Con una battuta si potrebbe dire che a Matteo Renzi converrebbe che il Pd in Campania perdesse. Il rischio è che con l’elezione a presidente di Vincenzo De Luca – “presentabile”, candidabile e però ineleggibile per la legge Severino – qualsiasi mossa faccia il presidente del Consiglio finisca per metterlo in un vicolo cieco. Sarebbe infatti il governo a far partire la procedura di sospensione del governatore, sostenuto in campagna elettorale dal segretario del Pd, cioè Renzi stesso. E se lo fa senza lasciare tempo a De Luca di nominare almeno un vice, la Campania rischia di finire paralizzata e le sue elezioni praticamente inutili. Se prende tempo, lasciando fare le nomine a De Luca (che quindi affiderebbe il governo regionale a un vice reggente in attesa di fare ricorso al tribunale) il capo del governo sarebbe accusato di conflitto d’interessi. Tutto questo mentre il caso De Luca arriva sul Financial Times, Renzi rivendica la legge anticorruzione (che ha delle falle, come sostengono i magistrati) e che “il Pd è legalità” e mentre la storia della lista degli impresentabili si è risolto con un pasticcio in commissione Antimafia.

“Credo che non ci sia un caso al mondo di democrazia che vede una persona che si candida per un ruolo che non può ricoprire”, afferma il presidente uscente di centrodestra, e candidato a un nuovo mandato, Stefano Caldoro. Caldoro cita “il virgolettato di Renzi per l’Italicum” e cioè che secondo il premier “la motivazione più forte per fare la legge elettorale era la sicurezza di avere un candidato premier poi eletto, così il giorno dopo si sa chi è il presidente del Consiglio”. Quindi il presidente ribalta l’affermazione sul caso Campania: “Io faccio lo stesso appello: noi il giorno dopo dobbiamo avere un presidente di Regione”. E se la road map renziana è quella di cui si parla, il ragionamento di Caldoro può essere allargato: gli elettori campani dovrebbero sapere prima chi è il vicepresidente che prenderebbe in mano le redini della Regione in caso di sospensione di De Luca.

L’affare è diventato più complicato dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha tolto ai Tar la competenza sui ricorsi alle sospensioni delle cariche elettive che scattano con la legge Severino affidandola ai tribunali ordinari, meno celeri nelle loro decisioni. Quindi è tutta una questione di tempi. Se De Luca domenica prossima verrà eletto presidente, dovrebbe essere sospeso appena proclamato: “La sospensione non può scattare – spiega all’HuffingtonPost David Ermini, responsabile Giustizia del Pd – prima che De Luca entri in possesso delle sue funzioni”. In Campania la seduta del consiglio regionale deve essere convocata nei primi 20 giorni dopo l’elezione. A quel punto potrebbe iniziare il conto alla rovescia perché si arrivi alla sospensione. Il presidente ha 10 giorni per nominare la giunta, vicepresidente compreso. Ma De Luca dovrà fare il prima possibile perché dopo la proclamazione inizierà l’iter della Severino, una specie di gioco dell’oca: la Procura segnalerà il caso di De Luca al prefetto che a sua volta avviserà il governo (i ministeri coinvolti sono quelli degli Interni e degli Affari regionali, tra l’altro vacante) che comunica la sospensione al prefetto che la notifica al consiglio regionale. 

Financial Times: “Campania mostra limiti poteri di Renzi”
Ma il caos Campania varca i confini nazionali. Sulla storia di De Luca infatti scrive anche il Financial Times: “Vincenzo De Luca – si legge – ha grandi piani se verrà eletto presidente della Campania il 31 maggio”. Il titolo dell’articolo è “Il voto in Campania mostra i limiti della portata di Renzi”, spiegato poi nell’articolo: “Relazioni opache tra figure politiche al Sud frenano l’influenza di Roma”. Il messaggio di trasformazione di De Luca, spiega il Ft, “ricalca la piattaforma portata avanti a livello nazionale dal primo ministro riformista Matteo Renzi”. Il Financial Times avverte tuttavia che “l’imminente voto in Campania ha messo in evidenza i limiti dell’influenza di Renzi al di fuori di Roma, dove i politici locali possono ancora appoggiarsi a personaggi sgradevoli e ad una rete di clienti estremamente difficili da smantellare”. Il sindaco di Salerno, scrive ancora il Ft, “rappresenta la tenacia di quel vecchio sistema”.

