La Procura di Roma apre un fascicolo sulle spese del sindaco di Roma. Marino però passa al contrattacco: annuncia una pioggia di querele e rivendica la “straordinaria operazione trasparenza” sulle spese effettuate con la sua carta di credito. Ma si scopre ora che è tale solo perché nessun altro sindaco la usa o si trova a dover rendicontare tanto. E nel frattempo, dai 500 e più scontrini, saltano fuori nuovi dettagli, come la spesa per i fiori che il sindaco porta alla redazione di Charlie Hebdo sulle sue gambe ma mette in conto ai romani. Intanto è furioso, il sindaco di Roma. Non ci sta a ripiombare nell’incubo di Pittsburg, la storia di note spese anomale e rimborsi irregolari che nel 2002 si risolse con le dimissioni del chirurgo dall’università americana e dall’Ismet di Palermo.

Anche allora, come oggi, parlò di un “piano per farlo fuori” da sventare alzando il vessillo dell’onestà contro la macchina del fango. Che si dice pronto a perseguire in ogni sede, pur di bloccare ulteriori ricostruzioni ritenute “offensive, orientate da interessi politici e prive di fondamento”. Solo che stavolta ad occuparsene sarà la magistratura capitolina che ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, sulla base degli esposti depositati dalle opposizioni.

“E’ tutto online”, insistono da Palazzo Senatorio che ha messo in rete la rendicontazione dei primi anni di mandato. “Si tratta di un gesto di trasparenza e novità assoluta per un comune italiano”, rivendicano gli uffici del sindaco. In realtà non è proprio così. L’iniziativa non ha precedenti, è vero, ma per il semplice fatto che gli altri sindaci delle grandi città hanno rinunciato da un pezzo alla carta di credito istituzionale e non hanno più nulla da rendicontare. A Milano, Giuliano Pisapia non ha speso neppure un euro attraverso la sua, perché vi ha rinunciato fin dall’inizio del mandato. Idem per Napoli, dove Luigi De Magistris non ha neppure ritirato la propria e tutte le spese sono autorizzate preventivamente dagli uffici. Piero Fassino l’ha usata, ma nel 2014 ha speso 2mila euro e non i 22.490 euro contabilizzati nello stesso anno da quella di Marino. Anche Renzi da sindaco ha rottamato il bancomat comunale.

A raccontarlo è Il Messaggero che spiega le altre peculiarità della carta di Marino. La prima è che ha un portafoglio maggiorato, perché a pochi mesi dalla sua elezione il plafond mensile è stato portato da 10 a 50mila euro al mese. La seconda sono i giustificativi a posteriori. Le spese per cene, pernottamenti, biglietti e altro vengono direttamente anticipate dalle casse del Campidoglio e solo successivamente autorizzate dalla dall’Ufficio del Cerimoniale e Relazioni Internazionali. Si tratta quindi di soldi pubblici che vengono spesi prima di essere autorizzati dagli organi di controllo. In pratica una carta di credito aziendale. Solo Marino però, a quanto pare, vola in mezzo mondo sulla carta di credito.

Nella lista non ci sono solo i biglietti aerei da Milano a Città del Capo, da Madrid a Boston, e ancora Londra, San Francisco, Parigi e Vienna. Tra gli scontrini pubblicati in nome dell’operazione onestà di Marino spunta anche una ricevuta per un bouquet di fiori comprato a Parigi su cui non sarà la magistratura a dover dare un giudizio ma l’opinione pubblica. Perché? Marino era in missione nella capitale francese il 4 e 5 febbraio. Era lì per una conferenza all’Urban Land Insitute, alla quale hanno preso parte “investitori, gestori patrimoniali, urbanisti e funzionari pubblici”. Conto: 1.036,98 euro. Ma oltre al pernottamento (per due) all’Hotel Cayré da 427 euro e il biglietto aereo da 499 euro ci sono anche cento euro di fiori. Sono quelli che Marino ha portato alla redazione di Charlie Hebdo assaltata dai terroristi il 7 gennaio. Il sindaco tira fuori tutta la sua sensibilità e coglie l’occasione della trasferta per portare di persona un mazzo di fiori ai sopravvissuti al massacro. Gli occhi del mondo da un mese erano fissi lì, sulla sede assaltata a mano armata. Quando arriva al VII Arrondissement, Marino si ferma all’Atelier Flash Fleurs di rue Bausse, a due passi, e acquista il bouquet. Quel gesto di solidarietà non passerà inosservato. Peccato scoprire ora che a incassare gli applausi del bel gesto fosse il sindaco di Roma. E a pagarlo siano stati i romani.