Contrariamente agli annunci della Difesa, la spesa militare italiana non accenna a diminuire, in particolare quella per l’acquisto di nuovi armamenti. Da un approfondito esame delle cifre contenute nel nuovo Documento programmatico pluriennale della Difesa (Dpp 2015-2017), di cui il fattoquotidiano.it ha ottenuto una copia in anteprima – dove diverse pagine sono dedicate a lamentare i tagli di budget – risulta che le forze armate italiane – Carabinieri esclusi – ci costeranno anche quest’anno 17 miliardi di euro, di cui ben 4,7 miliardi per l’acquisto di aerei e navi da guerra, carri armati, missili e fucili: la stessa cifra spesa nel 2014. Per rinnovare l’arsenale bellico nazionale, il governo Renzi programma di spendere almeno 13 miliardi in tre anni, una cifra enorme che consentirebbe la restituzione integrale delle pensioni illegalmente decurtate da Monti.

La principale voce di spesa è come al solito quella per il personale della Difesa: oltre 10 miliardi se ne vanno infatti quest’anno in stipendi e pensioni per i 174.500 uomini e le donne di Esercito, Marina e Aeronautica, sempre più comandanti (oltre 90 mila tra ufficiali e sottufficiali) che comandati (circa 82mila i militari della truppa). Il processo di snellimento degli effettivi previsto dalla riforma Di Paola procede con grande lentezza (solo 1.382 dipendenti in meno rispetto all’anno scorso) e lo sblocco degli stipendi ha prodotto addirittura un lieve aumento della spesa totale, +1,6%. Altri 1,3 miliardi se ne vanno per la manutenzione di mezzi, armi, caserme e basi: pochi rispetto a quelli necessari, al punto che l’addestramento operativo – come si legge nel Dpp – è “finanziato in maniera pressoché esclusiva con le risorse provenienti dai provvedimenti governativi di sostegno delle missioni internazionali”, vale a dire i 900 milioni di euro del ‘Fondo Missioni’ del Ministero dell’Economia e della Finanze.

Mentre le già scarse risorse necessarie a far funzionare e mantenere in efficienza lo strumento militare calano di anno in anno (-10% rispetto al 2014 tenuto conto dei “programmi infrastrutturali”), grazie al crescente contributo del Ministero dello Sviluppo Economico alla Difesa, i soldi per comprare nuove sofisticate e costosissime armi non mancano mai – poco importa se poi non avremo risorse per mantenerle e farle funzionare, come nel caso della portaerei Cavour, sempre in rada perché mancano i soldi per il carburante (a pieno regime consuma 25mila litri l’ora).

Quest’anno il Mise ha sovvenzionato l’acquisto di armamenti con ben 2,5 miliardi di euro: quasi mezzo miliardo in più del 2014, il tanto che serviva ai nostri generali e ammiragli per coprire le minori disponibilità assegnate al ministero di Roberta Pinotti per il rinnovo dell’arsenale militare. Tranne gli F35, che rientrano nel budget della Difesa, i programmi militari più costosi risultano come di consueto finanziati dal Mise: integralmente per le fregate classe Fremm (513 milioni), il programma ForzaNEC per la digitalizzazione delle forze armate (235 milioni), la nuova flotta da guerra della Marina (176 milioni), gli elicotteri Hh101 (170 milioni) e i caccia da addestramento M346 (138 milioni); quasi integralmente per i cacciabombardieri Eurofighter (768 milioni su 781), i carri armati ruotati Freccia (317 milioni su 335), gli elicotteri Nh90 (77 milioni su 265) e l’ammodernamento dei cacciabombardieri Tornado (80 milioni su 88).

Infine, la cifra che più fa impressione, quella che il governo Renzi intende spendere solo in armamenti da qui al 2017: 13 miliardi di euro in tre anni. Ed è una previsione per difetto, perché le poste finanziarie 2016 e 2017 allocate su diversi programmi vengono definite di anno in anno, e per alcuni casi è facile prevedere un aumento. Uno per tutti: gli F35, per cui è stato deciso di non indicare alcuna previsione di spesa per i prossimi due anni, sui quali è però difficile ipotizzare poste finanziarie invariate – come in tabella – dato che Renzi e la Pinotti sono intenzionati a seguire l’originario programma incrementale d’acquisto che prevede altri 3 aerei per quest’anno (583 milioni), 4 nel 2016 (736 milioni secondo il Dpp dell’anno scorso) e 5 nel 2016 (a occhio altri 900 milioni).