Ecco la lettera che Matteo Renzi non ha (ancora) inviato a Silvio B.

“Caro Silvio, è un po’ che non ci vediamo, ma i molti amici che abbiamo in comune mi assicurano che godi di ottima salute, anche se rosichi perché ti sto rubando il mestiere di leader di Forza Italia. Proprio per questo ti scrivo: per scusarmi con te della concorrenza sleale. Ricordi quando mi proponesti di passare dalla tua parte come tuo delfino? Rifiutai – ora te lo posso dire – perché avevo un’idea migliore: fare le stesse cose che facevi tu, o che volevi fare tu, o che avevi fatto tu e ti avevano cancellato i successori e la Consulta, ma da leader del Pd, visto che il mio partito – non per merito mio – è arrivato primo alle ultime elezioni, mentre il tuo solo terzo.

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Quando la Bce, nell’agosto 2011, ti mandò la famosa lettera con le leggi di austerità da approvare, tu dicesti più o meno che l’Europa doveva farsi i cazzi suoi, mentre io dichiarai al Sole 24 Ore (26.10.2011): “Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Dobbiamo essere coerenti: sulle pensioni è stato un errore del governo Prodi abolire lo scalone-Maroni. Ora ci ritroviamo al punto di partenza. Sono per estendere a tutti il contributivo: non è pensabile che a fronte di un allungamento dell’aspettativa di vita non si faccia nulla. Chiedere a un lavoratore di lavorare un anno o due di più per avere un asilo nido in più, credo sia equo”. Ora tuono un giorno sì e l’altro pure contro l’austerità e dico all’Europa, che pretende addirittura il rispetto degli impegni sul deficit, di farsi i cazzi suoi. Avevi ragione tu, scusami.

Quando il governo Letta, di cui eri alleato indispensabile, obbedì al tuo diktat di cancellare l’Imu sulla prima casa per il 2013, mi scatenai (20.5): “È una cambiale pagata a Berlusconi. Io avrei agito sull’Irpef. L’Imu è il meccanismo che Berlusconi ha avuto per rientrare sulla scena politica, complice un centrosinistra che ha dormito”. Infatti diedi tempo a Letta di rimettere l’Imu con un altro nome (Tasi), poi lo feci fuori per abolirla io, come avevi già fatto tu prima che Monti la ripristinasse. Ora te lo posso dire: avevi ragione tu, scusami.

Ai tempi di Letta, dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum che delegittimava le Camere uscite dalle urne nel 2013, tu dicevi che il governo di larghe intese doveva durare l’intera legislatura. Io invece affermavo (20.5. 2013) che, “fatte la legge elettorale, alcune cose semplici e urgenti per l’economia, bisogna andare a votare al più presto, anche per farla finita col centrodestra e il centrosinistra che fingono di fare a botte come nel wrestling, e poi fanno le cose insieme”. Ma era solo per logorare Letta e prenderne il posto: infatti ora dico anch’io che la legislatura deve arrivare alla scadenza naturale, e chissenefrega della Consulta e del Parlamento delegittimato (anche perché con l’Italicum abbiamo resuscitato tutto il peggio del Porcellum). Avevi ragione tu, scusami.

Quando tu governavi, noi del Pd ti accusavamo di favorire l’evasione fiscale e votammo con entusiasmo la legge di Monti che riduceva a mille euro il tetto per i pagamenti cash. Ora l’ho riportato a 3 mila euro, come ai bei tempi tuoi. Se l’avessi fatto tu, ti avremmo lapidato in piazza. Avevi ragione tu, scusami.

Quando, nel 2001, mandasti l’esercito a bombardare l’Afghanistan, ti accusammo di essere un guerrafondaio agli ordini di Bush. Ora Obama mi ha ordinato di restare a Kabul e io gli ho subito obbedito. Avevi ragione tu, scusami.

Quando il tuo governo pagava i riscatti ai terroristi per far liberare gli ostaggi italiani in Iraq e Afghanistan, noi ti accusavamo di incoerenza. Ora abbiamo pagato 11 milioni ai terroristi per liberare due cooperanti rapite in Siria. Avevi ragione tu, scusami.

Quando, nel novembre 2013, criticavi la legge Severino che imponeva la tua decadenza da senatore dopo la tua condanna definitiva, andai a Porta a Porta e dissi che bisognava rispettarla e che per te era game over. Ora ce ne infischiamo della legge Severino che impone la sospensione degli amministratori locali condannati in primo grado, infatti abbiamo fatto eleggere il condannato e sospeso Vincenzo De Luca a governatore della Campania e per giunta chiediamo le dimissioni della giunta lombarda anche se il presidente Maroni e il vicepresidente Mantovani non sono stati condannati. Avevi ragione tu, scusami.

Nel 2006, quando tu scassasti la seconda parte della Costituzione a colpi di maggioranza per dare più poteri al premier a scapito del Parlamento, io firmai l’appello degli amministratori toscani per il Comitato del No, che poi vinse il referendum confermativo e cancellò la tua riforma. “Dieci sono le ragioni per votare NO”, scrivevamo nel documento: “Un NO a una riforma che stravolge la nostra Costituzione riscrivendo ben 53 articoli… un NO per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rende sostanzialmente inamovibile…”. Ora ho appena scassato la Costituzione a colpi di minoranza riscrivendone ben 45 articoli e, complice l’Italicum, ho conferito al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rendono sostanzialmente inamovibile. Ovviamente stavolta guiderò i comitati del Sì al referendum. Avevi ragione tu, scusami”.

Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2015