Corradino Mineo si è dimesso dal Partito democratico: il senatore ha lasciato il gruppo a Palazzo Madama ed è passato nel gruppo Misto. Dopo che negli scorsi mesi si è espresso in dissenso con il Pd su scuola, riforma costituzionale, Italicum, Jobs act e Rai, la rottura finale è arrivata sulla legge finanziaria. Ma soprattutto dopo che il capogruppo Luigi Zanda in assemblea ha detto che il giornalista è stato l’unico dei “dissidenti” a non aver avuto “stile perché non ha mai tenuto aperto un canale di confronto”. Mineo ha quindi deciso, dopo settimane di tensione, di fare il passo indietro e ha attaccato: “Sono stato oggetto di una sorta di processo sommario da parte di Zanda. Mi ha dedicato un’intera assemblea, cercando di ridurre le mie posizioni politiche a una semplice questione disciplinare, stilando la lista dei dissidenti ‘buoni’, Amati, Casson e Tocci e del cattivo, Mineo”. Durante l’assemblea non c’è stata un’espulsione ufficiale, ma secondo il parlamentare ci sarebbe stato “un chiaro invito ad andarsene”: “Il Pd non espelle nessuno, ma nelle conclusioni ha parlato di incompatibilità tra me e il lavoro del gruppo. Non espulsione, dunque, ma dimissioni fortemente raccomandate. Come deluderlo? Da oggi lascio il gruppo, auguro buon lavoro ai senatori democratici e continuerò la mia battaglia in Senato”.

Il senatore ha poi attaccato il partito di voler mettere un filtro alle richieste di modifica della manovra a Palazzo Madama: “Di fatto il Pd è terrorizzato da questa finanziaria e il capogruppo ha fatto capire come gli emendamenti alla legge di stabilità non siano particolarmente graditi tanto è vero che ha raccomandato ai senatori democratici di presentarli solo ‘previa consulenza’ con il capogruppo della commissione competente”. Il senatore nei mesi scorsi si è più volte scontrato con la linea renziana che, secondo lui, ha distrutto lo spirito originario del partito. “Nel 2013”, ha detto Mineo, “ho accettato la candidatura come capolista in Sicilia e sono stato eletto in Senato con il Pd, partito che allora parlava di una ‘Italia Bene Comune’. Non amo i salta fossi e quando il segretario-premier ha modificato geneticamente quel partito, provocando una scissione silenziosa, aprendo a potentati locali e comitati d’affare, e usando la direzione come una sorta di ufficio stampa di Palazzo Chigi, ho continuato a condurre la mia battaglia nel gruppo con il quale ero stato eletto”. Mineo non ha poi esitato ad attaccare i suoi colleghi della minoranza Pd: “E’ vero che ho votato troppe volte in dissenso. Ed è vero che una nutrita minoranza interna, che sembrava condividere alcune delle mie idee, si è ormai ridotta a un gioco solo tattico, lanciando il sasso per poi ritirare la mano”. Anche per questo motivo, il senatore ha deciso di fare un passo indietro e ha annunciato che continuerà le sue battaglie nel gruppo Misto.