Il 3 ottobre i caccia della Nato avevano distrutto l’ospedale di Medici senza frontiere in Afghanistan, causando la morte di 20 persone. Giovedì 19 novembre due missili hanno invece colpito un centro di primo soccorso della ong a Erbin, vicino a Damasco, uccidendo due persone e ferendone altre sei. L’attacco è avvenuto mentre sette persone con ferite di guerra stavano raggiungendo la struttura per un trattamento urgente. A confermare la notizia è l’organizzazione, specializzata nella cura dei feriti sui campi di battaglia e nell’accoglienza dei migranti. Tra le persone gravemente ferite ci sono anche due medici, uno dei quali ha avuto bisogno di un intervento chirurgico salvavita al torace.

“Siamo sconcertati perché, ancora una volta, è stata colpita una struttura sanitaria con il suo personale medico, mentre fornivano trattamenti salvavita a persone ferite da una campagna di bombardamenti indiscriminata” ha detto Brice de le Vingne, coordinatore di Medici senza frontiere. “Sentiamo il dolore e la disperazione di questi medici, costretti a lottare contro gli eventi che si abbattono così pesantemente su di loro. Giorno dopo giorno, medici e infermieri lavorano sotto assedio e sotto le bombe; hanno a disposizione attrezzature limitate e sono costretti a lavorare in edifici trasformati in ospedali di fortuna. Con due medici di talento gravemente feriti, il numero di medici disponibili per queste comunità che vivono sotto assedio e sotto una pioggia di bombe si è ulteriormente ridotto” denuncia de la Vingne.

Msf aveva recentemente fornito all’ospedale di Erbin un kit per l’anestesia, uno di farmaci per la sala operatoria e un terzo per il trattamento della diarrea, nell’ambito del proprio programma di supporto alle strutture sanitarie siriane. Al più presto un gruppo di supporto dell’organizzazione medico cercherà di organizzare il rifornimento dei materiali danneggiati durante l’attacco missilistico o esauriti dopo il trattamento dei feriti.

Nella Siria martoriata dalla guerra civile, dai bombardamenti degli aerei russi e, dopo gli attentati di Parigi del 13 novembreanche dell’aviazione francese, Medici senza frontiere gestisce sei strutture mediche nel nord e supporta direttamente più di 100 postazioni sanitarie e ospedali da campo in tutto il paese, con un’attenzione particolare alle aree assediate. Si tratta per lo più di strutture di fortuna, che non vedono la presenza di personale dell’organizzazione e alle quali Msf fornisce sia supporto materiale che formazione a distanza per i medici siriani.