Decine di migliaia di posti di lavoro a rischio nei prossimi mesi. Per colpa di una norma “incerta” del Jobs act. Questo l’allarme lanciato da Carlo Dell’Aringa, docente di economia politica all’Università Cattolica di Milano e deputato Pd, che è stato sottosegretario al Lavoro del governo Letta. Il problema nasce dalle nuove disposizioni sull’abolizione dei co.co.pro e la stabilizzazione delle collaborazioni, contenute nel decreto attuativo sul riordino dei contratti: il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo e a giorni è attesa la firma del presidente della Repubblica che renderà il testo legge dello Stato.

Nel mirino ci sono due articoli del decreto. Uno abolisce i co.co.pro, fin dall’entrata in vigore del provvedimento: continueranno a esistere, ma solo fino alla loro naturale scadenza, i 545mila contratti già in essere, ma non se ne potranno attivare di nuovi. L’altro articolo, invece, riconduce le collaborazioni organizzate dal committente, con alcune eccezioni, all’interno del recinto del lavoro dipendente. Ma, secondo il professore, il decreto non agisce “in modo tale da rendere certa, sicura, definitiva, la distinzione tra le due figure” di lavoratore autonomo e subordinato. E questa incertezza, sostiene l’economista, non farà che disincentivare il ricorso ai contratti di collaborazione. Rendendo così ancora più precari gli attuali collaboratori.

“E’ difficile quantificare, ma credo che decine di migliaia di collaborazioni non saranno più attivate per timore di aprire un contenzioso“, spiega il professore. Insomma, il pericolo è che, una volta scaduto il co.co.pro, “chi non se la sente di instaurare di rapporti duraturi, nell’incertezza rinunci” ad attivare una nuova collaborazione. Una tendenza che, sottolinea il docente, sarà più evidente “nelle piccole imprese del terziario, nelle attività di ricerca e assistenza e tra i consulenti“, settori in cui i contratti a progetto sono più diffusi.

“Giusto l’obiettivo di delimitare lavoro subordinato e autonomo”, precisa Dell’Aringa, ma si poteva fare meglio. “Poteva essere fatto qualche sforzo in più per distinguere maggiormente, dal punto di vista giuridico, le fattispecie del lavoro dipendente e delle collaborazioni – ragiona l’economista – E si poteva prevedere un periodo di transizione più lungo, di due o tre anni, anziché abolire subito i co.co.pro”.

In questo quadro, come ha rilevato Il Sole 24 Ore, si inserisce anche la scelta di fare partire la sanatoria sulle collaborazioni “mascherate” solo a partire dal 2016: si tratta della possibilità di stabilizzare i collaboratori senza incorrere in sanzioni per eventuali irregolarità nel contratto. “Questo certamente è un altro elemento di disincentivo per il datore di lavoro, anche se non va esagerato – precisa il professore – Credo che il governo non abbia voluto concedere la sanatoria in questi mesi perché, oltre al beneficio della decontribuzione, non voleva dare quello dell’estinzione di eventuali illeciti”.

E a proposito dell’esonero contributivo previsto in legge di Stabilità, Dell’Aringa guarda già al 2016. “Bisognerà fare una politica graduale di uscita dalla decontribuzione – afferma l’economista – Dopo lo choc positivo della decontribuzione, il bonus non può essere tolto da un giorno all’altro. Il rischio è quello di un crollo delle assunzioni, una stasi pericolosa. Per le imprese, dopo avere fatto il pieno, poi ci sarebbe il nulla”.