Negli anni scorsi era stato declassato dagli astronomi da pianeta a pianeta nano. In queste ore il nostro vicino di universo più lontano nel Sistema solare, Plutone, si prende la sua rivincita. Una sonda della Nasa lanciata nel 2006, pochi mesi prima che il corpo celeste perdesse il proprio status di pianeta, dopo un viaggio lunghissimo durato 9 anni e quasi 5 miliardi di chilometri, sta ormai per raggiungerlo. Il suo nome, “New Horizons”. Si tratta, infatti, del primo incontro ravvicinato di un messaggero umano con Plutone, l’unico grosso corpo celeste del Sistema solare a non essere ancora mai stato visitato da una sonda.

A differenza di Rosetta, però, sbarcata l’anno scorso sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, questa navicella costruita dall’uomo non si poserà su Plutone. Farà un passaggio radente, gli esperti lo chiamano “flyby”, per poi proseguire la sua esplorazione ai confini del Sistema solare, verso la fascia di Kuiper, la culla delle comete. Alle 13:50 (ora dell’Europa centrale) del 14 luglio New Horizons sarà alla minima distanza da Plutone, 12.500 chilometri (sul canale streaming della Nasa è possibile seguire i briefing degli scienziati sulla missione). Un’inezia in termini astronomici, se si pensa che la Luna orbita a circa 400mila chilometri dalla Terra. Sfreccerà accanto a Plutone a circa 50mila km/ora, scattando immagini a colori con una risoluzione di un pixel per 500 metri.

Un’attesa lunga un decennio
Ma il giorno in cui la Francia celebra la propria festa nazionale la sonda trasmetterà molto poco. Sarà, infatti, impegnata a raccogliere dati con i suoi sette strumenti scientifici, come la camera “Long range reconnaissance imager” (Lorri), o il rivelatore di polveri “Sdc” (Student dust counter) che, come dice il nome stesso, è stato costruito da studenti. Solo il giorno dopo, quando in Europa sarà notte fonda, un primo segnale radio della sonda dovrebbe giungere a Terra, dopo un viaggio di circa cinque ore alla velocità della luce, per confermare che New Horizons è sopravvissuta all’incontro con Plutone e i suoi satelliti.

Gli astronomi attendono da un decennio questo segnale. Nei giorni scorsi un brivido ha percorso le loro schiene. Per un’ora e 21 minuti, infatti, un’anomalia – per fortuna risolta – ha fatto perdere i contatti con il centro di controllo presso l’Applied physics laboratory della Johns Hopkins University, nel Maryland. La Nasa ha fatto sapere che il problema era stato causato da un conflitto originato nel computer generale fra i comandi ricevuti e le attività che stava svolgendo in quel momento. “Siamo molto soddisfatti di come New Horizons ha risposto all’anomalia”, ha affermato Jim Green, direttore di scienze planetarie della Nasa. Un sospiro di sollievo che, però, non allontana del tutto la tensione di queste ore, aumentata dalla grande distanza che separa la Terra dalla sonda New Horizons. Se dovesse, infatti, verificarsi un nuovo inconveniente, gli esperti della Nasa non avrebbero il tempo di effettuare correzioni dell’ultimo minuto, dato che i segnali impiegherebbero ore prima di arrivare a destinazione.

Plutone e Caronte: due mondi ghiacciati
Dopo la luce verde della sonda, inizierà l’invio dei dati scientifici e delle prime immagini ravvicinate di Plutone e Caronte, la principale delle sue cinque lune. Tutte le istantanee saranno pubblicate on line su un sito dedicato, gestito dalla Nasa e dall’Applied physics laboratory della Johns Hopkins University. Plutone e Caronte sono due mondi ghiacciati, che ruotano intorno a un comune centro di gravità, come due pattinatori che si tengono per mano. “I due oggetti sono stati insieme per miliardi di anni, nella stessa orbita, ma sono totalmente differenti – spiega Alan Stern, del Southwest research institute di Boulder, nel Colorado, “principal investigator” della missione -. Caronte, ad esempio, a differenza di Plutone, non ha un’atmosfera propria e la sua superficie ha un aspetto diverso”.

Ancor prima di raggiungere la propria destinazione, però, New Horizons ci ha già fornito preziose informazioni su questo lontano abitante del Sistema solare. A partire, ad esempio, dal suo aspetto. La sonda ha, infatti, confermato che il Sistema solare ha un altro pianeta rosso. A differenza di Marte, però, la colorazione di Plutone, non è dovuta al ferro ossidato, cioè arrugginito, ma probabilmente a molecole di idrocarburi, che si formano quando la luce ultravioletta del Sole e i raggi cosmici interagiscono con il metano nell’atmosfera di Plutone e sulla sua superficie. “Il colore rossastro di Plutone era già noto da decenni, ma – chiarisce Stern – New Horizons ci sta adesso permettendo di associare la colorazione delle differenti regioni della sua superficie alla loro geologia e, presto, alla loro composizione chimica. Queste informazioni – aggiunge lo studioso – ci permetteranno di costruire sofisticati modelli al computer, per comprendere come Plutone si è evoluto fino a raggiungere il suo aspetto attuale”.

Istantanee dai confini del Sistema solare
Ma perché andare così lontano? Cosa può raccontarci questa missione sui confini del Sistema solare? New Horizons cercherà, innanzitutto, nuove lune di Plutone oltre alle cinque già note: Caronte, Stige, Idra, Cerbero e Notte, tutte con nomi legati all’oltretomba, trattandosi di satelliti di Plutone, signore degli inferi nella mitologia romana. Passando poi dietro il pianeta nano, la sonda osserverà il Sole mentre viene eclissato, e registrerà i segnali radio inviati da Terra. In questo modo, luce solare e onde radio attraverseranno l’atmosfera di Plutone e il modo in cui verranno alterate rivelerà dettagli nuovi della sua composizione chimica. Successivamente, New Horizons entrerà nell’ombra di Caronte, per cercare tracce di un’eventuale atmosfera sul satellite.

A bordo della sonda viaggeranno anche alcune testimonianze dell’esplorazione umana dello spazio, soprattutto oggetti legati a Plutone. Come un contenitore con le ceneri del suo scopritore Clyde Tombaugh, il primo a osservarlo nel 1930; un cd contenente i nomi di 434mila persone che si sono registrate nel 2005; una foto della squadra di tecnici che ha costruito New Horizons e un francobollo americano del 1991 con la scritta “Plutone: non ancora esplorato”. Una frase che, a partire dalle prossime ore, potrebbe ormai appartenere alla storia.