Urgenze create ad arte per truccare appalti del Provveditorato alle opere pubbliche di Milano. Come nel caso di una caserma della Guardia di Finanza allagata o della rottura del tetto dell’Università di Pavia. E’ quanto emerge dalle rivelazioni di un imprenditore nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex vice presidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani, e di un ingegnere del Provveditorato, Angelo Bianchi. E che sono riportate dal Corriere della Sera.

L’imprenditore edile di Pavia Alberto Brera nel giugno 2014 è convocato dal pm Giulia Pezzino e dall’aggiunto Mario Venditti. Deve rispondere di bancarotta. Ma quando si trova davanti ai magistrati di Pavia, racconta: “C’è un sistema nel Provveditorato che io chiamo il tritacarne, perché l’80% di coloro che lavorano là prende tangenti”. Per lavori di “somma urgenza“, sotto i 200mila euro – scrive il quotidiano – “era già noto in anticipo chi si sarebbe di volta in volta aggiudicato il lavoro”. E se l’urgenza non c’era? Nessun problema. Veniva creata. Come alla facoltà di Giurisprudenza di Pavia. Dove Brera ammette di “aver mandato il mio capocantiere sul tetto a spaccare due coppi, così si sono verificate delle infiltrazioni”. L’idea, dice, gli era stata suggerita da un geometra del Provveditorato che in cambio della mazzetta gli aveva affidato lavori per 150mila euro.

Fu lui stesso invece – ricostruisce il Corriere – a inventarsi l’emergenza nella caserma del Comando lombardo delle Fiamme Gialle in via Melchiorre Gioia a Milano. Come? “Creando allagamenti“. Brera racconta che il più “aggressivo” era l’ingegnere Bianchi (indagato a Pavia per concussione) di cui l’imprenditore parla anche con il pm di Milano Giovanni Polizzi, a cui i colleghi di Pavia hanno trasmesso degli atti. Oltre al 4-5%, Bianchi “pretendeva cure dentali gratuite per lui ed i suoi familiari” oltre che “alla ristrutturazione di un palazzotto, e “soggiorni a Montecarlo all’Hotel de Paris”. Non solo. Il Corriere ricostruisce che stando al capo di imputazione, Breara doveva pagare all’ingegnere Bianchi “incontri ogni volta con due prostitute“, il costo per ciascuna era di 1.500 euro per “un’ottantina di volte”.