Dalle sommarie informazioni testimoniali raccolte dai pm di Napoli nel corso delle perquisizioni di mercoledì una cosa sembra chiara: Claudio Lotito appare come un autentico padrone del pallone italiano. Sarebbe lui a tessere le fila con l’obiettivo di tenere in sesto la maggioranza attorno alla governance del calcio. Con un modus operandi che, sostiene la procura campana, avrebbe oltrepassato il lecito. Il puzzle messo insieme finora – e siamo solo all’inizio – è complesso e verte attorno alla presunta capacità di influenzare la distribuzione delle risorse al fine di indirizzare i voti delle società nell’assemblea di Lega Pro. Vale la pena chiarire che per compiere una estorsione, tentata (come ipotizzato dai pm nei suoi confronti) o riuscita, la vittima deve percepire il potere intimidatorio della persona che ha di fronte. Inoltre, gli inquirenti, stanno anche approfondendo se Lotito abbia ricevuto negli ultimi mesi trattamenti di favore in forza dei suoi rapporti con i massimi vertici della Figc.

Venti pc sequestrati, due anni di documentazione

La Procura ha acquisito la documentazione relativa agli ultimi due anni delle erogazioni dei fondi e ha sequestrato circa venti computer, fisicamente portati via dagli agenti della Digos durante la perquisizione nella sede della Figc e nell’abitazione di Lotito. Ed è forte il sospetto, anche se l’analisi documentale è appena iniziata, che i presidenti e dirigenti di società – a ilfattoquotidiano.it ne risultano sette – che hanno cambiato intenzioni di voto alla vigilia della assemblea di Lega Pro del 16 febbraio scorso, lo abbiano fatto in seguito alle pressioni di Lotito. Alcuni lo hanno già confermato a verbale, altri verranno sentiti nei prossimi giorni. E pare chiaro che i fondi della Lega Pro furono ‘sbloccati’ soltanto dopo la diffusione dell’audio della telefonata tra Iodice e Lotito, anche se la Lega Pro aveva annunciato alcuni giorni prima che le contribuzioni erano pronte.

L’ufficio di Lotito e la ‘clausola’

Lotito è inoltre l’unico consigliere federale che dispone di una stanza. Per la precisione, come appurato dagli inquirenti e riportato giovedì dall’Ansa, il presidente della Lazio e della Salernitana entra ed esce a piacimento dall’ufficio di Maurizio Beretta, presidente della Lega A e vice-presidente vicario della Figc. Secondo quanto trapela da ambienti investigativi, infatti, Lotito ha le chiavi e questa è una circostanza nota ai presidenti e ai dirigenti delle società calcistiche. Che anche in questo rinverrebbero le tracce del suo ‘potere’. Una forza – ed è un secondo filone dell’indagine – manifestata anche subito dopo la diffusione della telefonata con il dg dell’Ischia Pino Iodice ottenendo in tempi record la possibilità di denunciare il dirigente campano davanti alla giustizia ordinaria. “Lotito ha denunciato il dg dell’Ischia? Non aveva bisogno della deroga, perché è stato denunciato”, disse Tavecchio. Ma si scoprì poi che il numero uno biancoceleste aveva in effetti presentato una richiesta, approvata a tempo di record dalla Figc. A riguardo, i pm D’Onofrio e Capuano hanno ascoltato lo stesso presidente federale, l’avvocato Mario Gallavotti, consulente legale della Federcalcio, e Antonio Di Sebastiano, segretario della Figc che varcò per la prima volta la porta della federazione nel 1981 – come confermato a verbale – nelle vesti di autista. Quest’ultimo – secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it – avrebbe giocato un ruolo chiave nelle ore in cui veniva concesso a Lotito di denunciare Iodice.

Malagò: “Questione morale, ma non solo”

All’epoca intervenne anche il presidente del Coni Giovanni Malagò ponendo l’accento sulla differenza di velocità nel decidere sulla richiesta di deroga presentata da Lotito e quella avanzata a settembre dall’ad juventino Beppe Marotta, intenzionato a ricorrere in sede ordinaria proprio contro il presidente della Lazio che ne aveva sottolineato lo strabismo. E il numero del comitato olimpico giovedì ha parlato anche dei recenti sviluppi che vedono coinvolto Lotito, il cui legale ha annunciato che chiederà un incontro con i pm: “Se ci fosse un provvedimento della giustizia sportiva nei suoi confronti – ha affermato Malagò – penso sia interesse di tutti che faccia un passo indietro. È anche una questione morale”.

Twitter: @VincenzoIurillo e @andtundo