La polizia thailandese ha emesso un mandato d’arresto contro un “giovane straniero” sospettato di essere l’attentatore al santuario induista Erawan di Bangkok, di cui è stato diramato un identikit anche se non è stata specificata la nazionalità. Ma gli investigatori sono sulle tracce di altri giovani che appaiono nel video, con una maglietta rossa e una bianca. Perché, è convinto il capo della polizia Somyot Poompanmoung, l’attentatore non ha agito da solo ma è stato supportato “da una rete“. Nella strage del 17 agosto sono rimaste uccise 22 persone, 123 sono rimaste ferite. Tra queste non c’è nessun italiano, ha fatto sapere la Farnesina con una nota.

Il ricercato sarebbe il giovane, ripreso in un video, con capelli mossi, maglietta gialla e occhiali che entra nel santuario con uno zainetto in spalla alle 18:52 di lunedì scorso. In un’immagine successiva, il ragazzo viene immortalato mentre esce dal complesso questa volta senza zaino. Tre minuti dopo l’esplosione della bomba. Nel video, per quanto sgranato, gli altri due ragazzi – adesso ricercati – sembrano far spazio al giovane con la maglietta gialla che poi lascia lo zaino a terra. Successivamente, si soffermano per una decina di secondi coprendo l’ultimo arrivato. La coppia di sospettati si allontana poi insieme, mentre il giovane contro cui è stato emesso il mandato li segue pochi secondi dopo e si allontana da solo, senza lo zaino.

Ma per arrivare a una svolta investigativa le forze dell’ordine hanno offerto l’equivalente di 25mila euro per  avere informazioni sull’autore o gli autori dell’attentato. Intanto sono stati interrogati alcuni cittadini stranieri. Rimane però un altro nodo da sciogliere, quello del movente della strage. Non c’è ancora stata nessuna rivendicazione, ma al momento quella che sembra essere la pista prediletta dagli investigatori condurrebbe a una possibile vendetta degli uiguri, la minoranza musulmana turcofona in Cina, per il rimpatrio forzato di 109 di essi dalla Thailandia avvenuto a luglio. La minoranza subisce repressioni in Cina e si stima che siano migliaia gli uiguri fuggiti all’estero.

Secondo il Bangkok Post, inoltre, l’intelligence thailandese aveva informazioni su un possibile attacco contro obiettivi cinesi a Bangkok dopo l’11 agosto. Il santuario Erawan è infatti particolarmente frequentato da turisti cinesi, e finora tra i morti dell’attentato identificati sei sono cinesi. Nessuna vittima invece nell’esplosione avvenuta a 24 ore di distanza in acqua, nei pressi del molo Sathorn, sul fiume che attraversa la città, sotto il ponte Saphan Taksin, a circa 4 chilometri dal santuario Erawan. In entrambi i casi, rileva la polizia, si è trattato di un ordigno ricavato da un tubo di ferro imbottito di esplosivo (pipe-bomb).

Intanto il santuario Erawan ha riaperto al pubblico. Il piccolo altare induista, situato in un angolo del centralissimo incrocio Ratchaprasong, è stato visitato dalle 9 di mercoledì da alcuni thailandesi e dai primi turisti, con dei fiori in onore delle vittime. Sulla statua dedicata a Phra Phrom (la versione thailandese di Brahma) sono ancora chiaramente visibili alcuni segni lasciati dall’esplosione. Le conseguenze per il turismo si iniziano a intravedere, e sono pesanti: cancellazioni di gruppi dalla Cina, ma anche da investitori giapponesi e di altri Paesi asiatici.

“Sincera solidarietà” è stata espressa da Papa Francesco in un telegramma al re di Thailandia Bhumibol Adulyadej per l’attentato. Nel telegramma, firmato dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, Bergoglio ha sottolineato di essere “profondamente rattristato” per quanto accaduto e assicura le sue preghiere.