Seconda puntata per le audizioni di XFactor 9, seconda infornata di talenti e brocchi clamorosi, sapientemente mixati nel solito montaggio brioso che fa della prima fase del talent di SkyUno un appuntamento decisamente piacevole per il pubblico televisivo del giovedì sera. Ma dalla prossima settimana, le cose saranno decisamente più complicate, per il fiore all’occhiello dell’intrattenimento Sky. Sì, perché su Canale5 torna, dopo un anno di più che giustificato stop, il Grande Fratello. Il padre di tutti i reality contro il padre di tutti i talent, Mediaset contro Sky, Cristiano Malgioglio contro Mika. Una guerra dei mondi in piena regola, un redde rationem tra due modi di intendere la tv che si stanno pericolosamente incrociando ormai da tempo e che sembrano arrivati davvero allo scontro finale. Roba da Freddie contro Jason, Alien contro Predator, Totò contro Maciste, Pappalardo contro Zequila. Scherzi a parte, in ballo c’è tanto, tantissimo, di questa stagione televisiva. Per chi considera il piccolo schermo un fastidioso elettrodomestico che distrae il popolo da più alte attività intellettuali, magari si tratterà solo dell’ennesima partita tra due programmini leggeri, senza troppe pretese. Chi, invece, ha contezza di cosa ci sia in ballo in questo particolare momento nella storia della tv italiana, sa che questa disfida è qualcosa di molto affascinante, pieno di spunti simbolici da tenere in considerazione.

Innanzitutto, come dicevamo, è uno scontro ormai “generazionale”. Il Grande Fratello è nato nel 2000, su Canale5, condotto da Daria Bignardi e con personaggi all’epoca dirompenti come il compianto Pietro Taricone o Salvo il pizzaiolo, Marina La Rosa o Rocco Casalino. XFactor, invece, è arrivato qualche anno dopo, nel 2008, ma il vero spartiacque per la versione italiana del format di Simon Cowell è datato 2011, con il passaggio da RaiDue a Sky. Il GF, nel corso degli anni, ha mostrato tutti i limiti di un programma che ha travolto e sconvolto la tv ma che, giocoforza, è stato superato dagli eventi. Le ultime stagioni, poi, hanno confermato una parabola discendente con concorrenti sempre più “sgamati” e magari provenienti da altre fucine catodiche di “morti di fama”, alla ricerca di serate in discoteche, gettoni di presenza e un briciolo di notorietà da nightlife in Riviera. Non c’è più l’esperimento sociologico, non c’è più la curiosità di vedere le reazioni di perfetti sconosciuti rinchiusi in una casa per mesi. Dal 2000 a oggi, abbiamo rinchiuso qualunque tipo umano a favore di telecamera, spremendo fino all’ultima goccia un genere che prometteva di essere senza fondo e invece pare non farcela più. L’anno di stop deciso da Mediaset è stato saggio, perché non aveva più senso, perché non funzionava più, perché era arrivata l’Isola (andata decisamente bene). Ora il Biscione ci riprova, tentando una connessione fortissima con i contenitori nazionalpopolari di Barbara D’Urso, a mo’ di traino quotidiano per tenere viva l’attenzione. Alla conduzione, confermata Alessia Marcuzzi, con la strana coppia Claudio Amendola – Cristiano Malgioglio come opinionisti.

Dall’altro lato della barricata televisiva, con meno patemi perché gli abbonati quelli sono e non si può certo puntare al 20% di share, la corazzata XFactor, quella che “piace alla gente che piace”, quella ultrasocial, quella dei fan di Mika e di Fedez. È generazionale, appunto, lo scontro che partirà giovedì prossimo. XFactor, ovviamente discutibile come qualsiasi altro prodotto televisivo, ha però il pregio di tentare di correre dietro una contemporaneità che il Grande Fratello sembra aver perso da tempo. È operazione paracula, Xfactor, e su questo nessun dubbio. Ma funziona, continua a funzionare e questo è un fatto. A Mediaset lo sanno bene, e con l’ultima edizione dell’Isola dei Famosi hanno dimostrato di saper fare qualche passetto avanti, volendo, fermo restando che il target resta in gran parte diverso e che quindi il livello qualitativo è giocoforza tendente verso il medio-basso. Il montaggio brioso, la colonna sonora cool, interessano agli utenti dei social, e nemmeno a tutti, quindi in questo senso hanno ragione coloro i quali, a Cologno, continuano a ignorare le finezze tecnico-narrative, concentrandosi sulla ciccia.

Ma è scelta di campo, di metodo e di merito, che porta con sé, come ovvia conseguenza, il sacrificio della qualità sull’altare del nazionapopolare tendente al trash. Giovedì sera, c’è da giurarlo, i social network saranno il terreno di scontro (acidissimo, perché sui social si fa così o non si fa) di due scuole di pensiero, di due branchi, di tue tribù. Se le daranno di santa ragione, ma nel mezzo, si spera, ci sarà chi analizzerà con un certo distacco obiettivo i due “prodotti”. Senza pregiudizi, ma con convinzioni granitiche.