Il soccorso promesso dalle cooperative rosse del Nordest non è bastato per calmare gli animi dei soci prestatori di Coop carnica, ammessa al concordato preventivo lo scorso aprile. Anzi. La tensione intorno ai casi di “risparmio tradito” nel mondo cooperativo del Friuli Venezia Giulia è alle stelle e sta coinvolgendo ormai i vertici della Regione e le maggiori associazioni nazionali di rappresentanza del comparto. L’ultimo sviluppo è una denuncia per associazione a delinquere presentata da un centinaio di soci nei confronti degli ex vertici delle Coop Operaie di Trieste (anch’esse in concordato), degli organi di vigilanza di Legacoop e Confcooperative ma anche del vicepresidente del Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello, numero due di Debora Serracchiani. Le grandi centrali cooperative tremano, anche perché in regione stanno da qualche tempo circolando volantini che invitano i consumatori a “ritirare i risparmi dai libretti”. Una minaccia non da poco, considerato che quella forma di finanziamento vale per l’universo cooperativo italiano oltre 11 miliardi.

I soci di CoopCa attaccano il cda – A Udine è in corso un’inchiesta per falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio a carico dell’ex cda di Coop carnica e di tre revisori dei conti. Ma intanto i soci si stanno scontrando frontalmente con i vertici della cooperativa: pochi giorni fa hanno votato a favore dell’azione di responsabilità nei loro confronti e bocciato il bilancio 2014, chiuso con una perdita di 43 milioni e un patrimonio negativo per 31. Bilancio su cui il collegio sindacale – il cui presidente Giancarlo Veritti è tra gli indagati per il dissesto – scrive di “non essere in grado di esprimere un giudizio compiuto”. Non solo: dopo aver detto no alla messa in liquidazione della cooperativa, hanno nominato un consiglio di amministrazione parallelo di loro fiducia. Il cda in carica ha risposto con un ricorso e venerdì il tribunale di Trieste ha nominato commissari liquidatori tre dei consiglieri di nomina più recente, Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni.

Le accuse del consigliere: “I soci hanno arricchito la concorrenza” – Una scelta che promette di aprire la strada a nuove contestazioni da parte dei soci visto che Rizza, cooptato nel cda a gennaio su indicazione della Regione, due settimane fa li ha attaccati sostenendo che “le perdite dell’azienda ci sono anche perché solo il 7% dei prestatori nel 2014 ha fatto la spesa in CoopCa” e “se si è prestatori non si va ad arricchire la concorrenza“. Accuse irricevibili per le 3mila persone che hanno in tasca libretti di prestito sociale della coop e in base al piano di concordato rivedranno nella migliore delle ipotesi tre quarti del loro credito, in tutto quasi 27 milioni di euro. Peraltro non prima del 2018 e solo a condizione che si riescano a vendere con introiti adeguati tutti gli attivi aziendali, a partire dai punti vendita, e che rimangano abbastanza soldi dopo aver soddisfatto i creditori privilegiati.

Il soccorso di Coop Nordest – Davanti a questi campanelli d’allarme, le altre cooperative serrano i ranghi. Paolo Cattabiani, presidente di Coop Nordest, durante l’ultima assemblea generale ha osservato che è “la prima volta che delle coop di consumo mettono in dubbio la restituzione del prestito sociale”. Un precedente pericoloso. Ecco perché poco dopo le Nordest hanno messo in campo un piano di intervento su due fronti. Da un lato hanno acquisito 11 punti vendita di Coop Operaie, compresi i 278 dipendenti, e sette di Coop Ca. Dall’altro, in cordata con Coop Adriatica e Coop Estense, hanno deciso di rifondere a chi ha depositato i propri soldi nei libretti di risparmio di Coop Ca fino al 50% della somma. Un “intervento solidaristico“, così è stato definito, per il quale sono stati stanziati 13 milioni di euro.

I dubbi sulla “elargizione liberale” ai prestatori di CoopCa – Il progetto è di versarli ai soci in tre tranche, una quest’anno, una nel 2016 e una nel 2017. Prima, dunque, della fine del piano di concordato, il cui orizzonte è il 2018. Peccato che non sia chiaro come questa elargizione si concili con il piano stesso: “Di solito”, spiega l’avvocato Francesca Bogoni dello studio Macchi Di Cellere Gangemi, specializzata in diritto fallimentare, “questi atti di liberalità vengono inseriti nei concordati sotto la forma di finanza esterna. In tal modo l’apporto non è soggetto al divieto di alterare la par condicio tra i creditori. Invece l’intervento per i prestatori di Coop Ca è stato deciso ex post dopo l’approvazione del piano: il rischio è che risulti alterato il principio per cui a decidere è la maggioranza dei creditori sulla base della proposta di concordato della società”.