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Salis esclusa dal palco al Salone nautico di Genova: se l’obiettivo era oscurarla, è andata esattamente al contrario

Probabile che qualcuno nella catena di comando dell’evento abbia pensato di farsi bello agli occhi di qualcun altro/a cercando di eclissare la sindaca
Salis esclusa dal palco al Salone nautico di Genova: se l’obiettivo era oscurarla, è andata esattamente al contrario
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di Leonardo Botta

“Mi si nota di più se ci sono o se non ci sono?”. Questo sarà venuto in mente a una gongolante Silvia Salis, di cui tanto si parla in queste ore più che del diesel o della legge elettorale. La sindaca di Genova è protagonista di un clamore mediatico che per lei è tutto grasso che cola, derivante dalla sua esclusione dalla cerimonia dal taglio del nastro al Salone Nautico di Genova, a cui hanno invece presenziato, forbici alla mano, la presidente del consiglio Giorgia Meloni e quello della regione Liguria Bucci insieme con il presidente di Confindustria Nautica.

L’immagine ha fatto il giro di tv, giornali, agenzie di stampa e social. Ovviamente si sprecano retropensieri, ricostruzioni e voci di corridoio, anche i più fantasiosi: perché la prima cittadina del capoluogo ligure, ovviamente presente nella sua veste istituzionale al 66esimo annuale appuntamento di quest’importante manifestazione dell’ex repubblica marinara, non è stata invitata a salire sul palco con Meloni e Bucci al momento dell’inaugurazione?

Boh, vallo a capire. O meglio, volendo escludere l’assai inverosimile scusa “Belìn, se semmo scordae!”, si fa presto a fare peccato (come direbbe Andreotti) ma ad azzeccarla: probabile che qualcuno nella catena di comando dell’evento, che magari avrà in antipatia la Salis, abbia pensato di farsi bello agli occhi di qualcun altro/a cercando di eclissare la sindaca per regalare tutta la scena a Bucci ma soprattutto a Meloni. Naturalmente, questa “genialata” ha sortito esattamente (e tafazzianamente) l’effetto opposto!

A proposito di retropensieri: chi non le manda a dire è Dagospia: la testata giornalistica web insinua senza mezzi termini che quell’esclusione aveva lo scopo di evitare di mettere in mostra la quindicina di centimetri di differenza di statura tra Salis e la (“diversamente alta”) Meloni, con gli inevitabili meme che sarebbero fioccati di conseguenza.

Di tutto ciò, naturalmente, la premier non ha colpe: è troppo scaltra per pilotare o condividere una “grezzata” del genere, che avrebbe regalato alla Salis qualche altro punto nei sondaggi di gradimento (infatti le ha subito telefonato per mostrarle solidarietà per l’accaduto). L’unico appunto che si può muovere a Meloni è che, una volta riscontrata l’assenza della sindaca dal palco, avrebbe forse potuto fermare la “macchina” e chiedere che venisse fatta salire: allora il punto l’avrebbe portato lei a casa. Invece ha “pigliato” il palo e, nel successivo contropiede, la sua “avversaria” di schieramento politico ha fatto gol!

In fondo, i migliori (o peggiori) leader hanno conosciuto inattese escalation di popolarità proprio quando i detrattori cercavano di metterli nell’angolo o zittirli: è successo a Salvini, alla stessa Meloni, ora a Vannacci. Lo diceva anche Oscar Wilde: “C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.”

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