Casa per ferie della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe, a Roma, quartiere Gianicolense. Le finestre sono chiuse, una telecamera che guarda il cancello e per entrare bisogna bussare. É la prima struttura dell’elenco fornito dal Comune di Roma (dopo mesi di richieste) al consigliere e presidente dei Radicali italiani Riccardo Magi, che contiene le strutture ricettive religiose della città. Quelle che si rifiutano di pagare Imu, Tasi e Tari, o almeno non lo fanno regolarmente.

Le figlie di San Giuseppe – che alla casa per Ferie (prezzo medio per una singola, a notte, 45-65 euro) hanno anche annessa una scuola paritaria – dovrebbero pagare 442 mila euro di tasse. Hanno in corso un contenzioso con il Comune e per questo non vogliono parlare. La porta della struttura è trasparente, con uno stemma da albergo.

C’è la reception, i tavolini e le sedie per aspettare. Statue di Santi, Vangeli e Bibbie disseminati in ogni angolo. Le suore ricevono in una sala con un divano e due poltroncine. Poi in un’altra. Un altro divano, altre due poltroncine e una cristalliera. Sono 15, molte indiane ed erano convinte, fino all’anno scorso, di non dover pagare. Dicono che la loro scuola, è sfavorita rispetto a quelle statali e che non si arricchiranno con il Giubileo: poche prenotazioni. C’è crisi per tutti.

I religiosi che devono cifre a cinque zeri
“L’elenco dei presunti evasori del Comune proviene dal dipartimento risorse economiche – spiega il consigliere Riccardo Magi – Per la prima volta ci sono dati ufficiali che documentano che queste strutture sono commerciali”. Il soggiorno si può spesso prenotare e pagare su Internet e i prezzi sono quelli di mercato. Per il Comune, un’elusione sistematica di Ici, Imu, Tasi e Tari.

Ci spostiamo in via Aurelia, vicino al Vaticano, che ospita decine di strutture. Al civico 325, oltre un cancello automatico e il controllo del portiere, tra palazzine e Bed & Breakfast, si arriva alla Casa d’Accoglienza Piccole Ancelle di Cristo Re. Alla reception, un uomo risponde al telefono e spiega modalità di pagamento e servizi. All’accoglienza c’è una suora e nella hall, si intravede un Cristo dipinto alla parete: “Il Comune diffonde liste insensate. Non abbiamo ricevuto contestazioni ufficiali. E vorrei che mi spiegassero con precisione quale legge ci impone di pagare l’Imu”. Il contenzioso con il Comune delle Piccole Ancelle di Cristo Re vale 320 mila euro.

Le circa 280 strutture monitorate dal Comune sono controllate da 246 congregazioni. Di queste, 93 non hanno mai versato l’Imu dovuta, 94 lo hanno sempre fatto e gli altri 59 hanno versato in maniera irregolare. “Si trincerano dietro la scusa che sono attività sociali, invece nascondono un impero per i turisti – spiega Magi – Il Giubileo inizia tra poche settimane e la città, che non ha ricevuto fondi dal governo, dovrà affrontarlo solo con i soldi dei cittadini”.

Prima del decreto Monti del 2012, erano esenti dal pagamento delle tasse sugli immobili quelle strutture che prevedevano una zona adibita ad altre attività, come quelle di culto. Bastava una cappella per evitare il fisco. Dal 2012, invece, l’esenzione è stata prevista solo per le strutture in cui si svolgono attività con modalità non commerciali, o i servizi vengono offerti gratuitamente o a un pezzo inferiore alla metà di quello di mercato nella zona. “Ovviamente tutte le strutture dichiarano di fare attività non commerciali, e tocca all’amministrazione accertarlo – spiega Magi – Poi si deve contestare, discuterne di fronte a una commissione tributaria a cui presentare le prove. E invece è chi chiede l’esenzione che dovrebbe dimostrare di averne bisogno”.

Nell’elenco degli arretrati Tarsu, rientra anche la “Domus Sessoriana”: il sito Internet la descrive come una struttura con stanze ricavate dalle celle del Monastero annesso alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. È un autentico hotel, la doppia costa 120, la superior 140 euro e dalle foto si intravede anche una piccola piscina e una bella fontana. “Villa Irlanda”, invece, si trova a pochi metri dal Colosseo. Non deve nulla al Comune, come la Domus Carmelitana nel rione Prati. Gestite da ordini religiosi, si sono trasformate in poco tempo in alberghi di lusso a tutti gli effetti. L’elenco è lungo e include anche conventi, scuole e strutture ricreative: la Congregazione delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia ha un contenzioso di 334mila euro, le Suore Oblate del Bambin Gesù con più di 694mila euro e la Congregazione delle Mantellate Serve di Maria che arrivano a un contenzioso superiore a 1.163.593 euro. Sommando tutto le voci dell’elenco, si arriva a oltre 19 milioni di euro.

Le suore: “Pretendono troppe imposte”
Lungo le mura Aureliane, vicino all’ospedale Bambin Gesù, le suore missionarie Pallottine ammettono: “Ospitiamo in media 70 persone e non vogliamo pagare l’Imu perché il Comune pretende troppo: 5mila euro al mese di tasse di soggiorno, 25mila euro all’anno di rifiuti. Ci hanno catalogato come hotel solo perché abbiamo l’aria condizionata e ridipinto le pareti. Non guadagnamo nulla e le tariffe non possono essere inferiori a quelle degli altri. Altrimenti la struttura non regge”.

dal Fatto Quotidiano del 10 settembre 2015