Una mozione di sfiducia dopo le Regionali e la richiesta delle dimissioni di Roberta Pinotti. Sinistra Ecologia e Libertà parte all’attacco del ministro della Difesa, colpevole di aver “preso in giro gli italiani” promettendo un taglio al programma degli F35 che però non si è verificato. “Non c’è stato alcun taglio sulla spesa – hanno detto il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto,  e il deputato Giulio Marcon durante una conferenza stampa – anzi per rinnovare l’arsenale il governo ha in programma di spendere almeno 13 miliardi in tre anni”, come anticipato da IlFattoQuotidiano.it.

Sul taglio alla spesa per l’acquisto dei cacciabombardieri “il governo ha clamorosamente preso in giro gli italiani, non ha mantenuto gli impegni e ha imbrogliato il Parlamento”, ha aggiunto Marcon. “Il Parlamento ha potuto finalmente leggere il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa dove si scrive che per gli F35 la spesa prevista è ancora di 10 miliardi e che con queste risorse il programma sarà completato entro il 2027”. Una prospettiva che secondo il partito di Nichi Vendola tradisce la mozione approvata dalla Camera lo scorso settembre che chiedeva il dimezzamento della spesa globale. Alla luce di questo, Sel ha chiesto le dimissioni del ministro Pinotti, annunciando che “nei prossimi giorni raccoglieremo le firme per formalizzare e depositare la richiesta della Camera”.

“Non si capisce perché stiamo dentro il programma F35 che è un programma statunitense, mentre queste risorse dovrebbero essere messe sull’industria nazionale”, ha aggiunto Scotto, riferendosi alla possibilità che le spese militari in ricerca e innovazione possano portare benefici anche in campo civile, come è stato nel caso di internet. Con il programma F35 “abbiamo fatto un regalo alla Lockheed”. Nel complesso, continua il capogruppo Sel, L’Italia spenderà quest’anno 17 miliardi per la difesa, di cui 5 per armamenti, solo questi ultimi basterebbero “per coprire la restituzione ai pensionati della mancata indicizzazione in seguito alla legge Fornero. Non si capisce perché Renzi debba parlare di concessioni quando le risorse ci sono. Pensa più agli affari delle multinazionali che alle persone”.

“La scorsa estate Renzi criticò gli F35 al meeting degli scout di San Rossore – ha sottolineato Scotto – disse ‘la più grande arma per costruire la pace sono gli Eurofighter o gli F35, ma la scuola. Quando fai delle spese che sono inutili per il gusto di buttare via i soldi, ti senti piangere il cuore’. Ecco, solo chiacchiere e presa in giro visto che non ci sarà alcun dimezzamento della spesa globale”. In una scheda elaborata dalla Rete Italiana per il disarmo e diffusa da Sel, si evince, ad esempio, ha spiegato Scotto, “che se nel 2014 gli stanziamenti per F35 erano pari a 359,1 milioni di euro, nel 2015 si sale a 582,7“. “É uno schiaffo all’Italia – dice Marcon – ma la commedia delle bugie è finita visto che le carte sono state scoperte”. Sel, poi, chiama in causa l’assenza di trasparenza: “É scomparso il dettaglio sul programma degli F35, su come vengono spesi i soldi – continua Marcon – una situazione incresciosa, di assenza di responsabilità verso il Paese”.

M5S: “Pronti a tutto per cacciare la Pinotti”
“Al contrario di quanto predicato fino ad ora non c’è stato alcun taglio alla spesa militare – si legge in una nota congiunta firmata dai portavoce del M5S alla Camera e al Senato delle Commissioni Difesa – bensì un incremento, stimabile in circa 13 miliardi di euro nei prossimi tre anni per progetti d’arma”. “In particolare, sul dimezzamento degli F35 il governo ci ha riempito di bugie, prendendosi ancora una volta beffa degli italiani. Ebbene, qualcuno deve pagare e sappiamo chi è: il ministro Pinotti ha finito il suo tempo, deve andarsene, rassegni subito le dimissioni”, sottolineano, dicendosi “pronti a sostenere qualsiasi iniziativa volta a sollevare la Pinotti dal suo incarico”.

Ministero della Difesa: “Da noi massima trasparenza”
Una nota diramata in mattinata dal ministero della Difesa spiega che saranno 38 gli F35 acquistati dall’Italia fino al 2020, quelli “strettamente necessari a sostituire le capacità che saranno perse nei prossimi anni”. “Le azioni e le comunicazioni del ministro della Difesa sono sempre state improntate alla massima trasparenza, correttezza d’informazione e onestà d’intenti”, si legge ancora. Il governo “accrescerà gli sforzi per ampliare il ritorno industriale ed occupazionale correlato al programma” così “da ridurre ulteriormente il costo complessivo per il Paese”. Già oggi, infatti, “a fronte di un investimento totale pari a circa 3,5 miliardi di dollari, i ritorni industriali in termini di contratti acquisiti sono pari a circa 1,6 miliardi di dollari”.

L’acquisto dei “velivoli, si pone in grande riduzione sia rispetto ai 101 originariamente previsti per questo lasso di tempo, sia alle diverse ipotesi che erano state fatte nel corso degli ultimi anni”, continua la nota chiarendo come nel Documento Programmatico Pluriennale “di quest’anno si è posta grande cura nell’assicurare che gli sviluppi dei programmi nel triennio siano assolutamente coerenti con le indicazioni del Libro Bianco, mentre quelli di più lungo termine fanno riferimento agli elementi di pianificazione ad oggi noti e che potranno essere modificati in relazione alla predetta revisione”.

“Proprio riguardo alla volontà di dare precisa risposta alle mozioni della Camera dei Deputati – precisa la nota – è stata redatta, esclusivamente per il programma F-35, una scheda dettagliata che illustra le decisioni assunte per il breve e per il medio-lungo termine. La seconda, di medio-lungo termine, prevede una rimodulazione della pianificazione dell’intero programma per generare, fino al 2026, un’ulteriore efficientamento della spesa”.