“L’onda d’urto non mi ha centrato per poco. Ho visto gente piangere e persone sbudellate, scene davvero orrende”. A parlare è un turista italiano, Marco R., scampato all’attentato che a Bangkok ha ucciso almeno 19 persone e ne ha ferite altre 117. Cinque chili di tritolo nascosti sotto una panchina del celebre tempio induista di Erawan sono esplosi alle 18.55 locali – le 13.55 italiane – all’intersezione di Ratchaprasong, in una zona molto trafficata e frequentata dagli stranieri dove, oltre al santuario, si trovano anche hotel di lusso, centri commerciali e uffici.

Un attacco che per il ministro della Difesa thailandese, Prawit Wongsuwan, mirava a “distruggere l’economia e il turismo, perché l’incidente si è verificato nel cuore del distretto turistico”. I soccorritori hanno raccolto resti umani e corpi martoriati, in una Thailandia che per quanto sia abituata alle divisioni politiche da un decennio, non aveva mai visto un attacco simile. 

Tra le vittime – che secondo alcuni media locali sono 27 – ci sono anche tre cinesi, dieci thailandesi e un filippino e la Farnesina sta effettuando le verifiche necessarie per capire se fossero o meno presenti cittadini italiani. Tredici sono morti sul luogo dove è avvenuta la detonazione, mentre gli altri sono deceduti in ospedale. Dopo l’esplosione, la polizia – che nel corso della giornata ha più volte rivisto il numero di vittime e feriti – ha recuperato un circuito elettrico che potrebbe essere stato parte della bomba, trovato a circa 30 metri dal luogo dello scoppio e ha fatto saltare in aria un altro ordigno nella stessa zona. A seguito dell’attacco il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, il consiglio della giunta militare guidato dal primo ministro Prayut Chanocha, si è riunito d’emergenza e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, augurandosi che “i responsabili vengano consegnati alla giustizia”, si è detto “sconvolto”.

Il racconto del turista italiano – Marco R. (31 anni) ha raccontato all’Ansa di essere scampato per poco all’attacco. Era a bordo di un mototaxi e aveva appena svoltato a sinistra all’incrocio di Ratchaprasong, quando lo scoppio ha fatto inclinare il conducente quasi fino a cadere. “C’erano scene di caos“, ha detto il turista che, data la situazione politica thailandese, preferisce rimanere anonimo. “Le persone sono fuggite ed erano nel panico, mentre altri cercavano di rianimare inutilmente una persona gravemente ferita, era come se gli fosse passato sopra un gigante. Per il timore di un’altra bomba – ha riferito all’agenzia di stampa -, sono presto fuggito anch’io”.

Le ipotesi – “Chiunque abbia piazzato questa bomba è crudele e intendeva uccidere”, ha tagliato corto il capo nazionale della polizia Somyot Poompummuang. “Mettere una bomba in quel punto significa volere vedere un sacco di persone morte”. Ma in una Thailandia dove la struttura di potere è tradizionalmente opaca – e che da maggio 2014 è guidata dai militari dopo aver destituito il governo pochi mesi dopo la sua elezione – , le speculazioni sulle possibili responsabilità sono già ovunque, specie ora che il Paese è spaccato in due campi politici.

In realtà la Thailandia, scelta ogni anno da milioni di persone per le loro vacanze, non è mai stata attaccata dal terrorismo internazionale. Ma negli ultimi anni è stata oggetto di diversi attentati “minori” riconducibili alle divisioni politiche che logorano il Paese. In particolare la capitale è stata oggetto di attentati multipli, mai rivendicati, nella notte di fine anno 2006 (tre morti e oltre 30 feriti). Inoltre una guerriglia portata avanti dai ribelli separatisti musulmani di etnia malay nell’estremo sud – conflitto riconducibile a una matrice identitaria locale più che religiosa – ha causato più di 5mila morti in dieci anni con frequente uso di attentati esplosivi. Ma non è mai arrivata fino a Bangkok.

L’anno scorso infine, prima dell’ultima presa di potere in maggio da parte dei militari, ordigni erano esplosi tra la folla che manifestava contro il governo: decine i feriti, tre le vittime. Anche in questo caso nessuno si era assunto la paternità degli attentati, lasciando aperte tutte le ipotesi.

Un numero sempre maggiore di analisti collega però la ormai decennale crisi politica thailandese alla monarchia e alla questione della successione dinastica. Re Bhumipol (87 anni, sul trono dal 1946) per motivi di salute è sempre più assente dalla vita pubblica del Paese e non sembra più in grado di garantirne l’equilibrio. Inoltre molti ritengono che l’erede al trono, il principe Vajiralongkorn, non abbia né il carisma né la statura politica del padre.

Da ciò l’ipotesi che il sanguinoso attentato di oggi costituisca un attacco “esemplare” alla monarchia. Proprio ieri infatti (e proprio a Bangkok) il principe era salito alla ribalta guidando migliaia di ciclisti in una lunga pedalata attraverso le vie della capitale, per festeggiare l’83mo compleanno della madre, la regina Sirikit. Una uscita pubblica inedita che potrebbe aver scatenato un’altrettanto inedita, sanguinosa risposta di comunque per ora ignoti attentatori.

Il tempio di Erawan – E’ stato costruito nel 1956 per allontanare la sfortuna dai lavori di costruzione dell’Erawan hotel, in un quartiere di grandi alberghi e centri commerciali. A quanto riferiscono i siti sulle attrazioni turistiche della capitale thailandese, fu un astrologo a consigliare la costruzione del tempietto dopo una serie di contrattempi che ritardavano i lavori, fra cui la perdita di un carico di marmo italiano.

Il tempietto ospita una statua ricoperta di lamina d’oro di Phra Phrom, la rappresentazione thailandese del dio hindu Brahma, con quattro facce e sei braccia. Fra le attrazioni turistiche di Bangkok, il sito è venerato sia da buddisti che hinduisti, che portano ghirlande di fiori e candele. Spesso vi si esibiscono davanti compagnie di danza thailandesi, assoldate da fedeli che hanno chiesto una grazia particolare. Nel 2006 uno squilibrato armato di martello distrusse la statua e fu poi picchiato a morte da alcuni presenti. La statua fu poi ricostruita entro due mesi.