La realtà supera quasi sempre la fantasia. Ormai in Italia siamo ampiamente oltre il grottesco. Ieri, a Ballarò, hanno mostrato un passaggio in cui Renzi, citando Lula, diceva (testuale): “Senza allegria non c’è politica, ho visto troppa cupezza in questa campagna elettorale”. E già qui ti rendi conto che, in confronto a queste frasette da bacio Perugina, Jovanotti è Kierkegaard.

Ma c’è di peggio (c’è sempre di peggio). Dopo aver monologato goffamente come un Mister Bean sin troppo pasciuto alla direzione Pd, questa caricatura querula di politico che ha deciso – da solo – di essere Presidente del Consiglio, ha duramente rampognato i suoi: “Siete troppo deboli in tivù”. Lo racconta oggi Wanda Marra sul Fatto Quotidiano.

Tutti voi saprete come, per Renzi, la comunicazione sia più importante della notizia in sé. Lui la chiama ‘storytelling‘, arte della narrazione, che nel suo caso è debole come un jab di Patrizio Oliva paragonato a quello di Mike Tyson: “Noi siamo il bene”, “Chi ci critica è un gufo”, “Dovete guardare House of Cards”. Roba da asilo nido.

L’effetto di una tale pochezza tocca vette di provincialismo siderale, come è accaduto per la foto postata dall’account twitter di Palazzo Chigi che vedeva Renzi rimirar le montagne bavaresi con Obama e Merkel. L’effetto voleva essere. “Visto? Io sono così figo che siedo accanto a questi due qua”.

Ovviamente la foto era tagliata: in realtà, accanto a Obama e Merkel, c’erano anche tutti gli altri leader del G7. E quando si è scoperto, Renzi ha fatto un’altra figura da citrullone (con rispetto parlando).

Visualizzate però ora la scena di Renzi che critica le Rotta e le Ascani perché son troppo deboli in tivù. Visualizzatela bene: è memorabile, è sublime. Renzi ha detto alle sue droidi renzine e ai suoi paninari invecchiati che “non basta telefonare a Filippo Sensi per essere efficaci in tivù”. Filippo Sensi, per la cronaca, è lo spin doctor di Renzi. Quello che, nei talkshow, vorrebbe decidere tutto (lo ha raccontato benissimo Carlo Tecce sul Fatto). Quali sono i suoi meriti? Una presenza scenica da bauscia triste e la vicedirezione di un quotidiano, Europa, con più pagine che lettori. Un genio, insomma.

Io me li immagino, i dialoghi tra una droide renzina e Sensi prima di andare in tivù: “Chi c’è con te in tivù? Scanzi? Ah. Digli che si fa le lampade, così si incazza”. Oppure: “C’è Travaglio? Digli che nel ’77 si mise le dita nel naso a Torino e ancora non ha chiesto scusa”. “C’è Padellaro? Digli che ce l’ha piccolo, lo hanno detto anche a Youdem”. Un brainstorming di cervelli sublime. Renzi, che in tivù è “efficace” solo perché spesso parla da solo (o con Porro, quindi appunto da solo), deve accettare una realtà per lui triste: la sua classe dirigente è debole in tivù perché, molto semplicemente, non ha nulla da dire. Ma proprio nulla. E in tivù si vede. La Boschi, per dirne una, non apparirebbe convincente neanche dopo una cura Lodovico a base di Popper e Bauman. Infatti, rapportate a loro, le Meloni svettano e i Di Maio troneggiano. 

Renzi, però, ha già risolto il problema. Come si risolve questa pochezza televisiva? Semplice: imparando dall’Isis. Non è una battuta: l’ha detto davvero. “I video dell’Isis sono paccottiglia”, racconta questo genio contemporaneo, ma hanno “una straordinaria strategia di comunicazione”. Ecco: ora pensate alla Bonafè e alla Rotta che, prima di andare a Ballarò, si guardano tutta la produzione video dell’Isis per prepararsi. E poi chiedetevi cosa abbiamo fatto di male per meritarci una classe politica così.