L’Italia è pronta ad assumere un ruolo guida in Libia per affrontare la questione immigrazione e stabilizzare la crisi in quell’area. Ma l’Europa non deve cedere alla paura. Il presidente del Consiglio ha parlato per 20 minuti all’assemblea generale delle Nazioni Unite, dove – dall’emergenza migranti al pericolo dell’Isis che “ormai è alle porte” – ha chiesto un maggiore impegno della comunità internazionale per affrontare quelle crisi che rischiano di dividere e travolgere il Vecchio Continente.

Davanti ai leader mondiali, il capo del governo ribadisce che l’Italia farà la sua parte. A partire proprio dalle questioni che più le stanno a cuore e che di fatto sono strettamente intrecciate tra loro: conflitti regionali in Africa e nell’area mediorientale, terrorismo e flusso senza precedenti di rifugiati. “Siamo pronti ad assumere un ruolo guida in Libia”, annuncia (anzi, ribadisce) il capo del governo, spiegando come “l’Italia è pronta a collaborare con un governo di unità nazionale nei settori chiave e ad assumere, se il governo libico lo chiederà, un ruolo guida per un meccanismo di assistenza e stabilizzazione con il sostegno della comunità internazionale”.

Insomma, “l’Italia farà la sua parte”, afferma Renzi, rivendicando quanto il nostro Paese ha già fatto e sta facendo. “Porto la voce degli italiani, un popolo generoso e responsabile che si impegna nel salvataggio di migliaia di fratelli e sorelle nel cuore del Mediterraneo”, rivendica, ricordando le tante vittime che trovano la morte in mare ma anche i tanti bambini nati sulle navi italiane che hanno salvato la vita alle loro madri: “Per tanti di quei bambini che non ci sono più, voglio ricordare dei nomi di cui non parla nessuno: Diabam, Salvatore, Idris Ibrahim, Francesca Marina. Sono alcune e alcuni dei bambini nati a bordo delle navi della Marina militare italiana e della Guardia costiera che hanno salvato migliaia di donne e in alcuni casi” hanno permesso loro “di dare alla luce un figlio proprio sulla nave, grazie al lavoro straordinario di miei connazionali di cui sono orgoglioso”. Il nostro Paese – sottolinea il premier – è stato il primo a cogliere “la dimensione reale di ciò che stava succedendo nel Mediterraneo“. Mentre altri leader europei hanno rifiutato di confrontarsi con questa emergenza fino all’ultimo, pensando che fosse solo un problema dei Paesi periferici della Ue.

Ora le cose stanno cambiando, e Renzi – che ricorda di essere cresciuto nell’Europa che ha abbattuto il muro di Berlino – ribadisce come di fronte alla tragedia dei migranti “l’idea di veder sorgere nuovi muri è intollerabile“: “L’Europa è nata per abbattere i muri, non per edificarli”. Dunque, il dialogo e la forza della politica devono prevalere. Non solo in Europa, ma – afferma il premier – ovunque nel mondo ci siano conflitti e crisi: dalla Siria, dove bisogna evitare di ripetere gli errori fatti in Libia, al Medio Oriente, dove Renzi ribadisce la bontà della soluzione dei due Stati. “Solo attraverso il dialogo e il negoziato possiamo dare un futuro alle nuove generazioni”, ammonisce il presidente del Consiglio, sottolineando la necessità di “ridare parola alla politica”.

C’è poi il capitolo estremismo, con l’Isis che Renzi definisce come “un nemico pericoloso oramai alle nostre porte”: inutile, sottolinea, negare la realtà. Come non lo fa l’Italia – spiega – che proprio per questo si candida a guidare le operazioni in Libia. Ma il premier parla anche dei rischi legati al web, sempre più strumento non solo di opportunità ma anche di propaganda, reclutamento e formazione dei foreign fighter e dei terroristi fai da te.

Renzi infine rilancia la candidatura dell’Italia come membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, con l’obiettivo anche di avere più influenza su temi come quello dei diritti umani, dei diritti delle donne e della pena di morte. A proposito di quest’ultimo tema cita anche l’appello di papa Francesco davanti al Congresso americano: “L’Italia – afferma il premier – non si stancherà mai di lavorare per la moratoria sulla pena di morte”.