Napoli, rapina in supermercato: un morto

“Perché non si è fatto gli affari suoi???… Se l’è cercata“. E’ il retropensiero che in molti fanno in queste ore leggendo la notizia dell’uccisione di Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, che accortosi di una rapina non ci ha pensato su due volte ed è intervenuto con slancio, coraggio e in disprezzo del pericolo.

Aveva appena terminato di fare la spesa al supermarket vicino casa, insieme a sua figlia di quasi due anni: la più piccola dei suoi tre figli. Ha notato i criminali puntare le pistole contro gli addetti alle casse, non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi. E’ tragedia, orrore, dramma a Castello di Cisterna in provincia di Napoli. Anatolij Korov si è avventato su uno dei rapinatori. Lo ha disarmato e bloccato a terra. Il complice è intervenuto nel modo più vigliacco, bastardo, criminale che si possa immaginare. Pistola in pugno – a distanza ravvicinata – ha esploso contro un uomo disarmato numerosi proiettili. Anatolij Korov è stato centrato al petto e a una gamba. Pochi istanti – privo di vita – stramazzato davanti alle casse, in una pozza di sangue. Un’esecuzione di morte avvenuta sotto lo sguardo della figlioletta, di alcuni clienti e del personale del discount. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov ma è stato inutile.

Abitava da diversi anni a Castello di Cisterna, aveva un regolare permesso di soggiorno, lavorava come un mulo e amava la sua famiglia. Questa era la vita che Anatolij Korov con la moglie avevano scelto lontano dal suo Paese. Il suo sogno era vivere in Italia, a Castello di Cisterna per costruire un futuro diverso per i suoi tre figli. Allevarli nell’esempio di una vita vissuta nel rispetto delle regole contro le ingiustizie e nella solidarietà. Speranze e propositi fermati con immane violenza a revolverate da due infami. Ma non solo da loro.

Mette i brividi il gesto altruistico di Korov. Uno straniero. Uno venuto a “rubare il lavoro” agli italiani dice la vulgata razzista-fascista-populista. Un migrante. Uno che non conta niente. Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare. A noi – professionisti – del girare la faccia da un’altra parte, a noi esperti del far finta di niente e dell’omertà di coscienza davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio. Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. E’ così. I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle  meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami. E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia.

Ma cosa fare? Come fermare questa violenza inaudita? Lo scrivo e lo riscrivo da sempre : se il meridione d’Italia resta abbandonato a se stesso non basteranno eroi civili come Anatolij Korov per salvarlo. Qui è come ai tempi del terremoto: “Fate presto”. Gli onesti anche i più ostinati, i più combattivi, quelli che non hanno il torcicollo: di fronte al sacrificio di Anatolij Korov e di tanti come lui in coro sussurreranno convinti anche loro: “Perché non si è fatto i cazzi suoi???. Se l’è cercata”. Occorrono segnali inequivocabili e di durezza di uno Stato che deve fare lo Stato fino in fondo. Il pensiero corre alla tanto amata famiglia di Korov, non bisogna lasciarli soli. E’ il minimo per ringraziare Anatolij Korov e lavarsi la coscienza.