Alfonso Sabella, magistrato e assessore alla Legalità del Comune di Roma, è in viaggio e parla mentre attraversa il confine tra Serbia e Romania. Sta passando la dogana: “Hanno provato a fregarmi – dice –. Volevano 400 euro per farci continuare il viaggio millantando una fantomatica tassa di circolazione. Li ho minacciati di contattare l’ambasciata e così hanno cambiato idea. Altrimenti ci avrebbero bloccato”.

Assessore Sabella, invece qui vogliono impedire al Fatto Quotidiano di fare la sua festa all’Isola Tiberina perché non vogliono che siano lette le intercettazioni di Mafia Capitale. Dicono che si potrà fare solo se ci sarà anche lei.
Non so assolutamente nulla di questa storia. Ma proprio zero. L’ho letta dai giornali e ne sono rimasto sorpreso.

Il direttore del Festival del cinema, Giorgio Ginori, dice che lei era d’accordo.
Non conosco questo signor Ginori, non ne ho mai sentito parlare.

E allora perché lui pretende che lei ci sia?
Non ne ho idea. Posso solo ipotizzare che avesse paura che l’iniziativa si trasformasse in un attacco alle istituzioni. Lo ripeto: non lo conosco, ma ipotizzo che sia questo il motivo. Ovviamente non sono d’accordo con questo veto. Sono voltairiano.

In che senso?
Posso non condividere un’idea, ma credo sia sacrosanto lasciare la libertà di esprimerla. Che poi, in questo caso, non è neanche di idee che si parla. Si tratta di intercettazioni, frasi e dati oggettivi. È sacrosanto per i giornalisti volere che il proprio pubblico e i propri lettori le conoscano così come sono, volere che le ascoltino in modo diretto e asciutto. Rispetto la libertà di espressione, rispetto il vostro giornale e il lavoro che fate.

Cos’è stata Mafia Capitale per Roma?
Una iattura, una sfortuna. Mafia Capitale è stata la dimostrazione che la corruzione, la banalissima eppure pericolosissima corruzione, può da sola creare un humus terribile, una base fertile di malavita da cui si può autogenerare una vera e propria organizzazione mafiosa. Invece di diventare antagonista dello Stato, di affrontare le difficoltà per scavalcarlo, di insinuarsi nelle sue pieghe come succede di solito, la mafia se l’è comprato. E glielo hanno permesso.

Ginori vorrebbe che lei fosse il protagonista di un contraddittorio.
Per carità. Non vorrei mai essere il centro di un contraddittorio sulle intercettazioni di Buzzi e Carminati. Al massimo potrei dare una mia opinione, dire cosa ne penso, ma niente di più. Lo ripeto: far ascoltare al pubblico le intercettazioni è una scelta. E in quanto tale deve essere rispettata.

Dirà qualcosa a Ginori?
Come ho già detto, non lo conosco. Non so se un giorno lo incontrerò, ma se dovesse succedere gli spiegherò che sono lusingato della fiducia che evidentemente ripone nei miei confronti, della considerazione che ha per me. Ma anche che non ho nulla in contrario alla libera manifestazione del pensiero. Ancora meno a una libera rappresentazione di informazioni oggettive e già ampiamente diffuse.

di Virginia della Sala

da Il Fatto Quotidiano del 23 agosto 2015