non solo per le violazioni dello spazio aereo turco, ma “anche perché” gli aerei di Putin “non attaccano l’Isis ma i gruppi dell’opposizione che combattono lo Stato Islamico ed anche i civili”. “Un attacco alla Turchia significa un attacco alla Nato – rincarava Erdogan – se la Russia perde un amico come la Turchia, con cui collabora su tanti temi, perderà tantissimo. E dovrebbe saperlo”. Il 16 ottobre, poi, Washington e Ankara annunciavano l’abbattimento di un drone “russo” nei pressi del villaggio di Deliosman, nella provincia sudorientale di Kilis.

Il mancato accordo sul Turkish Stream
Rimane, e lo rimarrà ancora a lungo, irrisolta la questione del Turkish Stream, il gasdotto che dalla Russia dovrebbe attraversare il Mar Nero, passare per la Turchia per entrare poi in Grecia. Ciò su cui non si trova un punto d’incontro è lo sconto sempre più alto chiesto dal presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, a Putin: “Lo sconto del 10,25% che Gazprom ci ha offerto (per l’approvvigionamento di gas, ndr) è insufficiente – dichiarava il 3 giugno una fonte turca alla Reuters – dovrebbe essere vicino al 15%”. Tutto questo mentre Mosca ha interesse ad accelerare la costruzione del nuovo gasdotto che le permetterebbe di rifornire di gas l’Europa senza dover passare dall’Ucraina: “Ci aspettiamo il rapido rinnovo del processo di negoziazione – si legge in una nota del ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov del 23 novembre, anche in relazione “all’accordo intergovernativo, progetto oggetto di studio da parte turca dal maggio dell’anno in corso”, dice la nota in vista della visita di Lavrov in Turchia prevista per il 25 novembre. Cancellata dopo l’abbattimento del caccia russo.

Twitter: @GianniRosini