“I nostri giovani sono impegnati nel sociale. E da anni facciamo un lavoro quotidiano di educazione all’interno della comunità islamica”. Davide Piccardo (nella foto), fondatore del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano (Caim) e figlio di Roberto, storico leader dei musulmani prima a Imperia poi a livello nazionale, ne è convinto. Dice di essere stanco di sentire appelli ai musulmani che vivono in Italia a fare di più contro il terrorismo. L’ultima dichiarazione in tal senso è di uno di loro: “I comunicati stampa di condanna non sono più sufficienti, i musulmani devono scendere in piazza – ha detto il deputato del Pd di origine marocchina Khalid Chaouki dopo gli attentati di Parigi -. Serve una risposta culturale dal basso e su questo non è stato fatto abbastanza finora”. Parole che per Piccardo sono “un ritornello trito e ritrito. Dichiarazioni di qualcuno che non frequenta la comunità e non conosce il lavoro che facciamo ogni giorno per diffondere il valore autentico del messaggio dell’Islam, che è un messaggio di pace”.

Il deputato Pd Khalid Chaouki esorta i musulmani d’Italia a fare di più. “Accuse ritrite, non conosce comunità”

A Milano, come in altre città, all’indomani degli attentati del 13 novembre a Parigi molti musulmani sono scesi in piazza per manifestare contro gli attacchi terroristici, che hanno visto all’opera jihadisti nati in Francia e in Belgio. Poco più di un anno fa, dopo una fiaccolata contro la violenza a cui parteciparono diverse associazioni islamiche, in piazza Affari fu addirittura bruciata una bandiera dell’Isis. Prese di posizione ufficiali a cui si aggiungono attività di volontariato: tra i primi ad attivarsi per aiutare il comune a gestire l’emergenza dei profughi arrivati in stazione Centrale dalla Siria c’erano i Giovani musulmani d’Italia, associazione che raggruppa soprattutto immigrati di seconda generazione nati nel nostro Paese.

Se la stessa comunità islamica sente il dovere di svolgere un lavoro di educazione quotidiano, non vuol dire che il rischio di una degenerazione è attuale? “E’ lo stesso rischio connaturato nella natura umana – risponde il coordinatore del Caim -. Tutti noi rischiamo di essere prepotenti, violenti, devianti. All’interno della comunità diamo un’educazione per prevenire questi fenomeni. È la stessa cosa che fa la Chiesa o che fanno le organizzazioni che sono attive nel sociale”. Risposta diplomatica, di circostanza? “Io non ho paura che qui accada quello che è successo a Parigi – dice Piccardo -. In Italia finora non abbiamo mai avuto attentati, abbiamo una realtà tranquilla e sotto controllo in cui vivono persone perbene e pacifiche”.

Rischio estremismo anche in Italia? “Connaturato a natura umana, ma noi preveniamo con l’educazione”

I fenomeni di estremismo, secondo Piccardo, da noi sono molto rari: “Si tratta di cani sciolti che operano soprattutto su Internet”. Un legame, quello con la Rete, sottolineato anche dallo studioso Lorenzo Vidino nella sua ricerca sul jihadismo autoctono in Italia. Come nel caso di Mohammed Jarmoune, un giovane di origini marocchine cresciuto nel Bresciano, che nel 2013 è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per aver diffuso materiale jihadista a fini di terrorismo. “Cani sciolti”, li ritiene Piccardo, che però ammette “la presenza marginale di un problema di conservatorismo e letteralismo religioso”. Un’interpretazione sbagliata dell’Islam, che potrebbe per esempio portare un giovane a sostenere che la musica sia da vietare: “In questo caso – spiega il fondatore del Caim – agiamo sul piano culturale, gli spieghiamo perché la sua visione non è condivisibile. Ma questo è un fenomeno diverso dall’estremismo violento, per affrontare il quale confidiamo nelle forze dell’ordine. Così se sentissimo qualcuno dire che gli occidentali vanno uccisi perché sono miscredenti, lo denunceremmo subito in questura. Ma non ci siamo mai trovati di fronte a una situazione del genere”.

“E’ importante avere una moschea a Milano: i violenti non operano alla luce del sole”

Piccardo lo ribadisce più volte: “Dalle nostre realtà non sono mai venuti fuori pazzi e assassini. I nostri centri sono alla luce del sole, sono l’ultimo posto dove può operare un estremista violento”. Proprio per questo – sostiene – è importante che i musulmani abbiano luoghi di culto riconosciuti: “La religione fai da te non va bene, bisogna avere una guida. Per questo è importante avere a disposizione una moschea”. A Milano il comune ha aperto un bando per assegnare tre aree ad altrettante associazioni religiose. In base alla graduatoria provvisoria due dovrebbero essere destinate ai musulmani: l’ex Palasharp all’Associazione islamica di Milano, aderente al Caim, e gli spazi di via Esterle alla Casa della cultura musulmana di via Padova 144, un’associazione non aderente al Caim fondata da Asfa Mahmoud, insignito in passato dell’Ambrogino d’oro in quanto anima dialogante dell’Islam milanese.

Le divisioni interne. Maryan Ismail (Pd): “Il Caim non dà garanzie di un luogo di culto trasparente”

Ma ora il bando rischia di saltare. Proprio in questi giorni, infatti, sull’assegnazione alla Casa della cultura è arrivata una sospensiva del Tar dopo il ricorso di un’associazione islamica che invece aderisce al Caim. I musulmani, a Milano e nel resto d’Italia, sono tutt’altro che uniti dietro un’unica voce. Il piano moschee della giunta Pisapia ha subito critiche anche dall’interno dello stesso mondo islamico: Maryan Ismail, cittadina italiana e somala e membro della segreteria milanese del Pd, giudica quelle del Caim di Piccardo posizioni oscurantiste che “non garantiscono la nascita di un luogo di culto trasparente, dove ci siano parità di genere e separazione tra religione e politica”.

Accuse a cui Piccardo risponde così: “Abbiamo partecipato a un bando pubblico con il sostegno di realtà come Arci, Emergency, Comunità di Sant’Egidio e Fondazione Feltrinelli”. Come risponde all’ex magistrato e deputato di Scelta civica Stefano Dambruoso, che in passato ha sottolineato la vicinanza del Caim con l’Alleanza islamica d’Italia, associazione messa in black list dagli Emirati arabi: “Questa notizia è frutto di un’indiscrezione, non c’è mai stata evidenza di tale lista. E in ogni caso sarebbe una lista stilata da un Paese che non è democratico”.
@gigi_gno