Fare a meno degli chef, per fortuna, sarà difficile. Di sicuro nei prossimi anni non sarà così strano vedere in qualche cucina una stampante 3D che sforna alimenti o anche qualche piatto più complesso. Anche in questo campo la tecnologia fa passi da gigante dando largo spazio alla fantasia. The Ripple Maker è una stampante ideata da una startup israeliana che utilizza infatti polvere di caffè al posto dell’inchiostro. Solo che le foto, anche prese dal web, è capace di riprodurle sulla superficie di una bevanda calda nel giro di pochi secondi. Il barista abile nel disegnare un cuore sopra un cappuccino deve arrendersi. Però ogni giorno potrà riprodurre qualcosa di differente per i suoi clienti che magari inizieranno la giornata con un sorriso. L’idea offre largo spazio a esperti di marketing, mentre Lufthansa, la compagnia aerea tedesca, sembra abbia già prenotato qualche stampante.

Se hanno avuto successo lattine di Coca Cola e barattoli di Nutella con il nome del cliente può esserci grande spazio sul mercato per Ripple Maker anche se i costi sono di mille dollari per la macchina più 75 dollari mensili per il servizio di stampa. Più avveniristico e foriero di sviluppi più interessanti è The Cultivator, un progetto open source dell’Università di Scienze Applicate Schwäbisch Gmünd che in base alle preferenze dell’utente produce fette di carne partendo da cellule muscolari e pelle. The Cultivator è ancora un prototipo, i suoi ideatori parlano di un arco di sviluppo ancora lungo che può andare ben oltre i dieci anni, ma il cibo sintetico è un filone che prende piede anche perché, soprattutto per la carne, potrebbe essere di aiuto rispetto alle tematiche ambientali.

Molto più reale è il progetto di Natural Machine, una società spagnola che ha ideato Foodini una stampante 3d che partendo da cibi naturali è in grado di creare piatti di una certa complessità. Simile a un forno a microonde, Foodini lavora con più ingredienti in contemporanea che devono essere ridotti allo stato liquido. A questo punto si sceglie la ricetta tramite il display touch screen e in una decina di minuti il piatto di pasta è pronto. Il progetto sembra geniale, ma la prima campagna di finaziamento su Kickstarter non è andata a buon fine rimandando così il lancio che dovrebbe arrivare in questi mesi al prezzo di un migliaio di euro. Se lasciate la vostra mail sul sito vi avviseranno quando Foodini sarà presentata sul mercato. Il modello in arrivo è solo il primo passo di un progetto che prevede una stampante in grado di cuocere il cibo e più avanti anche la possibilità di ordinare la cena tramite smartphone.

L’Olanda, un paese non particolarmene famoso per il cibo, sta lavorando molto sulla stampa 3d per l’alimentare. Edible Growth è infatti un progetto della food designer olandese Chloé Rutzerveld che punta a unire la stampa tridimensionale a organismi viventi. In una struttura sferica di pasta inserisce una sostanza gelatinosa commestibile che deriva dalla lavorazione delle alghe. Grazie a questa sostanza crescono semi e spore e nel giro di pochi giorni il tutto sarà commestibile. Il progetto, ancora nella fase iniziale, vuole esplorare nuovi territori per l’utilizzo della stampa nel settore alimentare ed è realizzato in collaborazione con Tno (The Netherlands organisation for applied scientific research) dove un gruppo di ricercatori ha iniziato una collaborazione con Barilla.

La pasta si presta particolarmente all’utilizzo della stampa 3d e nel tempo la velocità delle macchine è aumentata rapidamente passando da venti minuti per un singolo pezzo di pasta ad arrivare vicino ai due minuti per l’intero piatto. Dopo anni di ricerche è partito anche un concorso per ideare nuovi formati al quale hanno partecipato 530 candidati con 216 progetti. Alla fine hanno vinto rose, vortici e lune. Ma il percorso è appena inizato, già si pensa a ristoranti dove ordinare con lo smartphone il formato di pasta o negozi specializzati nella pasta fresca dove non si farà mai la coda. Anche l’ordine arriverà online.