L’ex boss della banda della Magliana Maurizio Abbatino è uscito dal programma di protezione per i pentiti. Una notizia che potrebbe aver reso felici molti “vecchi amici” che “Crispino” con le sue parole ha fatto finire in galera. Per lo Stato, però, i processi in cui ha testimoniato sono finiti da molti anni e dunque non corre più pericoli per la sua vita. La decisione, riportata dal quotidiano romano il Tempo, arriva a soli due mesi dall’inizio del processo che vede alla sbarra gli indagati di Mafia Capitale, tra questi il presunto capo dell’organizzazione Massimo Carminati, che “Crispino”, dopo aver “saltato il fosso”, ha tirato in ballo in più di un’occasione, soprattutto parlando della banda e dei legami con alcuni dei misteri italiani: dall’omicidio del giornalista di Osservatorio politico Mino Pecorelli alla strage alla stazione di Bologna.

Abbatino, 61 anni, si trova tuttora agli arresti domiciliari in una località protetta. La decisione di revocarli la protezione è arrivata dalla Commissione centrale del ministero dell’Interno, dopo il parere favorevole della Procura di Roma, della Procura nazionale antimafia e della Dda. I suoi difensori hanno fatto ricorso al Tar chiedendo l’immediata sospensione del provvedimento, visto che la malavita romana sta attraversando un delicato momento storico. E a nella Capitale non sono poche le persone che hanno motivi per avercela con “Crispino”.

Sì, perché dopo gli omicidi di Franco Giuseppucci e Renatino De Pedis, l’eredità della Magliana passò nelle mani di “Crispino”. Anche se all’inizio degli anni Novanta quello che rimaneva della banda era solo un frattaglia di gruppi in lotta fra di loro. “Crispino”, latitante in Venezuela, sempre più stanco della vita da bandito e isolato dagli ex sodali che gli avevano perfino ucciso il fratello, venne arrestato dagli uomini della Mobile e della Criminalpol a Caracas, nel gennaio del ’92. Quando venne estradato, a Roma tremarono in molti. E a ragione, perché Abbatino si mise subito a collaborare con i magistrati.

Le sue parole si tradussero nella maxi operazione “Colosseo” che nel ’93 portò all’arresto di 40 esponenti della Magliana – tra cui Carminati – che per la prima volta venne processata come gruppo unico. Ma “Crispino” non raccontò solo dei traffici di droga da strada o dei regolamenti di conti di basso livello. Parlò dei rapporti con le altre organizzazioni criminali, di quelli con l’estrema destra e di quelli con i salotti della Roma bene. Non solo. Testimoniò infatti anche ai processi per l’omicidio Pecorelli (ucciso il 20 marzo ’79, a Roma) e per la bomba del 2 agosto ’80.

Misteri in cui “Crispino” tirò in ballo il “Cecato”. “A sparare fu Massimo Carminati, componente della banda. Era presente anche il mafioso Michelangelo La Barbera. L’assassinio fu fatto per fare un favore a Claudio Vitalone” disse l’ex boss ai giudici di Perugia che tentarono di far luce sull’assassinio del giornalista, come riporta il Tempo. Carminati, però, è sempre uscito pulito da indagini e processi su quei misteri italiani. E adesso che Abbatino è rimasto senza guardie del corpo in divisa, qualcuno potrebbe ricordarsi delle sue parole.