Una collaborazione tra Al Qaeda e lo Stato Islamico per combattere la coalizione occidentale che, presto, potrebbe veder aumentare il numero e la forza dei propri attacchi in Siria e Iraq. Un’alleanza limitata e temporanea, in nome di una causa comune, che però non porterà mai al riconoscimento di Isis da parte di Ayman al-Zawahiri. Concetti, questi, espressi proprio dal numero uno di Al Qaeda in un messaggio audio diffuso su internet, considerato attendibile da diversi osservatori: “Noi non riconosciamo questo Califfato”, ha precisato il medico egiziano, aggiungendo però che “nonostante il grande errore (lo Stato Islamico), se mi trovassi in Siria o Iraq adesso coopererei con loro per combattere i crociati, i laici e gli sciiti, anche se non riconosco il loro Stato, perché il problema è più grande anche di quello”.

Dai riferimenti presenti nel messaggio, si pensa che l’audio sia stato registrato almeno 8 mesi fa. Ma le parole di al-Zawahiri vengono diffuse solo oggi, 9 settembre, in un momento cruciale della guerra nei due Paesi mediorientali, con Francia, Gran Bretagna e Australia pronte a unirsi ai Paesi che stanno effettuando raid aerei in Siria e Vladimir Putin che sta già fornendo armi e addestramento militare alle truppe del governo di Bashar al-Assad. Per diventare realtà, la proposta del leader egiziano dovrà però ricevere il benestare dei gruppi locali legati al proprio movimento, uno su tutti Jabhat al-Nusra guidato da Abu Muhammad al-Jawlani, e soprattutto dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Una stretta di mano tra queste che sono le principali forze in campo nello scenario siriano e iracheno stravolgerebbe gli equilibri in campo e potrebbe portare presto alla caduta del regime degli Assad e all’allargamento dei territori in mano alle forze jihadiste in Iraq.

Di alleanza si era già parlato ad aprile, durante l’assedio dei jihadisti al campo profughi palestinese di Yarmouk, nella periferia di Damasco. Un’alleanza che, però, non si è mai veramente concretizzata e che sembrava possibile solo tra piccoli gruppi locali. Le parole di al-Zawahiri, invece, rappresentano una novità e aprono a una collaborazione che, sia dal punto di vista geografico che temporale, è da considerarsi sempre limitata, ma che riguarderebbe due tra i più importanti conflitti attualmente in corso che coinvolgono Al Qaeda e lo Stato Islamico.

Segno che il numero uno dell’organizzazione terroristica internazionale è disposto anche a strizzare l’occhio all’ex membro, oggi rivale, al-Baghdadi pur di non fallire due obiettivi: portare alla definitiva caduta del regime di Assad e contrastare l’imminente e rafforzata offensiva occidentale in Siria e Iraq che, tra poche settimane, potrebbe contare sull’appoggio di Francia, Gran Bretagna e Australia, con la Russia a sostegno del governo di Damasco.

Un’occasione che il leader di Al Qaeda non sembra voler perdere, in una fase del conflitto che vede i movimenti jihadisti ancora capaci di reggere sotto la pressione dei bombardamenti della coalizione e il governo siriano che, invece, si trova in uno dei suoi periodi più bui e da più parti considerato vicino alla caduta.

Un’eventuale collaborazione tra Isis e al-Qaeda sui campi di battaglia iracheni e siriani risolleverebbe anche l’immagine del gruppo guidato da al-Zawahiri, sempre più oscurato dall’attrattività del messaggio e delle immagini diffuse dai miliziani in nero dello Stato Islamico. Combattendo al fianco degli uomini di al-Baghdadi, pur ribadendo l’illegittimità del Califfato, i qaedisti potrebbero tornare ad attrarre le frange più giovani e radicali del mondo jihadista che negli ultimi mesi, non solo in Siria e Iraq, hanno mostrato di preferire lo Stato Islamico.

Chi più rischia di perdere da un accordo del genere è proprio l’autoproclamato califfo e tutto il movimento di cui è a capo. Un’alleanza con Al Qaeda, gruppo di cui ha fatto parte per anni e dal quale si è separato nel 2014, macchierebbe l’immagine del leader che in passato ha dichiarato guerra all’Occidente, ad Assad, ma anche a tutti quei gruppi jihadisti che non sposano totalmente la causa del Califfato.

Twitter: @GianniRosini