Chiuso anche questo calciomercato estivo – tra affari fatti, non conclusi, sfumati all’ultimo secondo e presunti colpi come gli ultratrentenni Hernanes e Felipe Melo alla Juventus e all’Inter – se si analizzano le cifre c’è qualcosa che non torna. Molto non torna. Affidandoci ai rigorosi numeri proposti dal portale Trasnfermarkt per i cinque maggiori campionati europei, si scopre che in Premier League sono stati spesi 1,04 miliardi di euro e incassati 561,21 milioni, con un disavanzo di -481,52 milioni. In Serie A spesi 577,2 milioni e incassati 493,18 per un disavanzo di 84. Nella Liga spagnola spesi 571,55 e incassati 387 per un segno meno di 184,5. In Bundesliga escono 411,43 milioni e ne entrano 479 con un guadagno quindi di 67,62. In Ligue 1 infine se ne spendono 306,55 a fronte di entrate per 349,95 con il segno più a 43,40.

Da qui si evince che la Premier League oramai la fa da padrona dal punto di vista economico, spendendo quasi come le due inseguitrici messe insieme, che in Inghilterra, Spagna e Italia si continua a spendere (molto) più di quello che si incassa. Che in Germania continua invece la linea di una positiva austerity calcistica e che in Francia chiuso il capitolo del Monaco (spesi 84 e incassati 110) c’è solo il Psg (spesi 116, incassati 17) che investe. Nello specifico poi si vede che le squadre che hanno speso di più sono state Manchester City (204 milioni), Valencia (142), Atletico Madrid (139,5), Juventus (127), Psg (116), Liverpool (111), Milan (91), Real e Manchester United (89,5), Inter e Bayern (86). E quelle con il disavanzo peggiore sono Manchester City (136 milioni), Valencia (99), Psg (92), Milan (81), Real (74,5), Newcastle (64,5), Bayern (54,5) e Juventus (52). Fin qui tutto bene.

C’è però un altro dato che non va assolutamente. Se si conta il numero dei giocatori che hanno cambiato maglia tra luglio e agosto 2015 si vede come in Premier siano stai fatti 367 acquisti e 374 cessioni, in Liga 390 e 352, in Ligue 1 311 e 283 e Bundesliga 281 e 225. In Italia invece, nella sola Serie A, ci sono stati 1290 acquisti e 774 cessioni. In pratica in Italia, a fronte di esborsi alti ma comunque minori di Spagna e Inghilterra, si sono mossi più cartellini che in Inghilterra, Spagna e Francia messe tutte insieme. Questa pratica potrebbe essere tranquillamente descritta come “modello Parma”. Dove il modello è tutt’altro che positivo, prendendo il nome dagli assurdi mercati che la società emiliana ha fatto negli ultimi anni, con centinaia di giocatori comprati e rivenduti, evidentemente per motivazioni che non erano puramente tecniche, e che l’hanno portata al fallimento.

A scendere nello specifico poi, analizzando tutto il panorama europeo, si scopre che nelle prime dieci posizioni per il numero di calciatori acquistati ci sono dieci squadre italiane. La Juventus ne ha presi 123, l’Atalanta 97, il Chievo 91, l’Inter 86 e la Sampdoria 71. Uguale il capitolo cessioni, dove le prime nove squadre sono italiane (Juve 68, Chievo 58, Inter 54 e così via) e la decima è sì spagnola, ma è il Granada dei Pozzo, e quindi di proprietà italiana. Ora, dato che sul Fatto Quotidiano avevamo analizzato come, nell’anno del fallimento del Parma, ben diciannove squadre sulle venti di Serie A (escluso il Napoli) non avrebbero potuto iscriversi al campionato stanti i loro bilanci, e che questo è accaduto solo perché la Covisoc ha potere esclusivamente di vigilanza ma non di intervento, sarebbe il caso che qualche autorità (Lega, Federcalcio, Coni, Governo?) intervenisse in tal senso. Questi numeri sono sì leciti, ma non giustificabili in alcun modo.

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