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Gli editori italiani potranno perseguire liberamente in Italia il gigante californiano per la violazione del diritto d’autore, richiedendo la cancellazione dei libri presenti sulla piattaforma Google Books, diversamente da quanto accaduto negli Stati Uniti.

Negli Usa la seconda Corte di Appello di New York ha stabilito che Google Libri non viola il diritto d’autore ma rappresenta invece un “beneficio pubblico”.

Ad accusare Google era l’Associazione degli Autori, che – da quasi dieci anni – porta avanti la sua battaglia per la presunta violazione del copyright dei libri digitalizzati senza il permesso degli aventi diritto. Nel giudizio di secondo grado, i giudici della Corte federale statunitense hanno stabilito che l’operato di Google ricade nell’ambito del fair use, il cui scopo è proprio quello di “consolidare il vero intento del copyright, espandendo la conoscenza a favore del pubblico”, e creando, perciò, un vantaggio per l’intera società.

Pertanto, nel caso di Google Books, non si configura nessuna ipotesi di violazione del diritto d’autore.

Ma, in Italia, l’ineffabile Agcom la pensa diversamente. L’autoproclamato giudice del Web, ha ritenuto infatti che la scannerizzazione dei  libri presenti su Google Books possa costituire violazione del diritto d’autore. L’organo di garanzia nelle comunicazioni, ha deciso infatti di tutelare un soggetto che chiedeva la rimozione dei contenuti dalla piattaforma di Google Books, così chiarendo che il servizio adottato dal gigante californiano è soggetto alla violazione delle norme italiane in tema di diritto d’autore.

L’Agcom ha infatti stabilito nel relativo procedimento che “dalla visione del sito oggetto di istanza (cioè Google books), di cui la società Google Inc. risulta essere gestore e fornitore di servizi di hosting, emerge che è effettivamente presente, alla pagina internet sopra indicata, una riproduzione dell’opera di carattere letterario oggetto di istanza e che la stessa appare diffusa in presunta violazione degli articoli 1, comma 1, 2, comma 1, n. 1), 12, 13 e 16, della citata legge n. 633/41 ( la legge sul diritto d’autore)”.

Violazione del diritto d’autore secondo le norme italiane a tutti gli effetti quella che commette Google, che potrà dunque essere perseguita in Italia. Dunque nessun beneficio pubblico per la diffusione di cultura associato a Google Books, ma solo un illecito. Sulla base di quanto stabilito dall’Agcom, naturalmente gli editori a questo punto, potranno far valere in qualsiasi momento, nei confronti di Big G, il diritto d’autore, chiedendo la rimozione dei testi presenti sulla piattaforma.

Tutto ciò senza il ricorso ad un “fastidioso” giudice che, come si è visto negli Stati Uniti, ha riconosciuto alla piattaforma di Google la funzione di “beneficio pubblico”.