gender-scuolaIl recente dibattito sul gender, o per meglio dire, il recente festival che mette insieme paure e pregiudizi e un po’ di fondamentalismo cristiano, mi ricordava una scena molto divertente del film Il postino. Come tutti ricorderanno, Troisi va da Neruda per avere lezioni di poesia. Una delle lezioni riguarda le metafore, la loro forza, la loro efficacia.

Il postino-poeta usa le matafore per rendere la realtà più bella agli occhi suoi e della sua innamorata, ma la zia analfabeta della bella Cucinotta, che non ha mai sentito niente di metaforico, va dal grande poeta e si lamenta dell’insegnamento delle metafore, che hanno il potere di stregare la pia anima della nipote.

Tanti cattolici, in questi giorni e anche nella mia città, Venezia, mi ricordano questa zia. Si è parlato di gender come sinonimo di attentato sovversivo all’educazione dei nostri figli. C’era chi addirittura ha scritto, qui nella civile Venezia, che una delle direttive del gender, da applicare nelle scuole, è che l’insegnante si masturbi davanti ai bambini e li solleciti a fare altrettanto. Ovviamente ciò non ha senso, mica il Ministero della Pubblica Istruzione invita il corpo-insegnanti delle scuole italiane a commettere atti osceni davanti a un pubblico di minorenni!

Chi lancia questo tipo di accuse lo fa in malafede, e in questo caso la parola “fede” è doppiamente importante.

Come si può presumere dal nome e cognome, io non sono cattolico, e confesso che mi ha sempre stupito come in Italia a parlare dell’importanza della famiglia sono esponenti della Chiesa Cattolica che per scelta di vita non hanno né moglie né marito né prole.

La teoria del gender fa parte del pensiero critico sviluppato dal femminismo americano. Le studiose che hanno scritto su queste tematiche si sono occupate, ad esempio, della differenza di lettura di un testo letto da un uomo o da una donna, sostenendo che il gender tante volte può determinare la nostra lettura. Altre si sono misurate con la centralità dell’uomo (maschio) nel pensiero di Freud, e con tutta l’influenza che ha avuto questo dominio in altri campi del sapere. La teoria gender ci costringe a riflettere sul perché, anche nel XXI secolo, donne e uomini che svolgono la stessa attività professionale non percepiscano lo stesso stipendio, e come sia possibile che un datore di lavoro maschio possa chiedere con tranquillità a una sua futura dipendente se abbia intenzione di fare figli. Ci sono datori di lavoro che fanno firmare alle potenziali madri la loro lettera di dimissioni. Altro che family day!

Papa Francesco, che non ha pubblicato molti scritti della teoria gender, ha detto ultimamente cose molto chiare, che è meglio ripetere: non fate figli come conigli, e riferendosi al rapporto fra gay, lesbiche e la Chiesa cattolica, ha ribadito con umiltà: “Chi sono io per giudicare un omosessuale o una lesbica che vogliono avvicinarsi alla fede?”

Si può, con la stessa naturalezza, chiedere ai partecipanti della manifestazione romana: chi siete voi per dire qual è l’amore giusto di un essere umano e quale è la famiglia giusta in un mondo così fluido?