Nessun conflitto di interessi per la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, rispetto al decreto legge emanato dal governo nell’inverno scorso che ha trasformato le Banche popolari in Spa. Decreto che coinvolgeva anche il Banco dell’Etruria, di cui è vicepresidente il padre del ministro del governo Renzi. Lo ha stabilito l’Antitrust nell’ultima relazione trasmessa al Parlamento, dopo le polemiche che avevano accompagnato il varo del provvedimento. Nello stesso documento, l’Autorità salva anche Lapo Pistelli, passato direttamente da viceministro degli esteri a vicepresidente dell’Eni, una di quelle “porte girevoli” tra politica e grandi aziende che all’estero sono severamente regolamentate.

Per il caso del ministro, l’Autorità garante della Concorrenza e del mercato rileva che Boschi non ha partecipato alla riunione del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2015 che approvò il testo, che in ogni caso riveste un carattere generale. Un’assenza “che di per sé esclude l’applicazione” dell’articolo 1 della legge sul conflitto d’interessi. Ma anche se la ministra fosse stata presente, “si sarebbe dovuto altresì dimostrare che l’adozione del decreto legge da parte della titolare di carica di governo nell’esercizio delle sue funzioni istituzionalì” potesse avere “un’in­cidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare di carica e /o dei suoi congiunti” .

Nessun conflitto di interessi neppure nel passaggio di Pistelli al ruolo di vicepresidente senior dell’Eni dopo aver ricoperto la carica di viceministro degli Esteri, lasciata conseguentemente al momento della nuova nomina, senza quindi che si configuri una cosiddetta incompatibilità post-carica. In seguito a una richiesta di chiarimento dello stesso Pistelli, l’Antitrust ha innanzitutto analizzato “l’esistenza di compiti e funzioni normative e amministrative in capo al dicastero di pertinenza del titolare interessato, idonee ad incidere sul settore operativo di riferimento della società coinvolta”. L’ulteriore aspetto da prendere in considerazione, continua il documento, “è la possibile esi­stenza di rapporti giuridici fra l’istituzione di pertinenza del titolare interessato e la citata società”.

Risultato? Dopo le verifiche, l’Autorità, “ha espresso un pa­rere positivo all’incarico” assunto in Eni da Pistelli, in quanto, “non risultava aver esercitato specifici poteri autoritativi, amministrativi o di regolazione nei settori economici di riferimento di Eni, idonei a sollevare profili di connessione rilevanti ai sensi della legge” sul conflitto di interessi. “Comunque, anche volendo ipotizzare un’astratta connessione con funzioni oggetto dell’attività svolta dal viceministro, si poteva ragionevolmente escludere che tali eventuali connessioni avessero interessato, se non per motivi strettamente istituzionali, il settore di attività ove il Gruppo Eni risulta operare in via prevalente”.