Dopo tre pareggi di fila, l’Italia torna alla vittoria. Tre punti in più, attacco della Norvegia respinto, aggancio (e sorpasso tecnico) alla Croazia fermata dall’Azerbaijan e qualificazione un po’ più vicina. Ma non c’è null’altro da salvare nei novanta minuti di Firenze contro Malta. Troppa fatica e poco spettacolo, geometrie semplici e scarsa aggressività in partenza rendono l’assalto alla piccola Malta una via crucis sbloccata dal solito Pellè, con la complicità di un braccio, a metà del secondo tempo. Sì, per oltre un’ora i maltesi tengono botta all’undici di Conte e in un paio di occasioni fanno scorrere brividi lungo la schiena del ct che non può essere contento della prestazione dei suoi.

Cosa avrà pensato durante e detto subito ai suoi subito dopo, Conte, riguardo un primo tempo da dimenticare? Il dominio territoriale nella prima mezz’ora è totalmente sterile. Pellè ci prova due volte in un quarto d’ora, mentre Eder si lamenta per un fallo di mano (plateale) in area. Il 4-3-3 proposto da Conte con l’oriundo e Gabbiadini esterni non riesce ad aprire la difesa maltese arroccata dietro la linea della palla, complice anche un centrocampo senza inserimenti di Bertolacci o invenzioni di Pirlo e Verratti ad allargare il campo. Anzi, poco dopo la mezz’ora la squadra di Ghedin fa capolino dalle parti di Buffon con un mezzo-liscio di Chiellini e due percussioni del carneade Effiong che in contropiede si beve in due occasioni i difensori bianconeri. Solo poco prima dell’intervallo l’Italia sfiora davvero il vantaggio con una percussione di Eder, bravo a sganciare un tiro a fil di palo. Davvero troppo poco per la caratura tecnica dell’avversario. Gli appena diecimila spettatori di Firenze non trattengono qualche fischio di disapprovazione.

Pressione e aggressività crescono dopo l’intervallo, con Conte che toglie Bertolacci per inserire Parolo. Gli azzurri assediano per un quarto d’ora la trequarti e impensieriscono più volte Hogg. Finalmente si corre sulle fasce. Malta si salva anche con un po’ di fortuna, come sul tiro perfetto di Gabbiadini che si stampa all’incrocio dei pali. La presenza degli azzurri è costante, sempre più pericolosa. Manca solo una spintarella alla difesa per andare giù. L’occasione arriva su un rinvio sbilenco, raccolto da Candreva. Il laziale, entrato da poco al posto di Gabbiadini, ha tutto il tempo di controllare e crossare per la testa di Pellè, che colpisce con il braccio e segna, complice il buco creato da Hogg con un’uscita scellerata. Tolta di dosso la tensione, gli uomini di Conte crescono. Darmian spinge sistematicamente sulla destra e crea dal fondo ma in mezzo manca spesso lo spunto o la precisione. Come all’andata decide l’attaccante leccese, decisivo anche contro la Bulgaria, ma l’Italia non convince fino in fondo e l’ipotetica formazione base da schierare in Francia in caso di qualificazione resta avvolta nel mistero tra esperimenti e mancanza di certezze da centrocampo in su. Il primo posto è momentaneamente in tasca, ma dopo tre pareggi consecutivi, vista la caratura dell’avversario, era lecito attendersi ben altro tipo di prestazione.