In tutte le famiglie c’è un vecchio zio eccentrico. Uno che, dopo una vita passata come impiegato del catasto, completo grigio dal lunedì al venerdì, pullover colorato e jeans nei weekend, una volta andato in pensione si fa crescere il pizzetto e le basette a punta, porta i capelli, radi, in una coda raccolta con un elastico colorato, e si tatua un verso di Sally di Vasco Rossi sul bicipite molle. Avete presente il tipo, ci passate da anni il pranzo di Natale. Lo guardate, sorridete e pensate che in fondo, se uno nella vita ha sempre fatto il suo, sarà ben padrone, da anziano, di fare quello che gli pare, no?

Ecco, se guardando ieri sera in tv Capitani coraggiosi (20% di share), concerto evento che vedeva sul palco la coppia Claudio Baglioni-Gianni Morandi, avete pensato allo zio Oreste che, al prossimo Natale, non mancherà di stupire tutti regalandovi un abbonamento a Youporn, di certo avrete sorriso e vi sarete gustati lo show più eccentrico che il panorama musicale italiano poteva metterci a disposizione. Roba che manco Timothy Leary quando c’era l’LSD poteva ideare.

Perché mettere una vicina all’altra le canzoni di successo di Baglioni e quelle di Morandi richiede uno sforzo intellettivo degno di finire in un film di Peter Greenway, che lo guardi e ti chiedi se sei tu che non capisci o lui che ci prende in giro. A parte il far parte della storia della musica leggera italiana, infatti, i due non hanno nulla in comune. Tanto il cantautore romano ha cercato, nel tempo, di affrancarsi dall’immagine di semplice cantore dell’amore, quanto l’altro è rimasto, anche mentre collaborava con Lucio Dalla, per dire, un’icona di uomo semplice, di paese, simpatico e alla mano (i passaggi in cui si è scherzato sulle sue mani giganti, sia detto en passant, erano spaventosi nel loro essere bassi).

Morandi è diventato un idolo della generazione 2.0 per il suo modo gentile e furbo di usare la rete, re indiscusso di Facebook, ma le cui canzoni restano monodimensionali, da cantare in pullman mentre si va a San Giovanni Rotondo per chiedere la grazia a Padre Pio. Vederlo lì con Baglioni, sullo stesso palco, alternarsi sul proprio repertorio, con incursioni nel repertorio altrui, ha lasciato sgomenti. Perché va bene essere dei grandi della nostra canzone, chi in un modo chi in un altro, ma il cacio con la cioccolata, ottimi sapori, insieme non dicono niente.

Morandi ha fatto il suo, nel proprio mondo, ma quando si è spostato in quello di Baglioni ha fatto chiaramente capire perché gioca molto sulla simpatia. D’altro canto, Baglioni, si suppone si sia avvicinato a Morandi per sopperire ad alcune mancanze in fatto di nuovo repertorio. Il tutto è apparso sghembo, squilibrato, con Baglioni a fare il cinico colto e Morandi il sempliciotto di Monghidoro. Belle canzoni, specie quelle di Baglioni, ma eseguite in maniera non perfetta, anzi. Unico momento da salvare (lo zio che regala l’abbonamento a Youporn), l’arrivo sul palco di JAx e Fedez. In quel momento nessuno può aver pensato che zio Oreste, in fondo, non ci stia amabilmente prendendo per i fondelli. Noi, che amiamo la musica italiana, e che con le canzoni di Baglioni ci siamo cresciuti, subendo un po’ anche quelle di Morandi, preferiamo ricordarli quando non scherzavano, perché loro mica facevano gli impiegati al catasto, detto con rispetto per i suddetti, ma scrivevano pagine e pagine della nostra cultura popolare.