Renzi: “Questo è il Pd, è legalità. C’è chi la combatte a parole, chi con i fatti”

Renzi: “Il Pd è legalità”
In precedenza il presidente del Consiglio Renzi volando “più alto”, senza soffermarsi sulla questione De Luca. “Sento parlare di impresentabili, ma sulla legalità non prendiamo lezioni da nessuno – ha scandito da Perugia – Questo è il Pd, è legalità. C’è chi la combatte a parole, chi con i fatti”. E ha ricordato la legge anticorruzione approvata dal Parlamento: “Sento parlare di impresentabili, presentabili… Ma il Pd è il partito che ha fatto la legge anticorruzione con pene più dure di quelle che c’erano prima, ha fatto una legge per cui chi vuole patteggiare perché ha rubato, patteggia ma paga fino all’ultimo centesimo e fino all’ultimo giorno della sua pena. Ha rimesso il falso in bilancio, ha messo l’autoriciclaggio e ha fatto accordi con Svizzera e Vaticano per riportare i soldi in Italia facendo pagare le tasse, ha fatto legge sugli ecoreati. Questo è Pd, perché erano anni che queste leggi venivano vagheggiate, ispirate, sussurrate, noi le abbiamo fatte”.

De Luca: “Renzi ha detto che è un problema superabile”
Ma Renzi, in questa situazione, in effetti appare sempre più solo. Lo stesso De Luca, infatti, reagisce alla pronuncia della Suprema Corte come se il problema non fosse suo: il capo del governo, ha detto il sindaco di Salerno, “ha chiaramente definito la Severino un problema superabile, confermando che chi viene scelto dai cittadini, con un voto democratico, potrà tranquillamente governare”. Il presidente del Consiglio, esattamente due settimane fa, aveva detto: “Quando a De Luca si è consentito di partecipare alle primarie – ha aggiunto Renzi – si è preso atto che la norma è stata disapplicata a Salerno ma soprattutto a Napoli. Di fatto è un problema superabile”. Il problema, come ricorda il Corriere della Sera in un’analisi di Marco Demarco, è che non ha mai specificato come.

De Luca: “Hanno paura di perdere. Sono alla disperazione. Se la Cassazione stabilisce che la competenza è del tribunale ordinario per noi non cambia nulla”

“E’ strategia della confusione: hanno paura”
Non solo: la norma nel caso di Napoli e Salerno fu disapplicata dal Tar, in pochi giorni, mentre la Cassazione ora dà tutti i poteri ai giudici ordinari che – a prescindere dal merito – sono meno rapidi a decidere. De Luca ironizza: “Dibattito commovente, fantastico”. E derubrica la pronuncia della Cassazione a “nuovo episodio della strategia della confusione“: “Hanno paura di perdere. Sono alla disperazione. Se la Cassazione stabilisce che la competenza è del tribunale ordinario, piuttosto che del Tar, per noi non cambia assolutamente nulla”. Secondo il sindaco di Salerno è “tutto come prima. In casi precedenti, i giudici ordinari e quelli amministrativi sono arrivati alle stesse conclusioni, garantendo pienamente l’esercizio delle cariche pubbliche”.

Il precedente pugliese del “giudice ordinario”
De Luca dice che è tutto come prima perché nel merito lui e il Pd puntano molto, oltre alla tempistica su sospensione e ricorsi vari, sul precedente di un caso pugliese, quello di Fabiano Amati, ex assessore regionale in Puglia, reintegrato in consiglio regionale dopo la sospensione avvenuta per la condanna per tentato abuso d’ufficio. Il reintegro era avvenuto attraverso la pronuncia della corte d’appello di Bari, quindi un giudice ordinario.

Guerini: “La politica rifletterà su modifiche a legge”
Tutto questo, che come minimo è motivo d’imbarazzo dentro al Pd sembra il preludio a possibili modifiche alla legge Severino. “Si è aperto un dibattito in questi mesi – ha annunciato il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, parlando proprio da Napoli, epicentro della questione “impresentabili” – Credo quindi che chi sarà chiamato a intervenire su eventuali ricorsi dovrà lavorare, ma poi più avanti la politica dovrà riflettere sul tema”. Per Guerini, dunque, non ci sarà “nessun caos istituzionale, ma una legge decisa dal Parlamento in una fase particolare del nostro Paese che ha dei percorsi precisi”. Una “fase particolare” che però non sembra del tutto conclusa: proprio oggi 5 persone sono state arrestate per compravendita di voti.