Poco importa che la vicenda Palenzona-Bulgarella abbia gettato più di un’ombra sulla governance della seconda banca del Paese, unica in Italia ad essere classificata tra quelle sistemiche. L’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il caso se l’è gettato alle spalle. E non sembra disposto a voltarsi indietro neanche davanti alle dimissioni di un membro del collegio sindacale in contrasto con il consiglio di amministrazione dell’istituto.

“Non ci è piaciuto finire sui media per fatti inesistenti, secondo quanto dice la procura Firenze, di cui rispettiamo l’attività. Fa piacere che questa fase si sia chiusa, e ora andiamo avanti”, ha detto mercoledì Ghizzoni a proposito dell’inchiesta che vede indagato il vicepresidente dell’istituto Fabrizio Palenzona e che ha portato a galla tra il resto l’esistenza di indebite pressioni sui vertici dell’istituto per favorire un cliente, rapporti impropri tra consiglieri e manager e ruoli di potere ricoperti da chi in banca non aveva alcun incarico ufficiale. Senza contare gli scambi di cortesie con Intesa Sanpaolo o le pressioni esercitate con successo sullo stesso Ghizzoni per favorire un importante giropoltrone ai piani alti. “Dall’analisi interna fatta, è emerso che di attività non proprie non c’è traccia, abbiamo fatto un’analisi dei comportamenti anche al di là delle regole, ed emersa un’assoluta correttezza. Chiudiamo questa pagina”, ha aggiunto. Sottolineando che il consiglio “è sempre stato informato, i comitati hanno fatto la loro parte, ma di certo non ci ha fatto piacere”.

Liquidate ancora più rapidamente le dimissioni del sindaco veronese Giovanni Battista Alberti che era stato nominato nel 2013 in quanto primo della lista presentata dal terzo azionista della banca, la Fondazione Cariverona di Paolo Biasi e annunciate a valle del piano industriale “per sopraggiunti motivi di dissenso personale con l’organo di governo”. Le dimissioni sono arrivate per lettera “senza preavviso, dopo che il collegio sindacale a margine del consiglio ha approvato il fatto che non c’erano casi di mismanagement o misconduct” nel caso Palenzona, “con l’accordo del collegio sindacale, che si esprime sempre all’unanimità”, ha commentato asciutto Ghizzoni. Che d’altro canto sostiene di non sentire affatto le pressioni dei suoi azionisti: “Non mi crea nessuna ansia essere valutato dagli azionisti mi creerebbe più ansia non esserlo. Bisogna essere sereni e generare valore”.