Bracciante pakistano trovato morto, ipotesi omicidio. Il viaggio verso l’Italia e i soldi da restituire. Il sindaco di Manfredonia sul ghetto: “Ritroviamo l’umanità”
Era scomparso da una settimana. Le ricerche di Sadam Houssain, 32 anni, cittadino pachistano e bracciante agricolo, si sono concluse con il ritrovamento del suo corpo nel portabagagli della sua automobile, in una zona non lontana dal ghetto della pista, la baraccopoli abusiva situata a Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia, sorta sulle ex piste di un aeroporto militare che “ospita” migliaia di braccianti agricoli stranieri in condizioni di degrado.
A segnalare il ritrovamento alla comunità locale e al sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, è stata la stessa comunità pakistana che nei giorni scorsi aveva denunciato la scomparsa del giovane. A dare l’allarme, secondo le prime informazioni, sarebbero stati alcuni cittadini stranieri che hanno riconosciuto l’auto e hanno avvertito i carabinieri.
Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione. Le cause della morte non sono ancora state accertate e sarà l’autopsia a fornire elementi decisivi. Ma gli investigatori, che stanno lavorando a 360 gradi, ritengono al momento molto probabile l’ipotesi di un omicidio. Anche la posizione del corpo, nascosto nel bagagliaio dell’auto, rappresenta uno degli elementi sui quali si concentrano gli accertamenti.
I carabinieri stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita dell’uomo, i suoi spostamenti, le persone frequentate e le eventuali ragioni che potrebbero aver portato alla sua morte. Non è ancora chiaro quando sia stato ucciso né dove sia avvenuto il delitto.
Il viaggio verso l’Italia e i soldi da restituire
Tra gli aspetti della sua vita che potrebbero essere approfonditi c’è anche la situazione economica legata al suo percorso migratorio. A sollevare questo elemento è stato il sindaco La Marca, che ha raccontato come il giovane fosse arrivato in Italia dopo un viaggio lungo e difficile, sostenuto economicamente dalla propria famiglia.
Secondo il primo cittadino, Sadam “doveva presto restituire i soldi che i familiari hanno raccolto per pagargli il viaggio”. Si tratta, al momento, di un’ipotesi legata alla sua condizione personale e non di un movente accertato dagli investigatori, che stanno ancora cercando di capire chi abbia ucciso il 32enne e per quale ragione. La possibile presenza di un debito contratto per affrontare il viaggio verso l’Italia potrebbe dunque entrare tra gli elementi da verificare, ma non ci sono al momento indicazioni ufficiali che colleghino questa circostanza alla morte di Sadam.
Il giovane aveva ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale e lavorava nelle campagne del Foggiano. Viveva nel ghetto di Borgo Mezzanone, uno degli insediamenti informali sorti nelle campagne della provincia, dove trovano alloggio molti lavoratori stranieri impiegati nella raccolta agricola.
È proprio sulle condizioni di vita dei braccianti che il sindaco di Manfredonia concentra una parte della sua riflessione. La Marca descrive Sadam come uno dei tanti lavoratori arrivati in Italia con l’obiettivo di sostenere se stessi e le proprie famiglie, costretti però a vivere in una situazione di forte marginalità. “Ha accettato di tutto pur di risanare il proprio debito: anche di vivere in quella baraccopoli, che è diventata la sua prigione e poi la sua tomba”, ha affermato il sindaco, chiedendo che sulla morte del giovane venga fatta piena luce.
La baraccopoli da superare
La morte del bracciante, che essa sia violenta come appare oppure no, riporta inoltre l’attenzione sul futuro del ghetto di Borgo Mezzanone. “Nei giorni scorsi ero a Roma, al Ministero del Lavoro, con il Comune di Foggia, Prefetto e Regione Puglia per condividere insieme un percorso che, da qui a cinque anni, dovrebbe portarci al superamento di quel ghetto, di quell’ inferno. Abbiamo tutti piena coscienza che, di fronte ad un problema così complesso, occorrono risposte e percorsi diversi e complessi, in cui ognuno deve fare la sua parte: il Governo, la Regione, gli enti locali, le organizzazioni, ma una cosa è certa – si legge nel post su Facebook del primo cittadino – l’ uomo e la sua dignità non possono continuare ad essere merce di scambio di un gioco di interessi e di poteri. A tutta la comunità Pakistana e ai familiari di Sadam esprimo le nostre condoglianze e vicinanza. La morte di Sadam non può essere un prezzo da pagare, ma chiede giustizia, verità. Chiede l’ impegno di tutti per una dignità che va difesa, umanità che deve essere ritrovata“.