“Dopo 108 giorni non ho ancora ricevuto risposta”. Il senatore Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, attacca il governo Renzi che ancora non ha risposto alle sue interrogazioni sul caso di Vera Guidetti, la farmacista di 63 anni che a Bologna si è tolta la vita iniettandosi insulina dopo aver ucciso la madre. “Ho chiesto al presidente del Senato Pietro Grasso“, ha dichiarato, “di sollecitare l’esecutivo affinché venga data risposta a una mia interrogazione presentata il 18 marzo e successivamente riproposta il 5 maggio. Tema delle mie interrogazioni è l’indagine giudiziaria condotta dalla Procura di Bologna a proposito di vari reati tra i quali la ricettazione di opere d’arte”.

La donna il 9 marzo era stata sentita dal procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini come testimone, nell’ambito di un’indagine su un furto di gioielli. La donna è stata trovata morta l’11 marzo. In un biglietto aveva scritto che il pm non le aveva creduto e che l’aveva trattata come una criminale. Manconi sostiene che in una “pausa dell’escussione, durata un tempo lunghissimo e connotata, secondo alcune testimonianze, da un clima particolarmente pesante, la testimone accompagnava alcuni ufficiali di polizia giudiziaria nel proprio appartamento e consegnava loro della merce di origine considerata sospetta. A questo punto la posizione della farmacista era inequivocabilmente e radicalmente mutata, ma l’interrogatorio successivo avveniva, e per molte ore, senza la presenza di un difensore”.

Alle accuse ha risposto il procuratore di Bologna Roberto Alfonso: “Da diverso tempo, circa due mesi, la Procura di Bologna ha mandato al procuratore generale presso la Corte di Cassazione e al ministero della Giustizia una dettagliatissima relazione sui fatti e le carte del processo”. Alfonso ha spiegato che finora la questione “imponeva riservatezza” ma anche che adesso ha voluto “chiarire come stanno le cose: l’ufficio di Bologna ha fatto il suo dovere, in perfetta coerenza con le nostre abitudini”. Sia la relazione che gli atti processuali, ha aggiunto il procuratore capo, “sono nella disponibilità del Procuratore generale e del ministero. Null’altro avevamo da fare, né ci sono stati chiesti ulteriori adempimenti. Abbiamo mandato anche le carte del processo, in modo che possano verificare quanto scritto nella relazione e valutare la condotta dei magistrati”.