Dopo la botta, arriva la risposta. Nella querelle tra Claudio Lotito e Pino Iodice finisce anche il presidente della Figc Carlo Tavecchio, a causa della deroga concessa venerdì al presidente della Lazio per querelare per diffamazione il dg dell’Ischia. Il numero uno della Federcalcio e lo stesso Lotito sono stati infatti denunciati alla Superprocura del Coni da Iodice. Il dirigente campano ritiene Tavecchio responsabile di aver favorito il consigliere federale accordandogli l’ok per rompere la clausola compromissoria che vieta a un tesserato di querelarne un altro davanti alla giustizia ordinaria.

Sembra non dover finire mai lo scontro tra Lotito e Iodice nato nell’ambito della guerra che si sta combattendo in Lega Pro dopo la mancata approvazione del bilancio 2014. Nelle scorse settimane Iodice ha più volte accusato il presidente della Lazio e della Salernitana di averlo minacciato affinché supportasse Mario Macalli. E l’escalation di accuse è culminata nella diffusione di una telefonata tra i due nella quale Lotito faceva vanto della propria influenza negli ambienti calcistici ad ogni livello. Accuse dalle quali il consigliere federale si è difeso rivendicando il proprio impegno per migliorare il calcio italiano ma che, dopo il pressing di Coni e Governo, gli sono comunque costate la revoca delle delega per le riforme da parte di Tavecchio.

Ma proprio a margine del consiglio federale nel quale ha formalmente tolto la delega al suo grande elettore, il presidente della Figc è incappato in una gaffe che ha portato alla denuncia di Iodice. “Lotito ha denunciato il dg dell’Ischia? Non aveva bisogno della deroga, perché è stato denunciato”, aveva detto Tavecchio. Si è poi scoperto però che il presidente della Lazio aveva in effetti presentato una richiesta, approvata a tempo di record dalla Figc. Proprio su questo punto vuole vederci chiaro Iodice: perché Tavecchio ha detto in un primo momento che la deroga non serviva? Una domanda che si è posto anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, ponendo l’accetto sulla differenza di velocità nel fornire una risposta alla richiesta di Lotito e a quella di Beppe Marotta, che a ottobre aveva chiesto una deroga per procedere in sede ordinaria proprio contro il presidente della Lazio per le frasi poco eleganti sullo strabismo del dirigente juventino. Ma, dopo due mesi di attesa, si era anche visto negare l’autorizzazione da Tavecchio, nonostante il parere positivo (ma non vincolante) della commissione.